Da sempre all’avanguardia sul fronte didattico nel campo delle arti performative, l’università IUAV di Venezia ha in serbo nuove sorprese. Ne abbiamo parlato con la docente responsabile del corso di studi, Annalisa Sacchi

Da qualche anno seguiamo con interesse lo sviluppo in atto presso l’Università IUAV di Venezia, polo sempre più all’avanguardia per quanto riguarda gli studi relativi al teatro e alle arti performative. Da quest’anno il corso di studi prende due indirizzi: “Studi teatrali e coreografici” e “Studi performativi e di genere”, mantenendo costante ciò che lo ha caratterizzato fin dall’inizio della direzione da parte della docente Annalisa Sacchi, ovvero la stretta relazione con la scena contemporanea (artisti, curatori e tecnici) e con la città di Venezia e il suo presente. Incuriositi da quanto accadrà nel nuovo biennio, ne abbiamo discusso con la professoressa Annalisa Sacchi.

Qual è il progetto e il desiderio alla base della piccola rivoluzione che sta avvenendo in questi anni allo IUAV?
Il progetto nasce dall’incrocio felice di tre circostanze, la prima è costituita dal corpo docente: un gruppo che proviene dalla storia, dalla filologia, dalla letteratura, dal cinema, dal design, dal diritto, oltre chiaramente dagli studi performativi, e che intende le epistemologie e le pratiche della performance come un luogo ricco di possibilità interdisciplinari. La seconda circostanza riguarda la peculiarità di far parte di questa Università: IUAV nasce come scuola di Architettura, ma dall’inizio degli Anni Duemila ha attivato corsi triennali e magistrali di Arti, Moda, Teatro e Design, con una sorta di ideale ispirazione al Bauhaus e una forte collaborazione tra filiere.

E la terza circostanza?
È l’incontro con il desiderio degli studenti e delle studentesse. C’era evidentemente una forte necessità di un corso come il nostro in Italia: noi abbiamo attivato un processo, ma è grazie alle reazioni che questo ha innescato nell’ambiente artistico, studentesco e tra i ricercatori più giovani che poi ha assunto il carattere attuale.

Workshop con Cosmesi, ottobre 2020. Credit Laboratorio fotografico IUAV
Workshop con Cosmesi, ottobre 2020. Credit Laboratorio fotografico IUAV

L’IMPORTANZA DEGLI STUDI COREOGRAFICI

Un’offerta formativa innovativa, quella dedicata agli studi coreografici, che guarda agli atenei delle maggiori capitali europee.
Qui è stato decisivo l’impulso del nostro collega Stefano Tomassini, teorico e storico della danza. Abbiamo lavorato con lui all’idea di riportare al centro della questione coreografica la composizione e i suoi processi, in vista di una sua maggiore visibilità, comprensione ed estensione a tutte le altre arti, incluse quelle del pensiero e della parola. La coreografia, come la performance in generale, è un modo di pensare non solo la scena ma il vivente, e di interrogare con nuovi strumenti il tempo presente. È un indirizzo che ci accomuna a sperimentazioni in atto a Berlino, Londra, Bruxelles, Amsterdam. Non è un caso che molti dei nostri iscritti provengano da studi compiuti all’estero.

Studi performativi e di genere: a cosa verranno preparati gli studenti e a quale modello si guarda (extra-europeo-USA)?
La performatività ci permette di leggere il mondo, per creare epistemologie innovative rispetto alle norme codificate. È un concetto che sfibra i confini tra le discipline, che diventa termine guida ad esempio nella linguistica sin dagli Anni Cinquanta, e più avanti negli studi di genere, mentre oggi Karen Barad ci ha insegnato come può esserlo nella fisica quantistica.
Assumiamo questa performatività come un concetto guida teorico, che apre alle acquisizioni più avanzate degli studi sulla scena, ma anche sul genere, sugli studi postcoloniali e decoloniali, sulle tecnoculture e sugli studi di sound design. Ci sarà dunque una forte offerta di corsi teorici, ma sempre accompagnata da laboratori come quelli di Performance o di Curatela. Abbiamo molti modelli e ispirazioni, primo fra tutti il Tisch Department of the Arts di NYU, a cui io sono molto affezionata avendo svolto lì una parte della mia formazione.

Quale relazione avete creato e intendete mantenere con la scena contemporanea? Come dialogano pratica e teoria nei vostri corsi di studio?
È una relazione generativa: come docenti, come teorici, siamo costantemente implicati in un dialogo costitutivo con i linguaggi e gli artisti della scena contemporanea.
La teoria connessa alle pratiche è finalizzata a produrre consapevolezza analitica e pensiero critico. Crediamo che la performance (in senso vasto, la danza, il teatro ecc.) con la centralità assegnata al corpo e alla presenza, con la sua concentrazione sul presente, con la sua capacità autonoma di produrre teoria, sia un mezzo privilegiato per – usando una bella espressione di Silvia Federici – reincantare il mondo.

Seminario APERTO. Chiostro dei Tolentini, Venezia, luglio 2020. Credit Laboratorio fotografico IUAV
Seminario APERTO. Chiostro dei Tolentini, Venezia, luglio 2020. Credit Laboratorio fotografico IUAV

L’OFFERTA FORMATIVA

Quale dialogo si instaura con la città e in che modo Venezia accompagna questo progetto?
Essere a Venezia è un aspetto centrale del corso, imprime un carattere unico all’esperienza di tutta la comunità di cui facciamo parte. È una città straordinariamente complessa, piccola eppure cosmopolita, proiettata nel futuro e ancorata al suo passato, attraversata da gran parte delle contraddizioni ecologiche, sociali, politiche e artistiche del nostro tempo. Un laboratorio. Per gli studenti diventa un patrimonio vivente dove insediarsi, far vivere progetti, eventi, idee.
C’è poi una capacità di collaborazione molto trasversale, peculiare di Venezia. Noi ad esempio collaboriamo con istituzioni come il Comune o la Fondazione di Venezia, musei privati come Punta della Dogana, o luoghi più informali come il Sale Docks, che sono vitali per la scena della sperimentazione artistica e sociale del territorio.

Quali esperienze extra curriculari sono proposte agli studenti (strage, tirocini…)?
Abbiamo attivato una fitta rete di collaborazioni per stage e tirocini sia con le maggiori istituzioni teatrali nazionali come il Teatro La Fenice, il Metastasio, il Comunale di Vicenza e lo Stabile di Torino, sia con spazi di produzione culturale e festival come Centrale Fies art work space o Short Theatre, ma anche con società e aziende. Inoltre abbiamo istituito un piccolo fondo per supportare le spese degli studenti che durante l’estate decidono di seguire la programmazione di un festival.
Un’altra attività di cui sono estremamente felice è nata quest’anno per iniziativa di Santarcangelo Festival e in collaborazione con noi e altri centri di formazione importanti come DAS Theatre di Amsterdam, KASK & CONSERVATORIUM School of Arts di Ghent, Haute École La Manufacture di Losanna, Prague Performing Arts Academy.

Di cosa si tratta?
È il progetto How To Be Together. Ha articolato questa domanda fondamentale oggi attraverso la creazione di un villaggio ecosostenibile temporaneo, come progetto artistico architettonico site specific che ha accolto, per tutta la durata del festival, un gruppo di 50 partecipanti (provenienti per lo più dalle università partner) per immaginare insieme creativamente il futuro delle istituzioni e delle pratiche artistiche.

Chiara Pirri

http://www.iuav.it

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Chiara Pirri
Chiara Pirri (Roma, 1989), residente a Parigi, è studiosa, giornalista e curatrice, attiva nel campo dei linguaggi coreografici contemporanei e delle pratiche performative, in dialogo con le arti visive e multimediali. È capo redattrice Arti Performative per Artribune e dal 2016 collabora con Romaeuropa Festival. Ha curato progetti di comunicazione multimediale per festival e istituzioni come Drodesera - Centrale Fies, Museo MACRO di Roma, Istantanee festival. In Francia cura progetti artistici per aziende e istituzioni (Unesco, Dior, Renault, Loewe, Kering…) attraverso collaborazioni internazionali.