Restauri al Pastificio Cerere di Roma. Il cantiere è d’artista con Agostino Iacurci

L’artista visuale e urban artist ha dato una nuova veste alla copertura dello storico hub culturale romano dedicata alla dea Cerere e alla tradizione agricola e culinaria, in linea con la visione sostenibile e radicata sul territorio del Pastificio

Lo storico edificio industriale del Pastificio Cerere di Roma va in restauro, ma non è il classico banale intervento edilizio per ottenere legittimi vantaggi fiscali grazie alle nuove normative. L’artista Agostino Iacurci, su invito del direttore artistico della Fondazione Pastificio Cerere Marcello Smarrelli, ha realizzato infatti un enorme pattern floreale sulla copertura posta fino alla fine dei lavori sull’edificio su piazza dei Sanniti, nel cuore del quartiere di San Lorenzo. I motivi di Landscape n°2, questo il nome dell’opera, sono quelli classici dell’artista di base a Berlino, già resosi famoso per opere di grande formato e “architetture parlanti” come Tracing Vitruvio, ai Musei Civici di Pesaro e Gypsoteca, alla M77 Gallery di Milano, e vincitore di premi come il New York 2020, promosso da MiBACT, MAECI, Columbia University e Italian Cultural Institute of New York, e di Cantica21: palette armoniose e complesse, geometriche e allo stesso tempo poetiche, che danno vita a una giustapposizione e ripetizione di elementi naturali e architettonici.

LANDSCAPE N°2 DI AGOSTINO IACURCI

L’immagine realizzata si presenta come un pattern di circa 400 metri quadrati, quasi una matrice architettonica composta da una serie di elementi geometrici e figurativi che rimandano alla storia dell’edificio stesso. Elementi ricorrenti? Anfore per il trasporto del grano e altre derrate alimentari, che nella visione dell’artista assumono la dimensione di silos, a cui si alternano le spighe che alludono al paesaggio ma anche al “bouquet” tradizionalmente impugnato dalla dea delle messi Cerere. E al termine dei lavori? Il telo in pvc verrà riutilizzato per confezionare delle borse, realizzate dal laboratorio di sartoria sociale Coloriage fondato nel 2019 e aperto a persone inoccupate, migranti e richiedenti asilo. Dalla frammentazione del telo su cui è realizzata l’opera di Iacurci verranno ricavate una serie di immagini astratte che daranno all’opera una seconda vita, passando dalla dimensione pubblica a quella privata di oggetto intimo e personale. Landscape n° 2 arriva 11 anni dopo un analogo intervento di Francesco Simeti, Whole Wheat, che nel 2010 aveva realizzato il telo di copertura per i lavori di restauro delle facciate del Pastificio su Via Tiburtina e via degli Ausoni: anche in quell’occasione erano state realizzate delle borse dal telo, all’interno di un laboratorio di artigianato condotto in collaborazione con il Carcere Minorile di Casal del Marmo, a conferma dell’impegno della Fondazione Pastificio Cerere per progetti ad impatto sociale e ambientale.

Agostino Iacurci, L’antiporta, Foto Andrea Pizzalis, Courtesy Fondazione Pastificio Cerere

COSA E’ IL PASTIFICIO CERERE

La Fondazione Pastificio Cerere, nata a Roma nel 2004, è stata creata da Flavio Misciattelli per promuovere e diffondere l’arte contemporanea, trovando un anno dopo la sua sede nell’ex fabbrica di pasta aperta nel quartiere San Lorenzo nei primi del Novecento. A partire dagli anni Settanta, la fabbrica dismessa era stata spontaneamente ripopolata dagli artisti, creandovi studi e abitazioni, a cui si sono poi aggiunti critici, intellettuali ed esponenti del mondo dello spettacolo: il Pastificio diventò così un punto di riferimento per la cultura della città, e qui nacque la Scuola di San Lorenzo. Proprio per preservare questo patrimonio, la Fondazione ha aperto le porte di questa fucina al pubblico con incontri, mostre e laboratori, favorendo sperimentazioni e partecipazione in dialogo aperto con Roma. Guidata dal 2011 da Smarrelli, la Fondazione è sempre più diventata un hub culturale di primo piano, rivolgendosi a politiche culturali e territoriali, a progetti di arte pubblica e a programmi educativi con borse di studio per residenze artistiche/curatoriali. Anche per questo spirito di arte compartecipativa, i progetti di urban art non sono nuovi alla Fondazione, che ha appena concluso a Pomezia, proprio con Iacurci e ivan (Ivano Tresoldi), il progetto Sol Indiges, arte pubblica tra mito e futuro, trasformando per un giorno piazza Indipendenza in un grande foglio bianco su cui scrivere pensieri e parole.

– Giulia Giaume

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.