Schiavo Zoppelli Gallery: la galleria di Milano si trasforma in luogo di produzione artistica

Un salotto da tornare a vivere e frequentare anche al di là dei momenti frettolosi da vernissage. È la nuova identità di Schiavo Zoppelli Gallery (ex Federica Schiavo Gallery) che si trasferisce a Nolo e da settembre ospiterà residenze d’artista e nuovi progetti. L’intervista.

Federica Schiavo e Chiara Zoppelli
Federica Schiavo e Chiara Zoppelli

È partita nel 2009 da una galleria a pochi passi da Piazza Navona a Roma e dopo sette anni ha aperto una nuova sede a Milano, dietro l’elegante zona di Corso Venezia. La Federica Schiavo Gallery ora cambia di nuovo, e non solo sede. Diventa la Schiavo Zoppelli Gallery (annettendo così nel titolo entrambi i cognomi delle due socie) e si sposta qualche chilometro più a nord di Milano, in via Martiri Oscuri 22, nella vivace Nolo. Dietro a questo cambiamento c’è l’ambizione di includere nello spazio della galleria anche delle residenze d’artista, che partiranno a settembre facendo della Schiavo Zoppelli un centro di produzione d’arte e laboratorio di idee continuativo. Ne abbiamo parlato con la gallerista Chiara Zoppelli, che ci ha raccontato tutti i dettagli.

Come mai avete scelto di trasferirvi?
La location è stata strumentale alla scelta che c’era a monte, quella di vivere la galleria in un modo diverso. Assieme a tutti i colleghi galleristi abbiamo notato che c’è sempre più distrazione da parte del pubblico rispetto alla vita della galleria.

Ovvero? Spiegaci meglio.
Sicuramente tutti i nostri opening sono sempre stati molto frequentati, però è una frequentazione che spesso si limita a quel frangente. C’è poco dialogo durante tutto il resto del periodo della mostra, in particolare con i collezionisti. Purtroppo le persone hanno sempre meno tempo (e non ne facciamo assolutamente una colpa, né intellettuale né di interesse nei confronti della nostra galleria!). Andare agli eventi fa parte della vita milanese.

Come stanno le cose, invece, dal vostro punto di vista?
La vita di galleria noi l’abbiamo sempre vissuta in maniera molto intensa. Abbiamo un gruppo di artisti della stessa generazione, italiani e stranieri – soprattutto da quando ci siamo spostati a Milano – che sono cresciuti con la galleria, si conoscono molto bene e sono molto spesso in contatto tra di loro, a prescindere dalle collettive a cui partecipano. Questa vita che noi vivevamo molto intensamente non riuscivamo a trasmetterla ai collezionisti in modo adeguato.

E cosa avete fatto in merito?
Per rendere più esplicita questa modalità di galleria, fatta di quotidianità, abbiamo deciso di coinvolgerli con noi dentro la nostra realtà. Siamo andati a cercare uno spazio che fosse più lontano dal centro, e abbiamo scoperto un quartiere vivace e interessante.

Veniamo alla nuova galleria di via Martiri Oscuri 22. Come sarà?
La struttura è divisa in due loft adiacenti con uno spazio centrale comune: da una parte ci siamo noi con la galleria, e dall’altra ci sono gli artisti.

Chi saranno gli artisti in residenza a settembre?
Posso rivelarti che sicuramente a settembre ci saranno Patrick Tuttofuoco e Andrea Sala con i loro studi. Gli altri due nomi, però, non li posso ancora svelare…

Quali sono gli altri progetti in cantiere?
Stiamo curando gli ultimi dettagli sull’apertura della nostra galleria a settembre. Inizialmente, il progetto era inaugurarla ad aprile sotto consueto il appuntamento di Miart, ma come sappiamo tutto è stato spazzato via e abbiamo dovuto posticipare di mesi.  Stiamo anche programmando una mostra in autunno.

Ci puoi anticipare qualcosa anche riguardo a questa mostra?
Daremo inizio a un progetto in cui quasi tutti i nostri artisti lavoreranno insieme pur da location diverse. Non si tratta di un group show, bensì di una mostra curata dagli artisti, dove si metterà a fuoco questo essere in collegamento continuo tra di loro. Questo ci permetterà di avere una mostra dove tutti saranno presenti, tutti saranno in studio senza esserlo fisicamente.

Quindi? Stiamo parlando di una mostra digitale?
Sarà un progetto molto particolare: una mostra in presenza e contestualmente anche una mostra online.

Ma veniamo a un’altra importante novità: il nuovo nome della galleria.
La galleria ora cambia nome. Avremmo potuto farlo già da tempo, ma non lo abbiamo fatto perché credevo fortemente nella necessità di dare valore a tutto il lavoro che Federica aveva fatto a Roma per tanti anni. Però sono una socia a tutti gli effetti e quindi abbiamo pensato che questo fosse il momento giusto per includere anche il mio nome. Tuttavia, non cambia nulla nel modo in cui la società viene gestita e organizzata.

Tornando al modo di vivere diversamente la galleria d’arte. La pandemia ha portato via la vecchia abitudine di girare di evento in evento solo in occasione dei vernissage. Ora tutto questo non si può più fare, bisogna prendere appuntamento, fare le cose con più calma. Forse proprio ciò che auspicavate da tempo?
Noi in qualche modo siamo stati premonitori: avevamo già da tempo il desiderio che la nostra galleria diventasse un salotto, un punto di incontro e di amicizia, anche di scambio costante nel tempo. In un certo senso, avevamo anticipato ciò che le circostanze oggi ci obbligano a fare.

-Giulia Ronchi

www.schiavozoppelli.com

Instagram: SchiavoZoppelliGallery
Facebook: Schiavo Zoppelli Gallery

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.