Pittura e performance sono una cosa sola nella mostra di Marta Dell’Angelo a Milano 

Nello spazio Assab One, fino al 26 giugno 2026, la mostra di Marta Dall’Angelo riflette sulle mani come luogo di tensioni. Ed entra in relazione con l’opera di Luca Pancrazzi

Assab One, organizzazione no-profit creata da Elena Quarestani a Milano, è stata punteggiata dalle presenze ricorrenti di Marta Dell’Angelo (Pavia, 1970) e Luca Pancrazzi (Figline Valdarno, 1961). Oggi c’è una coincidenza in più. La mostra Matrici di Dell’Angelo si innesta, infatti, in una trasformazione visibile già dall’esterno. Lungo il sottotetto sovrastante l’edificio campeggia, la frase di Luca PancrazziMi disperdo e proseguo, lasciandomi indietro un passo dopo l’altro” è diventata un’opera pubblica e un annuncio di ciò che avviene all’interno: una mostra dopo l’altra, un concerto dopo l’altro, una conferenza dopo l’altra.

Succede in ogni spazio espositivo, ma ad Assab One è un’intenzione progettuale che modifica in modo ricorrente l’architettura che attraversiamo. Così da stamperia, è diventata metà casa, metà piazza. Un po’ come i campielli veneziani, dove è istintivo suonare il campanello per sapere se si può salire. Dall’atrio-giardino, infatti, si sale e si scende e si trova sempre qualcosa da vedere, qualcun’altro da salutare.

Marta Dell'Angelo, Matrici a cura di Marina Dacci, 2026 © Filippo Romano
Marta Dell’Angelo, Matrici a cura di Marina Dacci, 2026 © Filippo Romano

Luca Pancrazzi da Assab One a Milano

La frase di Pancrazzi è il titolo del suo lavoro su rullini di cassa, dove traccia l’orizzonte in micro skyline con grattacieli, case, fabbriche, laghi, prati, fiumi, strade, spiagge, alberi, marciapiedi. Insomma con tutti i particolari che fanno parte dell’orizzonte che vediamo dalle finestre, di case, treni, automobili. Spesso non vi badiamo, ma sappiamo che ci sono, che scorrono e tornano. Li ho visti per la prima volta ad Assab One, molti anni fa, su un rullino appoggiato a una parete della sala centrale a pianterreno. Oggi sono tornati lì, ma non si srotolano in un unico supporto, proseguono l’uno dopo l’altro, incorniciati. E questi stacchi ci dicono del tempo che continua, proprio perché ha cornici che lo contengono.

Pittura e performance sono una cosa sola nella mostra di Marta Dell’Angelo a Milano 
Luca Pancrazzi, Mi disperdo e proseguo lasciandomi indietro un passo dopo l’altro…, Assab One, 2026 @Leo Torri Studio

Marta Dell’Angelo da Assab One a Milano

Marta Dell’Angelo ha fatto molte mostre ad Assab, compresa la retrospettiva Afrodite A nel 2019, che hanno trasformato momentaneamente la struttura architettonica, ad esempio La fermata (2018). Occupava l’intera parete della sala al secondo piano, facendoci “fisicamente entrare” tra la folla in attesa da lei dipinta. Erano più o meno alti come noi, quindi era istintivo eliminare il diaframma tra osservatore e oggetto osservato, entrare in una strada accessibile proprio perché altri e altre erano lì.

Marta Dell’Angelo parte dalle mani, dalle gambe, dalle braccia. Non sono arti separati, ma espressioni complete; due mani vicine, ma che non si toccano, ci fanno ascoltare “L’applauso”; una selva di braccia femminili, alzate, alludono alla funzione di sostenere un architrave: “Le Cariatidi”. La sua è una pittura performativa, che si intreccia al luogo, a cui spesso aggiunge effettive performances.

La mostra “Matrici” da Assab One a Milano

In Matrici tutto si concentra nelle mani, o meglio nel loro stringersi, aggrovigliarsi, avvinghiarsi. Evocano l’ansia e le gioie inaspettate, ma ancora prima di leggere i titoli, ho immaginato i gesti degli antenati primordiali quando hanno intuito che potevano uscire dalla crosta terrestre. Me l’ha suggerito la grossa roccia naturale posta sul pavimento, girandogli attorno, scopro un vuoto. Da lì una mano ha trovato il modo di strizzarsi con l’altra e far uscire il corpo, nel senso che ha toccato l’aria e una luce? Fantasia. Poi i titoli dei suoi quadri me lo confermano: Dolomia, Formazione carsica, Fossile di Toledo, Pietra calcarea, Pietra leccese, Così nelle mani dipinte, appese alle pareti, ho visto “i graffiti” che preludono all’apparizione della specie umana che la scienza contemporanea, con l’aiuto del DNA, sposta milioni di anni indietro (Telmo Pievani) e collega ai “fenomeni emergenti” (Giorgio Parisi) che caratterizzano l’Universo, ma anche la nostra necessità di osservare, studiare, dipingere, scrivere, ascoltare.

L’intersezione tra pittura e performance

Stringere in mano una convinzione comprime le dita in modi sempre diversi, perché perfino il quotidiano non ha mai un solo punto di partenza? Forse. La costante riconoscibile è, invece, la pelle nuda, che Marta sottolinea invitando il ballerino-musicista Marek a fare una performance tra i dipinti e le rocce raccolte nelle montagne. È sceso dalla balconata, dove Marta ha disposto in una lunga teca disegni di paesaggi che emergono dai graffi sulla superficie dei colori. La scala è a chiocciola, Marek, strisciando sui gradini al ritmo della sua musica “graffia” i vestiti e quando arriva è in mutande, scalzo, nudo. La sua pelle e quella delle mani di Marta si parlano: di riflesso entriamo nel loro dialogo. Ancora una volta Marta Dell’Angelo ci trascina dentro le sue figure.

Francesca Pasini

Milano // Fino al 27 giugno
Marta Dell’Angelo. Matrici
ASSAB ONE – Via Assab 1
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Francesca Pasini

Francesca Pasini

Laureata in Storia dell’Arte a Padova, vive a Milano, critica e curatrice indipendente. Curatele: Castello di Rivoli, Pac-Milano, Maga, Biennale VE, Maga, Mart, Teatro La Fenice, Fondazione Bevilacqua La Masa, Fondazione Pierluigi e Natalina Remotti, Quarta Vetrina- Libreria delle donne…

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