Con Jumana Manna torna il programma di arte contemporanea all’Acquedotto romano di Napoli

Il palinsesto di arte contemporanea diretto da Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone nel sito archeologico nell’area Borgo Vergini – Rione Sanità è dedicato tra marzo e aprile 2022 a “Depositions”, uno studio del potere in connessione con la terra e la materia

Acquedotto Foto © Antonio Picascia
Acquedotto Foto © Antonio Picascia

Prosegue il programma di arte contemporanea: Underneath the Arches organizzato nel sito archeologico che conserva ciò che rimane dell’Acquedotto Augusteo del Serino nell’area Borgo Vergini – Rione Sanità, a Napoli. Diretto da Chiara Pirozzi e Alessandra Troncone, in collaborazione con l’Associazione VerginiSanità, il palinsesto artistico vede per la sua quarta mostra, fino al 30 aprile 2022, un intervento dellartista visiva e regista palestinese Jumana Manna (Princeton, 1987) dal titolo Depositions, che come i precedenti ospiti ha intrecciato la propria pratica con una più ampia riflessione su Napoli all’interno del suggestivo luogo espositivo.

Depositions Photo Jumana Manna
Depositions Photo Jumana Manna

IL PROGRAMMA DI ARTE CONTEMPORANEA UNDERNEATH THE ARCHES DI NAPOLI

Underneath the Arches è nato da una conversazione avuta nel 2017 con l’Associazione VerginiSanità che gestisce il sito archeologico dell’Acquedotto Augusteo, scoperto in anni recenti – come spesso accade a Napoli – per via di un crollo, alla base del Palazzo Peschichi-Maresca in via Arena Sanità”, racconta ad Artribune la co-direttrice del progetto, Alessandra Troncone. “L’associazione ha fatto un primo, grande lavoro di pulitura e sistemazione, l’acquedotto veniva dopotutto usato come cantina, e l’ha aperto al pubblico con visite guidate nel 2011. Poi hanno capito che l’arte contemporanea poteva essere uno dei grimaldelli per aprire lo spazio a un pubblico ancora più ampio”.

Così è nato l’attuale programma di arte contemporanea, che si pone come obiettivo quello di aprire un dialogo fra archeologia e arte contemporanea, avvicinando la cultura locale alle ricerche artistiche internazionali, valorizzando e promuovendo sia il patrimonio storico esistente sia la produzione contemporanea. “Il programma, per forza di cose, è site specific. È uno spazio bellissimo ma allo stesso tempo difficile, umido e fragile: una cosa che rende la sfida ancora più entusiasmante. Non è solo per ragioni logistiche, però, che non abbiamo voluto mostre preesistenti, è anche una scelta curatoriale: ci piaceva che gli artisti ragionassero sul sito, che è molto stratificato e presenta innesti di diversa natura, e sulla città di Napoli. Per questo abbiamo invitato artisti stranieri a venire in città e fare ricerca, trattenendosi in residenze che dobbiamo alla Fondazione Morra. Ciascuno si è interfacciato con la città in maniera istintiva, mutuando nelle opere le diverse suggestioni personali”, spiega la curatrice Chiara Pirozzi. Per i primi tre appuntamenti del programma, gli artisti invitati a partecipare a questo dialogo sono stati Arturo Hernández Alcázar (Città del Messico, 1978), Hera Büyüktaşçıyan (Istanbul, 1984) e Adrian Melis (L’Avana, 1985). Le voci straniere sono state coinvolte anche per una seconda ragione, di grande attualità nel panorama delle arti: la conservazione del patrimonio. “Noi siamo molto rigidi in Italia, cosa che spesso blocca le attività qui come a Roma, mentre altri Paesi non hanno questo tipo di relazione con l’eredità culturale. Abbiamo voluto confrontarci con artisti che avevano una visione diversa del patrimonio, al punto che ci chiedevano con nonchalance: ‘Possiamo bucare qui, no?’, e noi subito, ‘No no, qui no’”, ricorda Troncone. Raggiunto l’obiettivo iniziale di quattro grandi mostre, con una pubblicazione in cantiere, il progetto è ben lungi dal chiudere: nel prossimo ciclo potrebbero esserci artisti italiani perché comunque “Napoli offre talmente tanto dal punto di vista umano che tutti gli artisti sono contenti di pensare un progetto apposta per la città”.

JUMANA MANNA A NAPOLI CON IL PROGRAMMA UNDERNEATH THE ARCHES

La pratica di Jumana Manna è perfettamente in linea con queste istanze. L’artista ha esplorato nel suo corpus di opere, tra film, sculture e testi, le diverse forme di espressione del potere, concentrandosi su corpo, terra e materia in rapporto alle eredità coloniali e alle storie dei luoghi. Rivolgendo una particolare attenzione ai paradossi delle pratiche di conservazione, Manna ha spesso fatto emergere la tensione tra le tradizioni moderniste di categorizzazione e la scelta di lasciare che le rovine diventino “incolte” in una visione di rigenerazione vitale.

È così che per Depositions ha realizzato all’interno dell’installazione site specific una serie di sculture in ceramica che riprendono la tradizione diffusa principalmente nei Paesi del Medio Oriente e del Nord Africa di lasciare il pane secco negli spazi pubblici come dono per il prossimo. Le sculture omaggiano questo atto – che nella lettura dell’artista è anche egoistico perché libera il donatore dal peccato del cibo non consumato –  accostandolo alle offerte votive delle antiche civiltà mediterranee per dei e dee. “Manna è stata da noi a settembre 2021, le abbiamo mostrato i vari siti della città, soprattutto Napoli sotterranea e le catacombe, e lei ha elaborato un progetto che in parte riprendeva la sua ricerca con la ceramica modellata in forma di pane (presentata in mostra a Berlino, dove lavora)”, spiega Troncone. “Visitando il Museo Archeologico, poi, abbiamo trovato reperti in argilla molto simili, con forma di pane e focacce, offerti agli dei in accompagnamento dopo la morte. Lei ha voluto intrecciare questi due concetti di offerta, in senso religioso ma anche propriamente archeologico, e da qui è nata la produzione di questo nuovo ciclo di sculture”. Anche l’allestimento è stato ispirato da suoi precedenti interessi: i pannelli usati nell’allestimento – che si innestano nelle cavità e nei piani d’appoggio del sito in modo quasi organico – sono molto usati in edilizia, anche se spesso non ci accorgiamo della loro presenza nelle nostre case. “Questi pannelli sono l’anima che sorregge gli edifici, nascosta ma presente, esattamente come le infrastrutture sociali”, spiega la co-direttrice. “Sono utilizzati come isolanti in bagno e in cucina, e hanno anche un bel colore azzurrino: Manna si è anche fatta affascinare da questa capacità cromatica, creando un effetto sorprendente”.

– Giulia Giaume 

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.