Biennale di San Paolo compie 70 anni. Ecco come sarà la mostra

Non sarà la Biennale di Venezia, ma è una manifestazione davvero storica. E c’è anche molta Italia nel team curatoriale della Biennale che festeggia quest’anno 70 anni dalla sua fondazione.

La trentaquattresima edizione della Biennale di São Paulo Faz escuro mas eu canto– che ha già avuto il suo avvio a febbraio 2020 con la mostra personale di Ximena Garrido-Lecca e la performance di Neo Muyanga, seguite dalla collettiva Vento al Bienal Pavilion – esploderà ora col programma espositivo previsto dal 4 settembre al 5 dicembre 2021. Ecco come sarà.

– Giorgia Basili

http://www.bienal.org.br

1. BIENNALE SAN PAOLO. IL CONCEPT CURATORIALE

La biennale richiama nel titolo i versi di una poesia dello scrittore brasiliano Thiago de Mello che nel 1962 tentava di inviare un messaggio di speranza in un periodo di gravi disordini politici. L’idea chiave alla base dell’edizione è ripresa dal testo del filosofo Edouard Glissant Poetics of Relation: l’identità si forma nella relazione, non nell’isolamento. Proprio seguendo questo presupposto, la Fundação Bienal de São Paulo con il suo presidente José Olympio da Veiga Pereira propone ben 91 artisti, il roster più ampio finora, con una grande rappresentanza di artisti indigeni. Altra tematica essenziale per l’edizione è il ruolo che assume il canto nella resistenza personale a situazioni traumatiche e allarmanti. Il curatore Jacopo Crivelli Visconti, che si avvale del supporto di Paulo Miyada e dei Guest curators Carla Zaccagnini, Francesco Stocchi e Ruth Estévez, parte quindi più che da una tematica precisa da un quadro curatoriale che si articolerà anche nelle seguenti macro-aree: dislocamento di persone; esperienza indigena; messa in discussione del genere e dell’identità.

2. 70 ANNI DI BIENNALE

Già a luglio, con Bienal: há 70 anos, você não sai você si festeggia il settantesimo anno dalla prima edizione della Biennale che risale al 1951. Nel corso delle 33 edizioni scorse hanno partecipato alla manifestazione 140 paesi, 11.500 artisti o collettivi d’artista, più di 70,000 opere d’arte e 8.5 milioni di visitatori. Lo scorso 3 luglio è stato quindi lanciato il primo episodio di una serie di podcast che andranno a ripercorrere la storia della Biennale, un film documentario del regista Carlos Nader e una linea del tempo lunga 4 metri e mezzo che si piega e dispiega come fosse una fisarmonica. Il programma espositivo raggiungerà il suo apice il 4 settembre con l’inaugurazione di una grande collettiva al Padiglione Ciccillo Matarazzopiù una serie di esposizioni personali in istituzioni partner diffuse nella città.

3. HIGHLIGHTS SULLE PARTECIPAZIONI

 

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 Molto atteso sarà il solo show di Frida Orupabo (Norvegia, 1986) al Museu Afro Brasil. L’artista prelevando immagini dal web se ne appropria, le manipola fino a realizzare collage digitali di forte impatto emotivo che pongono sotto i riflettori l’oggettivizzazione del corpo delle donne di colore. Segue la mostra al Centro Cultural São Paulo di Jota Mombaça (1991, Brasile) che si definiscono un “bicha non binario”. Nelle loro performance, il corpo sfida la bianchezza eterosessuale maschile cisgender imposta come standard universale, indagando il contesto queer brasiliano. Inoltre, è in programma il solo show di Beatriz Santiago Muñoz (1972, San Juan, Puerto Rico) che con i suoi video ed installazioni amplia i limiti di ciò che è inteso come cinema. Prendendo Puerto Rico come punto di partenza, contribuisce a creare un immaginario caraibico decolonizzato. Anche per Regina Silveira, nota per i suoi lavori sulle ombre e sulle distorsioni luminose, è prevista una mostra personale al Museu de Arte Contemporânea da Universidade de São Paulo (MAC USP). Nelle serie Dilatáveis e Simulacros l’artista, appropriandosi di fotografie di stampe diffuse in Brasile, studia i segni iconici che impregnavano l’immaginario nazionale politico e culturale del regime dittatoriale, concentrandosi sulla fallacia e l’ambiguità delle promesse di felicità al popolo.

4. Il GROUP SHOW

Belkis Ayón, La Cena [The supper], 1991 Photo: José A. Figueroa. Courtesy of the Belkis Ayón Estate
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Giorgia Basili
Giorgia Basili (Roma, 1992) è laureata in Scienze dei Beni Culturali con una tesi sulla Satira della Pittura di Salvator Rosa, che si snoda su un triplice interesse: letterario, artistico e iconologico. Si è spe-cializzata in Storia dell'Arte alla Sapienza con una tesi di Critica d'arte sul cinema di Pier Paolo Pasolini, letto attraverso la lente warburghiana della Pathosformel. Collabora con diverse riviste di settore prediligendo tematiche quali l’arte urbana e il teatro, la cultu-ra e l’arte contemporanea nelle sue molteplici sfaccettature e derive mediali. Affascinata dall’innesto del visivo con la letteratura, di tea-tro e mitologia, si dedica alla scrittura di poesie per esprimere la propria sensibilità e il proprio pensiero estetico-critico su ciò che la circonda.