O’Flaherty’s, la galleria newyorkese ideata da una pittrice con la passione per i pub irlandesi

Jamian Juliano-Villani aprirà a Manhattan la galleria O’Flaherty’s, così intitolata in onore dei pub irlandesi. Ci saranno mostre one-shot, party e performance in barba all’atmosfera formale delle patinate white cube

Jamian Juliano-Villani
Jamian Juliano-Villani

La pittrice Jamian Juliano-Villani (1987, Newark, New Jersey) aprirà l’8 settembre una galleria di 2000 mq al 55 Avenue C nell’East Village di Manhattan. Si chiamerà O’Flaherty’s in onore dei pub irlandesi e della sua passione. Sarà una performance sotto mentite spoglie: il progetto nasce infatti come una operazione per andare oltre la pittura ma anche per analizzare le dinamiche del mercato, spesso soffocanti, in relazione al lavoro degli artisti. Le mostre saranno concepite one-shot (la galleria non avrà infatti una scuderia fissa), coinvolgendo sia emergenti che amici artisti come Anthea Hamilton e Ashley Bickerton. Saranno organizzate feste e l’atmosfera sarà meno formale rispetto al classico modello white cube.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Jamian Juliano-Villani (@psychojonkanoo)

UNA GALLERIA APPARISCENTE E FESTAIOLA

La prima mostra da O’Flaherty sarà una personale di Kim Dingle (1951, Pomona, California), artista settantenne che vive a Los Angeles, ha esposto a New York con Sperone Westwater e Andrew Kreps Gallery. Juliano-Villani l’ha tuttavia scoperta per caso e si è innamorata subito dei suoi lavori, contraddistinti dalla presenza di spaventose bambole. L’intera partita sarà gestita in partnership con l’artista Billy Grant, la musicista Ruby Zarsky e la curatrice Lola Kramer. Nel canzonare i promotori, il biglietto da visita recita, in barba al politically correct: “Un grassone, un trans, una ragazza ricca e un guido entrano in un bar…”. I visitatori dovranno aspettarsi di tutto perché l’artista vuole sbalordire e creare un effetto shock: ci si potrà imbattere in un negozio di merchandising che venderà di tutto, dagli scacciamosche ai portachiavi, o in una festa a porte chiuse – con annessa chiave di accesso riservata solo agli invitati – o ancora in un chiassoso rave che farà storcere il naso ai vicini ogni mese. Ciò che la pittrice vuole mettere in piedi è una performance continua, un’esperienza difficile da dimenticare ma allo stesso tempo senza pretese.

CHI È JAMIAN JULIANO-VILLANI 

La pittrice Jamian Juliano-Villani vive e lavora a Brooklyn ed è rappresentata fra le altre dalla galleria Massimo De Carlo. Le sue opere surrealiste, dalla palette brillante e laccata, ipersaturata – senza sfumature, chiaroscuri, accostamenti pastello – stanno ottenendo molti apprezzamenti, raggiungendo più di 400.000 dollari all’asta. L’artista mette sulla tela scenari conturbanti e surrealisti, le miscele cartonesche esplosive, puntualmente animate da elementi spiazzanti e di disturbo, alieni che amoreggiano, frigo che congelano sorprese, bambole di pezza, personaggi prelevati da Coonskin di Ralph Bakshi, collage che sembrano collezionare canditi assortiti, oggetti senza soluzione di continuità, incubi taglienti e sogni lucidi. Se i suoi illustratori preferiti sono Chuck Jones (Looney Tunes e Merrie Melodies), Marcell Jankovics (dotato illustratore ungherese) e Robert Dennis Crumb (famoso per il suo stile fumettistico grottesco) gli scrittori che stima sono Samuel Beckett, Gordon Lish, Stephen King e Raymond Carver. “Il suo lavoro prende in giro gli artisti, i critici come me, i valori americani, il branding aziendale, i cuccioli, la torta di mele, l’industria del sesso e altri argomenti, con esilarante abbandono e a ruota libera, con allusioni e un umorismo infantile da vasino” scriveva su Frieze il critico David Everitt Howe. 

– Giorgia Basili

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.