La nuova galleria d’arte di Torino è un appartamento dove le opere si espongono in cucina, bagno e camera da letto

Nerina Ciaccia e Antoine Levi hanno la loro galleria a Parigi e da qualche anno avevano aperto una seconda sede a Milano. Ora quest'ultima chiude perché i due hanno deciso di trasferirsi a Torino in uno spazio del tutto peculiare. Da settembre 2026 la Galleria CiacciaLevi aprirà di fronte alla Mole

Era il 2013 quando Antoine Levi, dopo tante esperienze in primarie gallerie d’arte in giro per l’Europa, decise di aprire la sua galleria nel quartiere di Belleville a Parigi assieme alla collega, socia e compagna di vita Nerina Ciaccia. Dopo 7 anni lo spostamento da Belleville al Marais, vicinissimo al Centre Pompidou, e successivamente l’apertura della seconda sede a Milano nel 2022 e il cambio di nome definitivo in CiacciaLevi.

Nerina Ciaccia e Antoine Levi. Photo Luigi Fassi
Nerina Ciaccia e Antoine Levi. Photo Luigi Fassi

Nuovo spazio a Torino per la galleria d’arte CiacciaLevi

Oggi una nuova evoluzione: resta dov’è la galleria di Parigi, ma la branca italiana si sposta da Milano a Torino in uno spazio assolutamente particolare e con un progetto che è professionale ma anche di vita, sia per i due galleristi ma anche per gli artisti da loro rappresentati. Abbiamo chiesto a Nerina e ad Antoine di raccontarci le novità che da settembre 2026 li vedranno protagonisti nel capoluogo piemontese. Ecco l’intervista.

Lasciate Milano dopo quattro anni e mezzo piuttosto attivi. Proviamo a ripercorrerli?
Innanzitutto abbiamo sviluppato un ciclo di mostre ed eventi di cui siamo estremamente felici. Oltre all’attività della galleria, siamo stati anche parte del board di MAC (Milano Art Community), esperienza che ci ha permesso di esplorare e approfondire il tessuto artistico della città. Grazie a questo percorso abbiamo avuto, tra le altre cose, l’opportunità di esporre un’opera molto significativa di Alina Chaiderov nello straordinario scrigno della Sala della Griselda del Castello Sforzesco. Il lavoro sviluppato a Milano ha inoltre portato all’attuale mostra personale di Romane de Watteville presso l’Istituto Svizzero e, prossimamente, alla personale di Leonardo Devito all’ICA Milano il prossimo ottobre.

Sembra un bilancio positivo. Perché lasciare la città allora?
Non lasciamo Milano: ci sono troppi amici e realtà che amiamo perché possa diventare un capitolo chiuso. Tuttavia, dopo un ciclo così intenso, è nata la volontà di mettere alla prova — sempre in una prospettiva di lungo periodo — le nostre attività a Torino, una città per noi molto significativa.
Nel corso degli anni abbiamo inoltre avuto modo di lavorare in diversi contesti italiani: a Lecce attraverso la mostra collaborativa Palai; a Napoli, ospiti di Tiziana Di Caro; e più recentemente a Genova con la mostra Quattro esercizi di presenza, organizzata insieme a Laura Garbarino. Sarebbe superfluo ribadire la nostra affinità con l’Italia: è un territorio che ci conosce e che desideriamo conoscere sempre più a fondo. A Milano restano ancora moltissime cose da fare; per questo continuerà a essere un contesto fondamentale in cui lavorare e crescere.

Leonardo Devito, Piccola fontana, 2024
Leonardo Devito, Piccola fontana, 2024

Il legame con Torino di CiacciaLevi

Perché proprio Torino? Avevate un legame con la città lavorativo o personale?
Siamo nati professionalmente a Torino tra il 2005 e il 2010, lavorando con la galleria Galleria Franco Noero e con a.titolo. È anche la città in cui ci siamo conosciuti. Il nostro ritorno ha quindi un valore certamente professionale — del tutto naturale per chi conosce il nostro percorso — ma anche profondamente sentimentale: è, a tutti gli effetti, una scelta di vita. Dal momento della nostra partenza, nel 2010, fino a oggi, siamo tornati a Torino innumerevoli volte, mantenendo sempre vivi i rapporti con chi ci aveva accolto e accordato fiducia e amicizia. Torino rappresenta per noi un punto di irradiazione, tanto geografico quanto personale. Le istituzioni della città — dalla GAM Torino al Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, fino alla Pinacoteca Agnelli — così come curatori, galleristi e collezionisti, ci sono sempre stati vicini. Tra le nostre prime fiere c’è stata Artissima, che ci ha accompagnati e sostenuti nel tempo. Da alcuni anni, tra l’altro, siamo parte del comitato di selezione: un’esperienza estremamente stimolante che ha contribuito ad alimentare il desiderio di tornare in città. A Torino abbiamo inoltre lavorato per alcuni anni sull’archivio dell’artista Nene Martelli, figura profondamente legata alla propria città e animata da una straordinaria intensità vitale. Ripercorrere i suoi itinerari in automobile tra Parigi e il Piemonte — che erano, in fondo, autentici viaggi d’amore — è stata un’esperienza di rara intensità. Da qualche anno, inoltre, il giovane artista fiorentino Leonardo Devito, che rappresentiamo, ha scelto di vivere a Torino. Potergli essere più vicini sarà per noi motivo di grande entusiasmo, così come lo è stato — e continuerà a esserlo — il rapporto con Francesco Gennari a Milano.

Insomma una scelta ponderatissima e strategica…
Una scelta viscerale, naturale e logica, ma anche necessaria per la crescita della galleria.

A Milano avete fatto debuttare con successo di recente la fiera Paris Internationale che gestite assieme ad altre gallerie. Sposterete a Torino pure lei?
Paris Internationale Milano è un progetto che sognavamo da tre anni. È stato stimolante lavorare con le professionalità del territorio e pensiamo che la città ci abbia accolto più che calorosamente. No, non abbiamo nessuna intenzione di spostare la fiera altrove infatti questa avrà una seconda edizione nel 2027, sempre a Milano.

Con quale approccio vi siete messi alla caccia del nuovo spazio di Torino?
Cercavamo un luogo molto centrale a Torino, ma non soltanto. Desideravamo uno spazio fortemente connotato, nel quale poterci riconoscere e che, in qualche modo, ci somigliasse. Se la nostra galleria ha sempre cercato una linea fatta di retaggi, trasmissioni e ibridazioni, anche il locus in cui evolvere doveva riflettere questa identità, così come noi dovevamo avvicinarci al suo spirito.

E allora svelateci l’indirizzo…
La galleria torinese prenderà forma nell’attico al sesto piano di un edificio leggendario come la Bottega d’Erasmo, capolavoro degli architetti Roberto Gabetti e Aimaro Isola in Via Gaudenzio Ferrari, ai piedi della Mole Antonelliana. L’edificio venne costruito tra il 1953 e il 1956 su un lotto distrutto dai bombardamenti, secondo uno stile allora molto discusso, definito “Neoliberty”: un linguaggio architettonico nato dall’incontro di forme e riferimenti eterogenei ma, al tempo stesso, profondamente orientato verso l’innovazione. Ecco lo spazio insolito da cui ripartiremo da zero modulando e rimodellando il lavoro degli artisti.

Una galleria d’arte che è anche casa

Che identità e che sapore avrà questo spazio?
Laddove spesso ci si aspetta dalle gallerie un white cube o uno spazio di gusto borghese, la nostra visione desidera invece radicarsi maggiormente nelle particolarità della città, nelle sue forme eterogenee, armoniche e disarmoniche insieme. Traslare semplicemente ciò che facciamo a Parigi non ci interessa, così come non ci interessa “fare i parigini” a Torino. Crediamo sia importante entrare in relazione con la città in cui una galleria si installa, adattandosi alla sua natura senza per questo tradire i propri istinti e le proprie intuizioni. La Bottega d’Erasmo rappresenta una delle peculiarità più emblematiche di Torino: un manifesto della sua capacità di guardare verso strade future mantenendo solide radici nella tradizione. Ed è, in fondo, anche il modo in cui immaginiamo una galleria — la nostra galleria.

Questo ambiente sarà sia la galleria sia la vostra casa…
La storia delle gallerie meriterebbe una vera enciclopedia. Molti esempi ci hanno ispirati, in particolare le gallerie installate all’interno di abitazioni private: pensiamo a Lucio Amelio e soprattutto a Margherita Stein a Torino, figure verso le quali nutriamo la più profonda deferenza. Vivere con le opere e prendersi il tempo necessario sembrano oggi atteggiamenti quasi anti-commerciali, o comunque inadatti all’ultra-velocità del presente.

C’è un tema sul ruolo della galleria oggi. In un momento di profonda transizione…
La globalizzazione del mestiere di gallerista è stata probabilmente inevitabile, ma ha anche imposto una ritmica incessante di eventi che si intrecciano e si sovrappongono senza sosta. Molte gallerie sono diventate degli anti-luoghi, destinati ad accogliere un flusso continuo di pubblico effimero, piuttosto che veri carrefours di incontri, spazi di convivialità e di scambio.

Ci sarà un vero spazio espositivo oppure si esporrà proprio… In casa?
Desideriamo utilizzare la casa nella sua interezza come spazio espositivo: la camera da letto, la cucina, il bagno, i balconi, la terrazza. Vorremmo persino coltivare le fioriere già presenti nello spazio. Non si tratta però di mettere l’ambiente domestico al servizio di una presentazione filistea dell’opera d’arte, come semplice simulazione della sua collocazione nella casa di un collezionista. Gli spazi della casa-galleria non sono grandi, e non cercavamo alcuna folie des grandeurs. Aspiravamo piuttosto a una dimensione facilmente gestibile, a misura di un’attività capace di intrecciare il privato e il professionale con elasticità e, soprattutto, con una libertà totale. L’attico della Bottega d’Erasmo è inoltre circondato da balconate: il dialogo tra interno ed esterno sarà per noi un terreno di confronto particolarmente stimolante.

Ibuki Inoue, Sleep, eat, and swim again, 2024
Ibuki Inoue, Sleep, eat, and swim again, 2024

Resterà comunque operativa la vostra sede di Parigi?
Assolutamente sì: Parigi è stata, ed è destinata a rimanere, la base della galleria. Torino sarà piuttosto un’estensione organica delle nostre attività, senza per questo replicare o scimmiottare il programma parigino. Negli ultimi anni, a Milano, avevamo sviluppato un ciclo di eventi dedicati alla produzione di multipli e di edizioni d’artista; desideriamo proseguire questo lavoro anche a Torino, poiché ci interessa molto il modo in cui le pratiche degli artisti possano essere tradotte in formati più accessibili e diffondibili. Come già accadeva a Milano, predisporremo inoltre all’interno della casa uno spazio libreria dedicato a cataloghi, pubblicazioni ed edizioni.

Quando arriverà la prima mostra? E di chi sarà? Prevedete già delle attività in vista della prossima edizione di Artissima?
Siamo quasi pronti: l’apertura è prevista per la metà di settembre. La mostra d’apertura riunirà infatti tutti gli artisti della galleria, attraverso opere nuove oppure lavori precedenti che, in un certo senso, raccontano la nostra storia iconografica. Tornare a Torino è per noi un sentimento forte, quasi passionale. E ci è sembrato naturale esprimere questa emozione attraverso la presenza di tutti gli artisti con cui condividiamo il nostro percorso. Con ogni probabilità inaugureremo poi una nuova mostra in occasione di Artissima. Abbiamo già diverse idee, ma non sentiamo l’urgenza di annunciare o rivelare tutto immediatamente. Venite a trovarci, proprio sotto la Mole.

Massimiliano Tonelli

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Massimiliano Tonelli

Massimiliano Tonelli

È laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena. Dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Direttore editoriale del Gambero Rosso dal 2012 al 2021. Ha moderato e preso parte come relatore a…

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