Jimmie Durham, l’artista che parlava alla materia

Il mondo dell’arte contemporanea deve moltissimo a Jimmie Durham, scomparso ieri 17 novembre. Anche Artribune gli deve molto. Ad esempio la nostra Arianna Testino, che qui lo ricorda a partire da un lontano laboratorio allo IUAV di Venezia

Jimmie Durham al Maxxi ph. Musacchio Ianniello
Jimmie Durham al Maxxi ph. Musacchio Ianniello

Ho conosciuto Jimmie durante il primo anno di specializzazione allo IUAV di Venezia, quando le mie convinzioni da medievalista della scuola bolognese venivano travolte da una contemporaneità che nemmeno i manuali avevano ancora avuto il tempo di imbrigliare. Era anche il mio primo inverno in una città dove la nebbia non chiede il permesso, insieme all’acqua, alleata della marea e quindi sintonizzata su ritmi sconosciuti a chi, per la Laguna, è solo un “foresto”.

JIMMIE DURHAM E VENEZIA

Avevo scelto di frequentare il laboratorio tenuto da Jimmie di impulso, senza pensarci troppo: mi piaceva lo sguardo che aveva rivolto a noi allievi durante la giornata di “shopping” – quella che, all’inizio di ogni trimestre, aggiungeva un tassello a un piano di studi destinato a trasformarsi in vita reale, lavoro, futuro. Uno sguardo divertito, ma fermo. Leggero, ma risoluto. Lo stesso sguardo che Jimmie aveva puntato su quanti avevano deciso di seguirlo nell’impresa di raccontare, concretamente, un aspetto di Venezia, della materia di cui è fatta. Era questo l’obiettivo di un workshop che, a guardarlo con gli occhi di oggi, ha segnato un prima e un dopo nel mio rapporto – altalenante, violento, idilliaco, logico e irrazionale – con la città che mi affianca da quasi due decenni. Ho lasciato scorrere l’acqua di Venezia, l’ho studiata, scomposta e ricomposta, usando formule lontanissime dalle mie attitudini e coinvolgendo chi di chimica e fisica ne sapeva più di me. Jimmie era contento del risultato, glielo avevo letto, ancora una volta, nello sguardo. Non ero, e non sono, un’artista, ma mi ero avvicinata alla materia, senza averne paura.

Jimmie Durham, Carnivalesque Shark in Venice, 2015, vetro, pelle, denti di piranha, carta pesta, pittura acrilica, 71 x 30 x 33,5 cm, installation view at Fondazione Querini Stampalia, Venezia. Photo by Francesco Allegretto
Jimmie Durham, Carnivalesque Shark in Venice, 2015, vetro, pelle, denti di piranha, carta pesta, pittura acrilica, 71 x 30 x 33,5 cm, installation view at Fondazione Querini Stampalia, Venezia. Photo by Francesco Allegretto

JIMMIE DURHAM E LA MATERIA

La materia era la grammatica di Jimmie, sapeva plasmarla, rispettandone i bordi, i confini, le derive inaspettate. E a Venezia Jimmie aveva trovato un terreno mutevole, in perenne trasformazione, fatto di vetro, pietra, legno, aria, luce. Un luogo adatto a intrecciare passato e presente, a mettere radici senza lasciarle attecchire del tutto. Venezia è costruita sull’acqua, non dimentichiamolo. Le radici di Jimmie sbucavano dalle sue parole e dai suoi gesti. La consapevolezza – sociale, politica, come individuo e come membro di una collettività ‒ alla base della sua pratica era un tratto deciso e netto, che ti spingeva a interrogarti sulle tue radici, sulla tua consapevolezza. L’attivismo, per Jimmie, non era retorica, ma aveva la stessa ragion d’essere della materia: era un dato di fatto, al pari delle sue origini cherokee e di una implacabile lucidità nel guardare alle mistificazioni della storia e del potere. Con ironia, però. E con quell’intelligenza che caratterizza chi è capace di stare nel mondo senza sottrarsi alla memoria e alle sue conseguenze sul domani.

L’IRONIA DI JIMMIE DURHAM

Ho incontrato Jimmie a distanza di anni da quel workshop. I ricordi, suoi e miei, erano intatti. Nonostante lo scorrere inesorabile del tempo, l’intelligente ironia di Jimmie era ben piantata in quello sguardo divertito, ma fermo. Leggero, ma risoluto. Sempre lo stesso. Del resto, come mi disse a Milano un paio di anni fa: “La stupidità può saltare fuori da ogni angolo, in ogni momento. C’è sempre qualcosa di stupido davanti a te. Ignoralo e vai a cercare qualcosa di intelligente”.

Arianna Testino

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AutoreJimmie Durham
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Arianna Testino
Nata a Genova nel 1983, Arianna Testino si è formata tra Bologna e Venezia, laureandosi al DAMS in Storia dell’arte medievale-moderna e specializzandosi allo IUAV in Progettazione e produzione delle arti visive. Dal 2015 lavora nella redazione di Artribune. Attualmente dirige l’inserto cartaceo Grandi Mostre ed è content manager per il sito di Sky Arte, curato da Artribune. Nel 2012 ha pubblicato il saggio "Michelangelo Pistoletto. L'unione di vita, parole e opera" e nel 2016 "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (con Marco Enrico Giacomelli).