La fenomenologia delle cose nella mostra di Diego Cibelli a Napoli

Cultura materiale, riferimenti antropologici e nuovi spunti per riflettere sulla società: tutto questo emerge dalla mostra di Diego Cibelli al Museo e Real Bosco di Capodimonte.


La ricerca di Diego Cibelli (Napoli, 1987) si muove fluidamente tra arte e design, mostrando l’artificiosità di ogni barriera. E lo fa integrando fenomenologia e ontologia. È infatti ontologia, ossia riflessione sull’idea sottostante il rapporto tra arte, oggetto e uomo, il muoversi dell’artista tra astrazione minimal e organicismo surreale, nei lavori su cui è imperniato questo episodio di Incontri Sensibili – L’arte del Danzare assieme a cura di Angela Tecce e Sylvain Bellenger.
Sospesi in un contesto espositivo di purezza e pulizia concettuale, che tira fuori fitomorfismi e vitalismi dalle opere, i lavori di Cibelli indagano il sempiterno confine tra natura e artificio umano, traendo consapevolezza dal dialogo sensibile, appunto, con ceramiche, incisioni e dipinti della collezione storica di Capodimonte. Trasformando opere e cose in “vettori” del rapporto tra uomo, paesaggio, storia. Indagando ogni aspetto del forgiato e finito, nella sua assiomaticità e assolutezza: dalla morfologia al perimetro alla superficie, analizzata e messa in relazione epidermica con il pattern delle matrici in rame delle incisioni antiche, con metalinguismo consapevole a cavallo tra le epoche: nella acronica visione dell’arte compiuta, appunto.

Diego Cibelli. L'Arte del Danzare assieme. Exhibition view at Museo di Capodimonte, Napoli 2021. Photo Luciano Romano. Courtesy Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli

Diego Cibelli. L’Arte del Danzare assieme. Exhibition view at Museo di Capodimonte, Napoli 2021. Photo Luciano Romano. Courtesy Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli

CIBELLI E CAPODIMONTE

Colpisce come sia fluidamente complementare questo statement espositivo con l’altro appena concluso dello stesso Cibelli sempre a Capodimonte: Gates, a cura di Alessandra Troncone e Valter Luca De Bartolomeis. Lì si dipanava infatti la fenomenologia, invece, dell’arte come téchne. Ossia la riproposizione ‒ quasi esperienzialmente drammatizzata ‒ del farsi dell’arte, del processo operativo che precede la contemplazione del prodotto finito, non a caso nella fucina magmatica ricostruita nella Real Fabbrica di Porcellana di Capodimonte, immersa nel lussureggiante parco. In quell’occasione, quasi assorbendo gli umori plurigenerativi della Madre Natura circostante, Cibelli svelava connessioni creative, giustapposizioni fertili di immagini, prassi generative, nella ricostruzione di un cantiere esperienziale in cui nasce l’oggetto-opera, sempre in dialogo con le collezioni di Capodimonte, offrendo la possibilità di esperire l’alternanza tra caos e quiete che sottende ogni nascere artistico, ma anche ogni Storia, passando dallo scricchiolio del pavimento, ricoperto di pluriball da cantiere, alla quiete di un’isola contemplativa ricreata nell’allestimento.

Diego Cibelli. Gates. Exhibition view at Real Fabbrica di Capodimonte, Napoli 2021. Photo Amedeo Benestante. Courtesy Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli

Diego Cibelli. Gates. Exhibition view at Real Fabbrica di Capodimonte, Napoli 2021. Photo Amedeo Benestante. Courtesy Museo e Real Bosco di Capodimonte, Napoli

DIEGO CIBELLI TRA ARTE E VITA

La stessa quiete acronica che torna ora, in Incontri sensibili, come partorita non solo dalla Storia collettiva, ma anche da quella individuale del processo creativo dell’artista che, dopo aver riflettuto sul farsi, mostra l’essere da esso derivante di un’arte tersa, netta, limpida nella sua compiutezza. E così, “raccontare in una fase di bruttura la bellezza che la Storia può produrre” attraverso l’oggetto come “ambasciatore”, recuperando “il valore della generosità della narrazione, trovando posizione all’interno di un territorio”, come nelle parole dell’artista, resta la chiave unificante della sua ricerca, tirando fuori, dal muoversi e nascere degli oggetti d’uso e d’arte nella Storia, tanto essenza acronica quanto fenomeno frenetico.
Come, del resto, è l’eterno respirare tra fare e contemplare, ricercare e trovare, di arte e vita tutta.

‒ Diana Gianquitto

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Diana Gianquitto

Diana Gianquitto

Sono un critico, curatore e docente d’arte contemporanea, ma prima di tutto sono un “addetto ai lavori” desideroso di trasmettere, a chi dentro questi “lavori” non è, la mia grande passione e gioia per tutto ciò che è creatività contemporanea.…

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