Spagna riapre. L’11 maggio riaprono le gallerie ma i grandi musei restano chiusi

La Spagna verso la riapertura parziale della cultura. Dalla prossima settimana graduale ritorno alla normalità per le gallerie d’arte. Ma i grandi musei restano chiusi.

Prado, la Galleria Centrale - Copyright Museo del Prado
Prado, la Galleria Centrale - Copyright Museo del Prado

A Madrid le gallerie d’arte potrebbero rialzare le saracinesche a partire dall’11 maggio, così come la maggior parte dei piccoli esercizi commerciali. Con l’entrata in vigore della prima fase della cosiddetta “desescalada”, il governo autorizza un graduale ritorno alla normalità purché si seguano le norme di igiene e i protocolli di sicurezza; per i locali pubblici (bar e ristoranti, ma anche musei e monumenti) ciò significherebbe permettere l’ingresso solo al 30% della massima capienza di pubblico. Peccato che, dal punto di vista logistico e della redditività, una riduzione drastica degli ingressi in molti casi – soprattutto per musei grandi e piccoli – non sia sufficiente per rimettere in moto l’intera macchina dell’accoglienza del pubblico e significhi ulteriori perdite di carattere economico, mancando per ora in Spagna, come del resto in tutt’Europa, la presenza fondamentale del turismo straniero che rappresenta circa il 60% dell’affluenza totale. Senza dichiarazioni ufficiali, infatti, le direzioni dei grandi musei nazionali hanno fatto sapere alla stampa locale di non avere intenzione, per il momento, di riaprire i battenti. Prado, Reina Sofia Thyssen dall’11 maggio si limiteranno a riorganizzare il personale interno e le strutture di accoglienza, in attesa di riaprire alle visite esterne durante le fasi successive della graduale e asimmetrica riapertura generale del Paese. Forse a fine maggio; più probabile, si dice, ai primi di giugno.  

Enrique Tejerizo e Paloma González della Galleria F2
Enrique Tejerizo e Paloma González della Galleria F2

GALLERIE DI MADRID, VOGLIA DI RIAPERTURA CON CAUTELA

Diverso il clima nelle gallerie d’arte contemporanea della capitale, dove malgrado le preoccupazioni per le conseguenze economiche e sociali della crisi sanitaria, un pizzico di ottimismo e di energia positiva si percepiscono. Alcuni annunciano già via mail la data di riapertura, anche se per il momento solo con appuntamento.  Dopo oltre cinquanta giorni di chiusura, la prospettiva di poter riaprire senza dubbio ci rianima”, spiega Manuel Fernández-Brasa, presidente di ArteMadrid, associazione che riunisce le principali gallerie d’arte contemporanea della città, e portavoce del Consorzio delle gallerie spagnole. “La circostanza è complessa, piena di incertezze: meglio la cautela e una politica di piccoli passi. L’importante per me è che tutte le gallerie madrilene siano in condizioni di riprendere l’attività: ciascuno lo farà secondo tempi e modalità proprie, ma per fortuna non mi risulta si prevedano chiusure definitive”.  Le gallerie d’arte, in realtà, sono una tipologia di piccolo commercio che, generalmente, non è mai affollato se non durante le vernici delle mostre. “Nel panorama generale di imprese che lavorano a contatto con il pubblico, destinate per ora alla paralisi, noi perlomeno siamo in grado di adattarci. La galleria è uno spazio asettico, dove si possono ammirare le opere d’arte in totale sicurezza, mantenendo facilmente le norme di igiene e il cosiddetto distanziamento sociale”. 

Galleria Fernández Braso Madrid, esposizione Carmen Calvo
Galleria Fernández Braso Madrid, esposizione Carmen Calvo

MADRID: IVA E RIAPERTURA, LA PAROLA AI GALLERISTI

L’idea è di tornare gradualmente alla normalità lavorando per promuovere i nostri artisti”, spiega Enrique Tejerizo, titolare della Galleria F2 insieme con Paloma González, “senza grandi eventi e rinunciando alle inaugurazioni. Siamo ottimisti: i collezionisti hanno voglia di riavvicinarsi all’arte; molti proprietari ci hanno spontaneamente ridotto il canone d’affitto; e gli aiuti economici pubblici sono già in marcia”. Durante l’emergenza Covid l’assessorato alla Cultura e turismo della Comunità di Madrid ha creato una commissione straordinaria per la gestione di 545mila euro destinati all’acquisto di opere d’arte a gallerie madrilenee ad artisti residenti nella regione non rappresentati da una galleria. Simili iniziative anche in Andalusia, Catalogna, Galizia e nella Comunità Valenciana, con linee di sovvenzione e investimenti diretti per alleviare le perdite economiche del settore culturale ed editoriale.  Lo IAC, Istituto per l’Arte Contemporanea, associazione indipendente di galleristi, artisti, curatore professionisti della gestione culturale, ha realizzato inoltre un’inchiesta fra i suoi iscritti per quantificare le reali perdite economiche del settore durante e dopo l’emergenza Covid-19. E ha offerto il proprio appoggio alle amministrazioni pubbliche locali per facilitare la fase di ripresa.
Anche il Consorzio delle gallerie spagnole ha avanzato varie proposte di collaborazione al governo”– aggiunge Fernández-Braso. “L’ideale per noi sarebbe ridurre l’Iva del 21% per l’acquisto di opere d’arte, eliminare le tasse di esportazione e incentivare attraverso aiuti pubblici la partecipazione delle gallerie spagnole alle fiere internazionali. Ci vorrebbe poi un’adeguata legge sul mecenatismo, che in Spagna attendiamo ormai invano da troppo tempo”.
Linee di credito e misure straordinarie sono stati annunciate di recente dal ministro della Cultura José Manuel Rodríguez Uribe, per lo più rivolte a sostenere la disoccupazione dei lavoratori di cinema, teatro e musica. Per le arti visive, un milione di euro saranno destinati all’acquisto di opere, alla promozione e sviluppo di progetti di innovazione digitale per la diffusione dell’arte spagnola in ambito internazionale. Interessante infine l’aumento del 5% nella deduzione fiscale (dal 35 al 40%) per favorire la solidarietà e il mecenatismo privato. 

Manuel Fernández Braso y obra de Rosa Brun
Manuel Fernández Braso y obra de Rosa Brun

L’ARTE COME MEZZO DI SOLIDARIETÀ

Per quanto riguarda il futuro”, spiega Manuel Fernández-Braso, “sarebbe auspicabile considerate l’arte, e la cultura in generale, un mezzo fondamentale per la crescita e la solidarietà umana. Rivedere le strategie commerciali di una galleria in termini meno invasivi, concentrandosi sulla promozione dell’arte sul proprio territorio e compensando con la comunicazione virtuale la corsa a viaggi o alla partecipazione ad eventi di carattere internazionale”. A questo proposito, conclude il presidente di Arte Madrid, “vorrei inviare un messaggio di solidarietà e di affetto a tutti i colleghi delle gallerie italiane, con alcuni dei quali abbiamo partecipato ad ArcoMadrid, l’ultimo evento fieristico del settore prima della chiusura totale a causa della pandemia”.  

-Federica Lonati

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Federica Lonati, nata a Milano nel 1967, diploma di Liceo classico a Varese, si è laureata nel 1992 in Lettere Moderne alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Cattolica di Milano con una tesi dedicata all’opera lirica e alla sua riproducibilità audiovisiva (Comunicazioni Sociali). Giornalista professionista dal 1997, dai primi anni Novanta collabora con “La Prealpina”, quotidiano di Varese, scrivendo soprattutto di teatro, opera lirica e musica classica. Dal 1995 è assunta nella redazione di “Lombardia Oggi”, settimanale di attualità, spettacoli e tempo libero, allegato domenicale al quotidiano “La Prealpina”. Redattore ordinario fino all’agosto del 2005, si occupa delle pagine di arte, musica classica e attualità in generale. Dal settembre 2005 vive a Madrid. Dalla Spagna ha scritto articoli per “Libero”, “Qui Touring”,”Il Corriere del Ticino”, “Il Sole 24 Ore” e “Grazia”. Tra il 2008 e il 2011 ha collaborato con “Agrisole”, supplemento settimanale del “Sole 24 ore”, realizzando cronache e reportage dedicati all’economia agricola spagnola.