La grande retrospettiva di Ulay allo Stedelijk Museum di Amsterdam. Le immagini della mostra

Duecento opere raccontano la vita e l’arte di Ulay, in una mostra che ripercorre la sua ricerca nell’ambito della fotografia e della performance art

Ulay, S'he, 1973–1974, Original Auto Polaroid, type SX 70, 7.9 x 7.9 cm. Courtesy ULAY Foundation
Ulay, S'he, 1973–1974, Original Auto Polaroid, type SX 70, 7.9 x 7.9 cm. Courtesy ULAY Foundation

Si intitola Ulay Was Here la grande retrospettiva – la prima realizzata dopo la sua morte – recentemente inaugurata allo Stedelijk Museum di Amsterdam e dedicata a Frank Uwe Laysiepen. (Solingen, 1943 – Lubiana, 2020), noto in tutto il mondo come Ulay, scomparso lo scorso marzo. 200 opere, di cui molte mai esposte prima, ripercorrono la vita e la carriera del celebre artista, tra i pionieri della fotografia Polaroid e tra i principali esponenti della body art e della performance, forma d’arte, quest’ultima, approfondita per molto tempo insieme alla compagna Marina Abramović.

Ulay, Diamond Plane, 1974, Original Auto Polaroid, type 107, 8.5 x 10.8 cm. Courtesy ULAY Foundation
Ulay, Diamond Plane, 1974, Original Auto Polaroid, type 107, 8.5 x 10.8 cm. Courtesy ULAY Foundation

FOTOGRAFIA E PERFORMANCE NELLA RICERCA DI ULAY 

Attraverso la pratica fotografica, Ulay ha investigato temi legati ai concetti di identità attraverso il suo stesso corpo: l’autoritratto era per lui uno strumento per esplorare dal punto di vista sociale le questioni di genere, e un esempio di questa peculiare ricerca è la serie Polaroid S’he, in cui l’artista si presenta metà uomo e metà donna. Un’indagine, quella portata avanti da Ulay, che lo ha condotto a riflettere su cosa significhi essere “l’altro”, da intendersi non soltanto come un altro genere ma anche come una minoranza. Nel corso del tempo, la pratica fotografica di Ulay è diventata sempre più performativa, e il risultato di questa evoluzione è FOTOTOT, una serie di performance del 1975 e del 1976 con cui l’artista ha esaminato criticamente la natura transitoria e mutevole dell’identità fotografica e il fenomeno del pubblico. La performance nel corso del tempo ha avuto il sopravvento sulla fotografia, e il risultato di questo cambiamento è l’azione del 1976 Irritation – There Is a Criminal Touch to Art. Intense e frutto di una esasperata ricerca sono le performance realizzate insieme a Marina Abramović, con la quale ha dato vita a opere diventate pietre miliari della storia dell’arte contemporanea: tra tutte, Relation in Space, la prima realizzata insieme dalla coppia in occasione della Biennale di Venezia 1976; la “scandalosa” Imponderabilia del 1976, in cui Ulay e Abramović, nudi, stavano immobili sulla porta d’ingresso della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna; Rest Energy (1980), in cui Marina regge un arco e Ulay ne tende la corda, tenendo tra le dita una freccia puntata sul petto di lei; e poi il celebre addio sulla Muraglia Cinese.

LA MOSTRA DI ULAY ALLO STEDELIJK MUSEUM 

Ulay Was Here esamina l’intera opera dell’artista, focalizzando l’indagine su quattro temi chiave della sua vita e del suo lavoro: la sua attenzione alla performance e agli aspetti performativi della fotografia; la ricerca sull’identità e il corpo come medium; l’impegno e l’interesse verso temi sociali e politiche; il suo rapporto con Amsterdam, la città in cui ha vissuto e lavorato per quattro decenni. La mostra comprende fotografie, Polaroid (in bianco e nero e a colori, di diverso formato), sculture, proiezioni video e fotografiche di performance, materiale documentario. Ecco alcune immagini delle opere in mostra.

– Desirée Maida 

Amsterdam // fino al 18 aprile 2021
Ulay Was Here
Stedelijk Museum
www.stedelijk.nl

ACQUISTA QUI il libro “Whispers: Ulay on Ulay”

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Desirée Maida
Desirée Maida (Palermo, 1985) ha studiato presso l’Università degli Studi di Palermo, dove nel 2012 ha conseguito la laurea specialistica in Storia dell’Arte. Palermitana doc, appassionata di alchimia e cultura giapponese, approda al mondo dell’arte contemporanea dopo aver condotto studi sulla pittura del Tardo Manierismo meridionale (approfonditi durante un periodo di ricerche presso la Galleria Regionale della Sicilia di Palazzo Abatellis) e sull’architettura medievale siciliana. Ha scritto per testate siciliane e di settore, collaborato con gallerie d’arte e curato mostre di artisti emergenti presso lo Spazio Cannatella di Palermo. Oggi fa parte dello staff di direzione di Artribune e cura per realtà private la comunicazione di progetti artistici e culturali.