Muore a Berlino Jimmie Durham, artista, scrittore e attivista tra i più influenti al mondo

L’artista nato in Arkansas nel 1940, è scomparso a Berlino a 81 anni. Forte il suo legame con l’Italia, in particolare con la città di Napoli. Ripercorriamo vita e opere di Durham, che nel 2019 si è aggiudicato il Leone d’Oro alla Carriera della Biennale di Venezia

Jimmie Durham. Photo © William Nicholson, particolare
Jimmie Durham. Photo © William Nicholson, particolare

È morto a Berlino a 81 anni Jimmie Durham, artista, performer, saggista, poeta e attivista tra i più influenti della scena culturale contemporanea. Nella sua pratica di intellettuale impegnato, attraverso i linguaggi dell’arte, ha lavorato alla decostruzione di concetti e stereotipi tipici della cultura occidentale, servendosi di pittura, scultura, performance, disegno, scultura, video. Molto legato all’Italia, e in particolare alla città di Napoli, a Durham nel 2019 è stato conferito il Leone d’Oro alla Carriera della 58. Biennale di Venezia.

artefiera 2020 ph Irene Fanizza best opere Jimmie Durham, Smashing, Performing Activities
artefiera 2020 ph Irene Fanizza best opere Jimmie Durham, Smashing, Performing Activities

LA CARRIERA DI JIMMIE DURHAM, TRA ARTE E POLITICA

Nato in Arkansas nel 1940, Jimmie Durham è stato artista, saggista, poeta e attivista politico. La sua ricerca artistica verte sull’analisi critica e sulla decostruzione dei concetti e dei simboli fondanti del pensiero e della cultura occidentali. Attraverso diversi materiali (soprattutto la pietra) e linguaggi artistici (installazione, scultura, video, scrittura), Durham ribalta luoghi comuni e status symbol, aprendo a prospettive altre e alternative, non sempre – anzi quasi mai – combacianti con quelle del pensiero e delle culturali dominanti. Nel 1973, dopo gli studi d’arte condotti a Ginevra, l’artista diviene un attivista dell’American Indian Movement, associazione a sostegno dei diritti dei Nativi Americani: in questo periodo si dedica quasi completamente all’attività politica, diventando direttore dell’International Indian Treaty Council e rappresentante delle Nazioni Unite. Negli anni Ottanta Durham si trasferisce a New York, dove riprende l’attività artistica. Vive poi in Messico, per giungere nel 1994 in Europa, dove sceglie di vivere tra Berlino e Napoli.

Jimmie Durham, Still life with Stone and Car, 2004, Sydney Biennale
Jimmie Durham, Still life with Stone and Car, 2004, Sydney Biennale

LE MOSTRE DI DURHAM NEL MONDO

Da artista, invece, Durham ha partecipato a numerose mostre internazionali, tra cui l’Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia (1999, 2001, 2003, 2005, 2013), documenta (1992, 2012), Whitney Biennial of New York (1993, 2003, 2014), la Biennale di Istanbul (1997, 2013). Oltre alle sue personali in diversi musei del mondo – Hammer Museum di Los Angeles (2017-2018), MAXXI di Roma (2016), Serpentine Gallery di Londra (2015), Neuer Berliner Kunstverein (nbk) (2015), Fondazione Querini Stampalia di Venezia (2015), Museo Madre di Napoli (2008, 2012), Portikus a Francoforte (2010), Palais des Beaux-Arts a Bruxelles (1993), ICA di Londra, Migros Museum di Zurigo -, gli sono state dedicate importanti retrospettive al Museum of Contemporary Art di Anversa (2012), al Musée d’Art moderne de la Ville de Paris (2009), al MAC di Marsiglia e al Gemeentemuseum a L’Aia (2003).  Nel 2017 una nuova retrospettiva della sua opera dagli anni ’70 ad oggi è stata esposta all’Hammer Museum a Los Angeles, al Walker Art Center a Minneapolis, al Whitney Museum of American Art a New York e al Remai Modern a Saskatoon.  Nel 2016 Jimmie Durham ha ricevuto l’Imperial Ring della città di Goslar (Goslarer Kaiserring) e nel 2017 il Premio Robert Rauschenberg. Tra le sue pubblicazioni più note ricordiamo le raccolte di saggi A Certain Lack of Coherence e Waiting To Be Interrupted, e poi i libri di poesie Columbus Day e Poems That Do Not Go Together.

IL LEONE D’ORO ALLA BIENNALE DI VENEZIA 2021

Su proposta di Ralph Rugoff, curatore della 58. Mostra Internazionale d’Arte di Venezia dal titolo May You Live In Interesting Times, a Durham viene conferito il Leone d’Oro alla Carriera, con la seguente motivazione: “ho indicato Jimmie Durham per il Leone d’Oro alla Carriera della 58. Esposizione Internazionale d’Arte per i notevoli risultati in campo artistico che ha raggiunto negli ultimi sessant’anni e, in particolare, per il suo modo di fare arte che allo stesso tempo sa essere critica, divertente e profondamente umanistica”, spiegava Ralph Rugoff. “La prima personale di Durham, artista, performer, saggista e poeta, si tenne nel 1965 (forse, a questo punto, dovremmo assegnargli due premi alla carriera). La sua pratica eterogenea va dal disegno al collage, dalla fotografia al video, anche se le sue opere più note sono le costruzioni scultoree, spesso realizzate con materiali naturali e oggetti d’uso quotidiano di scarso valore che evocano storie particolari. Le sue sculture sono spesso accompagnate da testi che commentano in modo scanzonato ma incisivo le prospettive e i pregiudizi eurocentrici. Il suo lavoro, che denuncia con insistenza i limiti del razionalismo occidentale e la futilità della violenza, si è soffermato spesso anche sull’oppressione e sui fraintendimenti perpetrati dai poteri coloniali ai danni delle diverse popolazioni etniche di tutto il mondo. Se da una parte Durham tratta questo materiale con grande abilità e leggerezza, dall’altra produce anche critiche taglienti cariche di perspicacia e arguzia, distruggendo con sagacia i concetti riduttivi di autenticità. Da cinquant’anni a questa parte Durham trova modi sempre nuovi, intelligenti ed efficaci per far fronte alle forze politiche e sociali che plasmano da sempre il mondo in cui viviamo. Allo stesso tempo, i suoi contributi in campo artistico sono considerati eccezionali per la loro originalità formale e concettuale, per la disinvoltura con cui egli sa fondere tra loro parti dissonanti e prospettive alternative e per la loro irrefrenabile giocosità. Le sue opere ci commuovono e ci deliziano in modo del tutto imprevedibile. Tutto ciò che l’artista realizza ci ricorda che “l’empatia fa parte dell’immaginazione e l’immaginazione è il motore dell’intelligenza”, per citare le sue stesse parole. Quell’intelligenza profondamente empatica si irradia dalle sue opere come invisibili raggi di luce, che illuminano e cambiano il modo di vedere di tutti coloro che abbiano la fortuna di imbattersi in esse”.

JIMMIE DURHAM E IL RAPPORTO CON L’ITALIA

Napoli, dopo Berlino, è stata seconda casa di Durham, che così ci raccontava, in questa intervista rilasciata ad Artribune nel 2019, il suo rapporto con l’Italia: “viviamo a Berlino e abbiamo una bella casa a Napoli. Quando esco di casa a Napoli, almeno un paio di persone mi invitano a fare qualcosa con loro, probabilmente qualcosa di interessante. Per quanto riguarda Berlino, invece, dico sempre che, se ti piacciono il cattivo tempo, il cattivo cibo e la gente fredda, è la città perfetta. Credo di avere al massimo tre amici a Berlino, tutti gli altri sono a Napoli, a Roma, a Milano, a Venezia. Nel Novecento i migliori artisti erano tutti italiani. Certo, c’erano anche artisti americani, non ho nulla contro Jackson Pollock, ma molti di loro facevano solo rumore, invece gli artisti italiani hanno sempre fatto arte seriamente”.

JIMMIE DURHAM AL MADRE DI NAPOLI

Nel 2016 l’artista ha realizzato l’opera Presepio, presentata al Madre in occasione delle festività natalizie. Con questo lavoro, Durham rievoca la storia di una delle più antiche tradizioni artigianali campane rendendovi omaggio, dando vita ai suoi protagonisti e al paesaggio con le stesse materie – il marmo e il legno policromo – usato dai primi scultori che nei secoli hanno raffigurato la natività, ma decostruite e depotenziate: la pietra, infatti, non è lavorata o modificata ma grezza, contro ogni pretesa di dominazione monumentale, e un pezzo di legno diventa il simbolo del sacro. L’umanità trasfigurata nei personaggi scolpiti da Durham con legno, pietra, corno, bronzo, arricchiti da semplici tocchi di colore o l’apposizione di un frammento di tessuto o di pelle, e l’allusiva ambientazione creata da particelle di natura assemblate, conferiscono al suo presepe una spiritualità arcaica e intima, sottolineando la capacità dell’artista di vedere lo straordinario nell’ordinario e la bellezza del mondo nelle sue manifestazioni più impercettibili.

Jimmie Durham al Maxxi ph. Musacchio Ianniello
Jimmie Durham al Maxxi ph. Musacchio Ianniello

JIMMIE DURHAM SECONDO MELANDRI E HANRU

Con Jimmie Durham se ne va un grande artista, un poeta, un attivista politico, un amico del MAXXI”, ha detto Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI.”È stato protagonista nel 2016 di una intensa monografica, ha preso parte alla collettiva della materia spirituale dell’arte e, durante il primo lockdown, insieme a Maria Teresa Alves ci ha regalato un video inedito per il nostro palinsesto online. Due ricordi mi affiorano alla memoria: il suo ingresso in Auditorium alla presentazione della mostra del 2016, accolto da un grande applauso di tutta la sala. E poi la sua opera A Proposal for a New International Genuflexion in Promotion of World Peace, video performance in cui Durham mima una genuflessione con un bacio e un inchino:  un segno di accoglienza e benvenuto, per mostrarci come la speranza possa irrompere nel mondo  attraverso un gesto di pace. Oggi siamo noi che ci inchiniamo a lui e alla sua vita”. Le fa eco Hou Hanru, direttore artistico del MAXXI: “Con “Sound and Silliness”, Jimmie Durham, l’uomo più saggio dell’arte, un combattente per l’amore, la libertà, l’umorismo, la poesia, la bellezza e l’umanità, è salpato, in questo grigio  17 novembre del 2021, verso una nuova avventura, senza di noi. Ha lasciato cadere una pietra dal cielo in un secchio e ha creato un “Fleur de Pas Mal”, un big bang di meraviglia ed energia. E poi è salito su un veicolo di sola andata che ha progettato per se stesso verso il cosmo infinito, salutandoci con una “New International Genuflexion in Promotion of World Peace”. Ci manca, ci manca questo gigante dall’immaginazione irrefrenabile, dalla gentilezza totalizzante e dal coraggio cristallino, che per tutti noi irradiava luce alla fine del tunnel e rendeva gioioso ogni pezzo di pietra e cianfrusaglia lungo il percorso tortuoso della vita, o quello che lui chiamava “Strada di Roma”. Egli è e sarà sempre con noi. Jimmie, facciamoci un’altra bevuta insieme, sul Tevere, come hai scritto tu: “Every Tevere beverage, wherever in Rome…”.

– Desirée Maida

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.