Pandemia e musei. Intervista a Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte

A poche settimane dalla riapertura dei musei in zona gialla, abbiamo intervistato Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli, per farci raccontare visione e progetti dell’istituzione per affrontare le restrizioni imposte dalla pandemia

Museo di Capodimonte Foto di Alessio Cuccaro
Museo di Capodimonte Foto di Alessio Cuccaro

Poco più di un mese fa, l’ultimo Dpcm emanato dall’ex Governo Conte sanciva la riapertura dei musei nelle regioni italiane in zona gialla, dopo un periodo di chiusura di oltre due mesi a causa dell’aumento dei contagi da Covid-19 e delle conseguenti misure restrittive messe in vigore per contrastarne la diffusione. Durante la chiusura delle istituzioni museali, sono state molte le voci dei professionisti del settore che in coro si sono rivolte al Ministro della Cultura Dario Franceschini affinché fossero riaperti i musei, come l’appello lanciato dal direttore artistico del Museo Novecento di Firenze Sergio Risaliti e firmato da oltre 80 direttori, critici, curatori, artisti, galleristi e collezionisti.

LA RIAPERTURA DEI MUSEI IN ZONA GIALLA

I musei in zona gialla hanno finalmente riaperto le loro porte al pubblico, anche se in maniera parziale: le recenti disposizioni in materia infatti prevedono l’apertura solo nei giorni feriali, con chiusura prevista il sabato e la domenica. Decisione, questa, che ha suscitato non poche perplessità nel mondo della cultura, tanto che AMACI – Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, ha inviato una lettera all’allora Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al Ministro Dario Franceschini sottolineando come “questa riapertura parziale rischi di penalizzare ulteriormente il loro ruolo e la loro funzione sociale, mettendo a rischio la sostenibilità, non soltanto economica e finanziaria, per molti di essi. I musei e i luoghi di cultura non sono tutti uguali tra loro. AMACI chiede che i musei e i loro rappresentanti vengano coinvolti nella valutazione sulle riaperture di questi luoghi in relazione, non soltanto all’indice del contagio, ma anche alla densità della popolazione e alla media annuale dei visitatori, in modo che possano essere fatte tutte le valutazioni necessarie affinché riescano a mantenere vivo il legame con il proprio pubblico e con il proprio territorio”.

Sylvain Bellenger
Sylvain Bellenger

MUSEI E PANDEMIA. INTERVISTA AL DIRETTORE DEL MUSEO E REAL BOSCO DI CAPODIMONTE SYLVAIN BELLENGER 

Riaperti da poche settimane, in che modo i musei stanno affrontando la pandemia e come si apprestano ad affrontare le sfide che li attenderanno in futuro? Per rispondere a queste domande, abbiamo intervistato Sylvain Bellenger, direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte a Napoli, al quale abbiamo chiesto quante persone hanno visitato il Museo da quando è stato riaperto, quali misure vengono adottate per garantire una visita in sicurezza, quali mostre e iniziative vengono proposte al pubblico. Sottolineando come, nei momenti di difficoltà, i musei abbiano il compito di contribuire al benessere della comunità non solo dal punto di vista culturale ma anche sanitario.

Da quando è stato riaperto, quante persone hanno visitato il Museo? Alcuni giorni della settimana sono più gettonati rispetto ad altri?

Abbiamo avuto 2119 visitatori fino a metà febbraio 2021. Un pubblico di residenti che si concentra maggiormente nei giorni di giovedì e venerdì. 

Quali misure state adottando per garantire al pubblico una visita in sicurezza?

Gli ingressi al Museo e Real Bosco di Capodimonte sono contingentati in modo da poter accogliere in totale sicurezza il pubblico in uno spazio che è già di per sé molto ampio: la Reggia-museo è un edificio di 15mila metri quadrati con 124 gallerie suddivise su tre piani. Il pubblico accede al museo prenotando la visita tramite l’app Capodimonte, liberamente scaricabile su App Store e Google Store, attraverso la quale è anche possibile ascoltare le musiche della mostra Napoli Napoli, di lava, porcellana e musica, oppure tramite il sito del concessionario di biglietteria www.coopculture.it. 

Quali attività state proponendo ai visitatori?

Oggi chi viene a Capodimonte può visitare al prezzo pieno di 10 euro tutta la collezione e ben sei mostre in una condizione che definirei privilegiata, quasi intima, a contatto diretto con le opere: Napoli Napoli, di lava, porcellana e musica (fino al 19 settembre 2021), Santiago Calatrava. Nella luce di Napoli (fino al 25 luglio), Luca Giordano, dalla Natura alla Pittura (fino all’11 aprile), la mostra focus del ciclo Incontri Sensibili dell’artista tedesca Christiane Lohr, Francesco Jacovacci. L’Ottocento e la pittura di storia (fino all’11 aprile) del ciclo di mostre-focus L’Opera si racconta e Paolo La Motta. Capodimonte incontra la Sanità (fino al 19 settembre). I giovani al di sotto dei 18 anni non pagano e quelli tra i 18 e i 25 anni pagano solo 2 euro.

Qual è la risposta del pubblico?

Davanti a una simile offerta culturale, la risposta del pubblico è senz’altro positiva. I numeri delle presenze non sono ovviamente paragonabili a quelli degli anni precedenti, considerando l’assenza dei turisti stranieri, delle scolaresche e la chiusura nei weekend, ma la mia politica culturale non è mai stata guidata dal termometro dei numeri, piuttosto mi interessano i risvolti socio-culturali che le nostre azioni ed esposizioni possono avere.

Capodimonte, a Napoli

Durante il periodo di chiusura del Museo, il Real Bosco ha continuato a essere aperto al pubblico. In che modo avete continuato ad accogliere i fruitori del Parco?

Il Real Bosco di Capodimonte è il vero polmone verde della città di Napoli frequentato ogni anno da circa 3 milioni di visitatori che qui vengono per fare sport, rilassarsi o semplicemente fare una passeggiata. Ognuno ritrova qui il proprio rapporto con la Natura e questa pandemia ci ha mostrato con grande chiarezza l’urgenza di avere un maggior rispetto verso di essa e di orientare le nostre politiche in un’ottica davvero sostenibile. Il Real Bosco è un ecosistema complesso in cui si ritrovano 400 diverse specie vegetali e vivono un centinaio di specie di uccelli e altri animali, tra cui tassi e volpi. Nei primi giorni di febbraio abbiamo liberato un falco pellegrino e un gheppio, insieme al servizio veterinario dell’Asl Napoli 1 Centro di Napoli che li aveva salvati e recuperati, ed è stata davvero una grande emozione nonché un bel segnale incoraggiante per questo 2021, ancora in salita.

In Svizzera e in Francia, i direttori di musei hanno inviato lettere ai propri governi per esortarli a riaprire i luoghi della cultura, affermando che l’arte è necessaria per il benessere mentale della collettività soprattutto nei momenti di crisi. Il Museo e Real Bosco di Capodimonte sta contribuendo al benessere della comunità non solo dal punto di vista culturale ma anche sanitario: infatti avete offerto gli spazi della Fagianeria come sede vaccinale della città di Napoli. Come è nata questa decisione?

Arginare il contagio da Coronavirus nel più breve tempo possibile con la vaccinazione di massa non solo è necessario me è doveroso da parte di tutti. Ecco perché siamo lieti di offrire gli ampi spazi del Real Bosco di Capodimonte per contribuire a questa battaglia sanitaria. Insieme al direttore dell’Asl Napoli 1 Centro Ciro Verdoliva abbiamo individuato l’ampio edificio della Fagianeria come una delle sedi vaccinali per la campagna che riguarda tutti i cittadini, a sostegno del Piano Nazionale di Vaccinazione Covid-19. È una grande occasione per far sentire, proprio in un momento difficile, che la cultura e la storia della città di Napoli può essere protagonista anche per garantire salute. E anticipo che a breve piantumeremo, insieme all’Asl Napoli 1 Centro, una magnolia, una pianta sempreverde con delicati fiori bianchi che annunciano la primavera, per rendere omaggio a medici e infermieri che in maniera instancabile hanno lottato e lottano ogni giorno per cercare di salvare la vita e curare i malati di Covid. Un’istituzione culturale come il Museo e Real Bosco di Capodimonte svolge un importante ruolo sociale e ha il dovere di stare vicino alla sua comunità sia nei momenti di crescita economica ma soprattutto in quelli di difficoltà come questi. 

Da quando sono stati riaperti i musei in zona gialla, si discute spesso della misura che prevede la loro chiusura nei weekend. Crede che una eventuale apertura dei musei durante i fine settimana, in questo momento, possa effettivamente rappresentare un rischio per la salute dei visitatori e dello staff dei musei?

Le condizioni di visita dentro i musei sono sicure (ingresso contingentato, gel igienizzanti lungo il percorso di visita, mascherine e distanziamento), ma ho grande rispetto per le decisioni governative per la pandemia che va presa molto seriamente, sia per le conseguenze sanitarie sia economiche che sta causando. Le autorità sanitarie hanno dati sui contagi e fanno proiezioni sulla curva epidemiologica e se la chiusura nel weekend dei musei, limitando la circolazione delle persone, può aiutare il contenimento del contagio, io lo rispetto molto, specialmente in questa fase in cui la presenza delle varianti del virus, inglese e sudafricana particolarmente diffusive, possono mettere la rischio la campagna vaccinale, vera via d’uscita da questo incubo.

Quanto e perché sarebbe importante tenere i musei aperti anche il sabato e la domenica?

C’è un mondo pre-Covid e un mondo post-Covid del quale non abbiamo ancora piena conoscenza. Sicuramente la crescita illimitata, motto degli anni passati, non avrà la stessa risonanza in quelli che abbiamo davanti.

– Desirée Maida 

www.museocapodimonte.beniculturali.it

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Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.