In una grande chiesa sconsacrata di Milano apre una nuova galleria d’arte internazionale
Nella chiesa di San Vittore e 40 Martiri nel quartiere di Corvetto prende casa la piattaforma curatoriale francese Villepin gestita dai figli del famoso politico Dominique de Villepin
Apre il 17 giugno 2026 il suo primo presidio italiano la piattaforma-galleria Villepin con White Noise, mostra personale di Marie de Villepin curata da Arthur de Villepin: sono infatti figlia e figlio di Dominique de Villepin, già primo ministro francese tra il 2005 e il 2007, diplomatico, scrittore e figura di primo piano della politica transalpina.

Che cos’è Villepin
La piattaforma Villepin nata a Hong Kong nel 2019, proprio dall’iniziativa di Dominique e Arthur de Villepin, è una realtà che combina attività espositiva, advisory, consulenza per collezionisti, pubblicazioni, progetti istituzionali e iniziative di diplomazia culturale, facendo leva su una rete internazionale sviluppata tra Europa e Asia. L’obiettivo principale è rappresentare artisti orientali, ma poi la piattaforma fa anche secondo mercato e compravendita di opere d’arte di grandi nomi.

La piattaforma-galleria per collezionisti Villepin arriva a Milano
E per il suo approdo in Italia, Villepin ha scelto la periferia di Milano la chiesa di San Vittore e 40 Martiri, nel quartiere del Corvetto: “l’ho vista qualche anno fa e ho subito pensato di volerci fare qualcosa” ha dichiarato Arthur. Qui prenderà forma un programma permanente destinato a ospitare due mostre all’anno, con l’ambizione di mettere in dialogo arti visive, musica, cinema e design sempre con un forte dialogo con lo spazio. A dispetto di quanto talvolta equivocato, San Vittore e 40 Martiri non è affatto una “chiesa barocca”, bensì una maestosa costruzione del 1928, realizzata quando l’area era ancora ai margini della città e prima ancora dell’apertura di Viale Lucania. Fu il primo nucleo aggregativo del quartiere nascente e divenne il punto di riferimento della comunità locale.

Negli Anni Cinquanta, poi, con l’espansione demografica della zona e la costruzione di una nuova chiesa più capiente sul retro (l’attuale parrocchia della Medaglia Miracolosa), l’edificio fu sconsacrato e assunse progressivamente una funzione sociale e assistenziale, ospitando attività caritative e servizi per le persone in difficoltà. Negli ultimi anni la struttura è stata al centro di un articolato progetto di recupero e messa in sicurezza, promosso per restituire alla comunità un luogo fortemente identitario. Anche se non è antica, però, San Vittore è veramente molto affascinante coi suoi vecchi arredi, gli stucchi e gli affreschi vetusti che la fanno sembrare più storica di quel che è. Dopo alcuni anni di eventi spot (soprattutto in occasione dei Saloni del Mobile a partire dal 2023) sembra che questo affascinante spazio potrebbe avere una conduzione un po’ più stabile di lungo periodo con un affittuario ricorrente. Una ulteriore aggiunta ad una scena artistica – quella del Corvetto – che ha visto in pochissimi anni assieparsi progetti culturali importanti come Viafarini, Fondazione Galleria Milano, Villaclea oltre che gallerie d’arte private (Veda, Zero…, Bonelli, Nervesa, Velo) e librerie indipendenti (Eldodo, Bonvini, Reading Room…). Villepin comunque non avrà la ex chiesa in esclusiva, i gestori che la amministrano per conto della proprietà ecclesiastica continueranno comunque a concederla: a settembre è prevista ad esempio una importante mostra del grande artista Thomas Houseago. mentre a novembre sarà la volta di Reko Rennie che parlerà di identità aborigena, tutto al di fuori della programmazione di Villepin.

La mostra inaugurale di Villepin
È all’interno di questo contesto che si inserisce il progetto espositivo White Noise di Marie de Villepin, appositamente concepito per gli spazi della chiesa. Pittrice e musicista, l’artista – che ha fatto mostre quasi sempre ospitata nella galleria di famiglia – presenta una serie di nuove opere che dialogano con le superfici consumate dell’edificio e con la memoria sedimentata delle sue architetture. Il titolo prende spunto dal concetto di “rumore bianco”, quel fondo sonoro che emerge quando tutte le frequenze si sovrappongono. Per Marie de Villepin è una metafora della contemporaneità: una condizione di saturazione visiva ed emotiva dalla quale affiorano immagini instabili, frammenti e tracce che resistono alla cancellazione.
Le grandi tele disseminate nello spazio evocano paesaggi interiori attraversati da fumo, cenere, cavità oscure e forme in dissolvenza. Non c’è alcun tentativo di restaurare simbolicamente la dimensione sacra dell’edificio; al contrario, l’artista sembra interessata a ciò che rimane dopo la perdita, al residuo emotivo che sopravvive al collasso delle certezze e delle narrazioni. E così in questa nuova galleria di Milano si verifica la curiosa circostanza per cui – almeno per questa prima mostra – il nome della galleria, il nome del curatore e il nome della artista è lo stesso…
VILLEPIN MILAN
“White Noise” Marie de Villepin – a cura di Arthur de Villepin
18 giugno – 12 luglio 2026
Chiesa di San Vittore e 40 Martiri
Viale Lucania 18, 20139 Milano
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