Basta incolpare gli artisti! Luigi Presicce risponde a Roberto Ago (e viceversa)

La replica di Luigi Presicce alle serie A, B e C della pittura italiana stilate da Roberto Ago. E un invito a non prendersela unicamente con gli artisti se il loro lavoro non è all’altezza delle aspettative.

A sinistra, Alessandro Pessoli; a destra, Dashiell Manley
A sinistra, Alessandro Pessoli; a destra, Dashiell Manley

Caro Roberto,

ormai sono anni che non ci vediamo, da quando c’era Brown e tu eri un artista come noi. La mia ragazza mi ha letto i tuoi articoli e io per certi versi li ho anche apprezzati. Siamo cresciuti in quel clima milanese da quattro soldi e questo lo leggo nelle tue righe. Di fatto quello che dici è la sacrosanta verità e lo pensano tutti e se lo dicono tra di loro, questo te lo posso garantire anche se vivo da molti anni fuori dalla bolla milanese, in un auto esilio di lusso (non economico, ma di benessere).
Bando alle ciance, come si direbbe qui nella Toscana vernacolare, il problema della serie A, B, C, ecc. non sussiste, perché, come ci tengo a sottolineare da anni, l’Italia, e io non per ultimo, gioca un campionato parrocchiale: hai presente quando al catechismo si facevano le squadre e si giocava nel campetto con il manto d’asfalto della chiesa? Questa è l’idea che mi sono fatto negli anni, ma non è solo la mia, è forse questa l’immagine reale che puoi riscontrare quando vai a stare per lunghi periodi a New York, dove non solo non ne vogliono sapere degli italiani, ma non sanno minimamente chi sia Roccasalva, addirittura, italiani che stanno lì non sanno chi è, e noi, per quanto lo riteniamo bravo, non sarà mai al pari di uno qualsiasi che prendi in esame sfogliando Art Now per esempio. Se uno dice Mamma Andersson, tutti sanno chi è e che fa, se dici Jorge Pardo, uguale! Se dici qualsiasi degli italiani, escluso Cattelan o Stingel, difficilmente vedrai nei volti qualcosa che non sia un grande punto interrogativo… Perfino la Beecroft, dopo essere comparsa sul primo volume di Art Now, è stata irrimediabilmente cancellata nel secondo volume… E sappiamo tutti perché.
Pessoli, sì, lavora a Los Angeles e Anton Kern ogni tanto gli fa una personale… Ma, se vai, negli Stati Uniti la personale te la fanno ogni anno, non ogni tanto. Di concreto ci sta che essendo stato uno dei pochi italiani (con un reale mercato internazionale) a comparire su Vitamin P, questo lo rende un possibile artista come Mamma Andersson per intenderci.
Ciò detto, senza cadere in inutili classificazioni o peggio ancora classifiche (che scolastico è dir poco), farei un mea culpa, se abbiamo un ruolo in questa disfatta, cercherei di identificare chi ha creato questo sistema dell’arte scolapasta italiano, che le colpe non cadano sempre e solo sugli artisti. Io lo so per certo che, se mi dai la spinta, salto 4 metri e mi metto in competizione con altri che nel mondo saltano 4 metri, se non me la dai salto lo stesso perché altrimenti soffoco, ma salto quello che posso, con le mie risorse da italiano figlio di pescatore. Non ne faccio una questione di classe sociale ovviamente, ma non credo che Vezzoli abbia fatto il cameriere per pagarsi gli studi a Londra come l’ho fatto io per pagarmi una miserabile accademia a Lecce.
Quindi, senza perderci di nuovo, vorrei capire chi sono i mandanti, c’è un cadavere che cercava di fare onestamente il suo lavoro e qualcuno gli ha sparato alle spalle. Chi ha commissionato questo delitto? Dove sono finiti tutti i buoni propositi dei favoriti, dei cadaveri d’eccellenza, chi è che ha scritto le regole di questo fallimento? Le accademie che non hanno mai insegnato nulla a nessuno, Garutti compreso? I critici che non criticano? Le gallerie che ti fanno morire di fame e ti fregano i lavori? I collezionisti che comprano solo opere da 1000 euro (che poi ci paghi l’affitto una volta e tutto torna come prima)? I musei che non ti fanno una mostra se non paghi tu le spese? I giornali che danno spazio a chiunque di NON esprimere la propria opinione, riportando solo i fatti e stando attenti a non offendere nessuno di quelli che pagano la pubblicità? Lo stato che non ha ancora avuto tempo per inquadrare la nostra posizione, neanche fiscalmente? Insomma, basta incolpare solo gli artisti, che poi mi si deprimono e finisce tutto in miseria. Ti scrivo io, solo perché sono uno che per anni non se ne è stato nel suo studio chiuso (come molti di quelli che non hanno mai partecipato al dibattito culturale di questo Paese), ma ha mosso qualcosa e continua a farlo in un dialogo continuo con gli altri. Non mi piace che molti artisti si lamentino di non essere rientrati nella “classifica” quando poi i responsabili veri restano impuniti. Ribadisco, ti scrivo io perché ti conosco di persona e so che molte cose che dici sono vere, ma non bisogna infierire univocamente sugli artisti. Tu perché hai smesso? Perché non lo racconti? Io mi infurio con questo Paese quando qualcuno smette, anche se molti dovrebbero almeno farsi un esame di coscienza.

Luigi Presicce

LA CONTROREPLICA DI ROBERTO AGO

Caro Luigi,
ti devo una replica, con piacere e anche in onore dei vecchi tempi.
I due focus sulla pittura italiana d’inizio secolo non segnano un atto d’accusa agli artisti, semmai al nostro non-sistema dell’arte. Però qualche responsabilità è anche loro. Forse ti e vi è sfuggito che la Serie C da me individuata non vale una bocciatura, ma un possibile trampolino di lancio. Si tratta di una selezione di professionisti che dovrebbero solo aggiustare il tiro, non rivolgersi a un diverso passatempo. Male indirizzati per differenti motivi, possono ambire a un riconoscimento nazionale e anche oltre, ma è necessaria l’umiltà di riconoscere i limiti attuali e mettersi in discussione; l’orgoglio al contrario li farà proseguire indisturbati nel limbo del quale si lamentano. Se poi ho dimenticato qualcuno di pari livello, magari è per gusti personali, comunque di Serie C parliamo…
Più in generale, credo di avere abbastanza esperienza e preparazione da permettermi qualche suggerimento non agli artisti, ma all’italico operatore in genere, e mi sembra opportuno non sprecare tale opportunità, vista la situazione. Oltretutto le mie lezioni, come penso avrai compreso, intrecciano critica d’arte e critica dei modi di produzione, qualcosa che un curatore, un critico e un maestro d’arte non possono vantare, perché manca loro ora l’una, ora l’altra prospettiva. Contrariamente a quanto sostiene qualcuno, l’arte si può e si deve insegnare, soprattutto al prossimo perché con se stessi funziona meno. Perché non ne approfittate, invece di cedere all’orgoglio ferito? Ti assicuro che decine di studenti d’accademia e di storia dell’arte mi hanno scritto grati per quanto appreso, qualcuno è addirittura salito su un treno per incontrarmi e non mancano i dibatti nelle aule (e fuori, evidentemente). So perfino di una mia esegesi citata in un’aula di diritto internazionale in Cattolica, il che segna un inconsueto indice di gradimento anche per Artribune. I malumori di alcuni pittori per un paio di lezioni non cancellano gli attestati di stima e gratitudine che le mie polemiche lezioni vanno riscuotendo, prendetene atto.
Tornando alle tanto vituperate Serie A, B e C, non rappresentano nemmeno una classifica, ma una metafora logistica circa i tre livelli di notorietà e/o abilità che un artista può occupare in un mondo dell’arte globalizzato. È la realtà a essere tripartita, non io, mentre non mi pare un’allucinazione il fatto che nessuno dei pittori di Serie C abbia un riconoscimento di livello nazionale e internazionale. La media ponderata tra i due parametri significa che, in genere (dunque non sempre), a una certa notorietà corrisponde una pari abilità. Le eccezioni in un senso e nell’altro ci sono, ma i maldestri sovraesposti, in Italia, sono ben di più dei geni incompresi, te l’assicuro. David, Pessoli e Roccasalva invece sono bravi e infatti lavorano all’estero. Roccasalva, tra gli altri, con Kordanski e De Carlo: non scherziamo. Che sia bravo lo sostengo da tempi non sospetti, mentre molti operatori riuscivano a vedere solo le somiglianze con De Dominicis, le quali rappresentavano ai loro occhi un’onta imperdonabile e non il segreto del suo attuale successo. Non sarà Stingel o Mamma Andersson ma direi che ci mettereste tutti la firma, o no?
Vuoi i mandanti della grande disfatta? Dei pittori con i loro limiti si è detto ampiamente, mancano all’appello i loro mentori. Più che con me dovreste prendervela con quei sedicenti esperti che sono i vostri curatori, i quali prima illudono gli artisti di chissà cosa, salvo accorgersi poco tempo dopo che quel qualcosa non ingrana. Perché non fate le pulci a loro? Perché possono fare carriera nonostante le numerose cantonate che prendono, mentre voi dovete ridimensionare la vostra potenza di fuoco fino a soccombere? Se pure tale potenza è quella di una miccetta, perché vi siete fatti illudere che fosse dinamite? Dove sono le vostre personali museali? Coscienza critica è sapere quel che si vale per poterglielo rinfacciare ora al rialzo, ora al ribasso. Scusa ma passo la patata bollente a voi e a loro, io ho la sola colpa di fare delle tristi analisi dell’esistente, che colpa non è. Dateci dentro a mettere in discussione l’operato sia vostro che dei vostri mentori, altrimenti tanto vale abbandonare quell’oratorio che tristemente evochi, ma che è tale per tutti i suoi frequentatori, voi compresi.
A tal proposito, non ho smesso di fare l’artista, sono stato per così dire invitato a occupare diversamente il mio tempo, per tanti motivi ma anche in sintonia con la mia vocazione, che prevede un commercio soprattutto con i libri. Così ho preso una seconda laurea in filosofia, in attesa di quella magistrale e predisponendomi a scrivere i miei, di libri. Tra di essi, quelle Lezioni di critica che ben conosci e che devono prima toccare quota cento. Nel frattempo, appendere al muro qualche precipitato delle mie indagini iconografiche non mi dispiace affatto, peccato solo che le occasioni si siano parecchio diradate. Ma meglio così!
Un caro saluto, in locus al lupus!

– Roberto Ago

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AutoreLuigi Presicce
CuratoreRoberto Ago
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Luigi Presicce
Luigi Presicce nasce nel 1976 a Porto Cesareo, un porto peschereccio nei pressi di Lecce, in Puglia. A Lecce frequenta dapprima l’Accademia di Belle Arti, rinunciando però al titolo per continuare a formarsi da autodidatta. Vive e lavora fra Porto Cesareo e Firenze.