La Paestum di Gillo Dorfles

Una grande mostra nella Torre 28 Arte Contemporanea di Paestum per ricordare Gillo Dorfles, a due anni dalla scomparsa.

Gillo Dorfles. La sua Paestum. Exhibition view at Torre 28 Arte Contemporanea, Parco Archeologico di Paestum e Velia, 2020. Courtesy MMMAC – Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea, Paestum
Gillo Dorfles. La sua Paestum. Exhibition view at Torre 28 Arte Contemporanea, Parco Archeologico di Paestum e Velia, 2020. Courtesy MMMAC – Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea, Paestum

Gillo Dorfles. La sua Paestum. Con questo titolo decisamente indicativo del rapporto che Gillo Dorfles (Trieste, 1910 – Milano, 2018) ha intavolato negli anni con l’antica città della Magna Grecia, il MMMAC – Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea nato nel 1993 dalla passione di Maria Cristina Di Geronimo e Pietro Lista (il museo è oggi rigorosamente diretto da Nuvola Lista, curatrice della mostra) disegna, nella Torre 28 Arte Contemporanea, il lungo racconto di questo nostro indimenticabile “critico del gusto”, così amava spesso definirsi, con un locus amoenus appunto, dove “la voglia di dipingere e di scrivere viene eccitata […]”: perché in questo luogo, lo raccontava proprio lui nel 2010 a Ugo Di Pace, “l’atmosfera è prodigiosa”, l’“ambiente”, la “campagna”, hanno “una qualità talmente eccezionale che incita alla creazione”.

LE OPERE DI GILLO DORFLES

Organizzata in collaborazione con il Parco Archeologico di Paestum e Velia, il cui direttore, Gabriel Zuchtriegel, si è immediatamente impegnato a promuovere con slancio e passione l’evento, la grande mostra raccoglie, nel suo percorso, ceramiche e sculture, opere pittoriche, gioielli, lavori di grafica a tiratura limitata e un ampio ventaglio di materiali miocinetici (quanto erotismo nelle opere) che sono per Dorfles alla base della creazione artistica.

Gillo Dorfles. La sua Paestum. Exhibition view at Torre 28 Arte Contemporanea, Parco Archeologico di Paestum e Velia, 2020. Courtesy MMMAC – Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea, Paestum
Gillo Dorfles. La sua Paestum. Exhibition view at Torre 28 Arte Contemporanea, Parco Archeologico di Paestum e Velia, 2020. Courtesy MMMAC – Museo Materiali Minimi d’Arte Contemporanea, Paestum

DORFLES. LA MOSTRA A PAESTUM

Divisa in cinque macrosezioni in base a tecniche e materiali, tutte corredate di testi scritti dallo stesso Dorfles, questa esposizione si presenta, dopo quella di Milano e dopo Essere nel tempo al Macro di Roma, come la più completa analisi non solo del Dorfles pittore, e pittore non più clandestino da quando Cristina Di Geronimo lo invitò a realizzare un numero monografico per le edizioni Taide (siamo tra il 1985 e il 1986), ma anche di un pensiero che si è sempre contraddistinto per chiarezza e per una particolare linea estetica che ha privilegiato, sin dalle lezioni della Western Reserve University di Clevelant (1955), il disadorno, il disarmonico, l’asimmetrico, l’intuitivo, l’intervallare (non dimentichiamo il suo intervallo perduto del 1980 e non dimentichiamo che Il ritorno della pausa era il numero da lui curato nel 1982 della rivista Taide Materiali Minimi), il diastemico e tutto quel particolare materiale miocinetico che ha definito e puntualizzato e precisato, proprio in occasione della nascita del MMMAC (1993) a cui ha sempre creduto fermamente, come materiale minimo. “[…]. Tutte le scorie che lo scrittore strappa al suo poema […], tutti i minuti arabeschi che il pittore cancella con le sovrapposte stesure di colore; tutti i ripensamenti poetici, musicali, pittorici, che rimangono lettera morta destinata al cestino dell’immondizie, sono invece spesso le uniche germinali intuizioni da cui può prendere l’avvio l’opera autentica […]”, aveva scritto nel 1982.

TRA UN VINO DI NOME GILLO E UN VIDEO INEDITO

Gillo Dorfles all’anagrafe era Angelo Eugenio. Gillo, nome con cui tutti lo ricordiamo, era per lui un “nomignolo”: e per questo, ad esempio, quando il visionario imprenditore cilentano Giuseppe Pagano gli prospettò l’idea di imbottigliare un vino prezioso e chiamarlo semplicemente Gillo, ci volle pensare un po’, prima di dare un parere positivo al vino e alla linea le cui etichette sono tutte disegnate e firmate, appunto, da Dorfles.
In mostra i disegni originali di queste etichette e delle bottiglie sono poste al piano terra, esattamente di fronte alle ceramiche e alle sculture, per restituire anche il forte legame che Dorfles ha avuto con il design e la sua estetica.
Imperdibile, al piano terra, è un video inedito, una cosa mai vista in cui Dorfles è colto, tra gli ambienti del MMAC e lo studio di Pierpaolo Lista dove andava a lavorare in estate, almeno fino al 2016, nell’atto di dipingere.

Antonello Tolve

Evento correlato
Nome eventoGillo Dorfles. La sua Paestum
Vernissage17/09/2020 ore 16
Duratadal 17/09/2020 al 17/11/2020
AutoreGillo Dorfles
CuratoriAntonello Tolve, Nuvola Lista
Generearte contemporanea
Spazio espositivoPARCO ARCHEOLOGICO DI PAESTUM
IndirizzoVia Magna Grecia, 919 - 84047 - Capaccio Paestum - Campania
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Antonello Tolve
Antonello Tolve (Melfi, 1977) è titolare di Pedagogia e Didattica dell’Arte all’Accademia Albertina di Torino. Ph.D in Metodi e metodologie della ricerca archeologica e storico artistica (Università di Salerno), è stato visiting professor in diverse università come la Mimar Sinan Güzel Sanatlar Üniversitesi, la Beǐjin̄g Yuy̌ań Daxué, l’Universitatea de Arta si Design de Cluj-Napoca e la Universidad Central de Venezuela. Critico d’arte e curatore, è stato commissario in diverse giurie internazionali. Tra i suoi libri si ricordano “Gillo Dorfles. Arte e critica d’arte nel secondo Novecento” (La Città del Sole, 2011), “ABOrigine. L’arte della critica d’arte” (PostmediaBooks, 2012), “Ubiquità. Arte e critica d’arte nell’epoca del policentrismo planetario” (Quodlibet, 2013), “La linea socratica dell’arte contemporanea. Antropologia Pedagogia Creatività” (Quodlibet, 2016), “Istruzione e catastrofe. pedagogia e didattica dell’arte nell’epoca dell’analfabetismo strumentale” (Kappabit, 2019), “Me, myself and I. Arte e vetrinizzazione sociale ovvero il mondo magico del selfie” (Castelvecchi, 2019), “Atmosfera. Atteggiamenti climatici nell’arte d’oggi” (Mimesis, 2019). Ha curato con Stefania Zuliani il volume di Filiberto Menna, “Cronache dagli anni settanta. Arte e critica d'arte 1970-1980” (Quodlibet, 2017) e, con S. Brunetti, “Il sistema degli artisti. Collezione, conservazione, cura e didattica nella pratica artistica contemporanea” (Mimesis, 2019). Dal 2018 e Direttore della sede romana della Fondazione Filiberto e Bianca Menna e dal 2014 è curatore della Gaba.Mc – Galleria dell’Accademia di Belle Arti di Macerata.