Stop alle mostre di arte contemporanea: la decisione de La Monnaie di Parigi

Dopo anni di brillante programmazione, con artisti rinomati della scena contemporanea, La Zecca parigina annuncia una svolta: dal 2020 saranno ospitati eventi e attività in direzione di moda, artigianato e tecnologie. Forse, anche una mostra sui fumetti di Asterix.

La Monnaie di Parigi ©Gilles Targat.
La Monnaie di Parigi ©Gilles Targat.

È la Zecca di Stato, il luogo dove viene prodotto l’euro francese, ma anche monete da collezione, medaglie e decorazioni. La Monnaie, inserita nella lista del patrimonio protetto dell’Unesco, è una delle istituzioni più antiche di Parigi, a due passi da musei come il Louvre e il Centre Pompidou. La sua apertura al mondo del contemporaneo ha prodotto negli ultimi anni mostre di gran richiamo (spesso aperte proprio durante la settimana di ottobre ormai considerata come la vera art week parigina), come la retrospettiva di Jannis Kounellis, Not afraid of Love di Maurizio Cattelan, Take me I’m yours di Christian Boltanski e Hans Ulrich Obrist (poi replicata nel 2017 all’HangarBicocca di Milano) e Chocolate Factory di Paul McCarthy. Molte di queste sotto l’egida di Chiara Parisi, direttrice artistica dell’istituzione per cinque anni e da poco nominata a capo del Centre Pompidou Metz. Nonostante questo brillante passato, La Monnaie decide ora di dire addio ai grandi nomi del contemporaneo. L’attività culturale non cesserà, ma concentrerà l’attenzione verso la storia della Zecca e attività come workshop e residenze.

Not Afraid of Love, Maurizio Cattelan. La Monnaie © Silvia Neri
Not Afraid of Love, Maurizio Cattelan. La Monnaie © Silvia Neri

LE NOVITÀ DE LA MONNAIE DI PARIGI

La decisione di cessare le mostre sul contemporaneo coincide con le dimissioni di Camille Morineau all’inizio di novembre: la curatrice, succeduta a Chiara Parisi (ve ne avevamo parlato qui), è da sempre conosciuta nel panorama culturale per la sua tempra femminista, che si era confermata nell’organizzazione di mostre come Women House e quella dell’artista britannica Grayson Perry Vanity, Identity, Sexuality. Attualmente in corso – e sarà l’ultima – quella di Kiki Smith, visitabile fino al 9 febbraio 2020. La retrospettiva di Jean Tinguely, invece, che avrebbe dovuto aprire le sue porte in seguito, è stata cancellata dalla programmazione. Per sempre, si intende. Il motivo trapelato pare essere che l’arte contemporanea non renda a sufficienza (nonostante l’ottima presenza di pubblico avuta), e che si voglia attrarre il pubblico con un dialogo più diretto, che riporti la storia della produzione delle monete al centro. A fare le veci della Morineau è al momento il direttore generale Marc Schwartz, il quale ha confermato l’intenzione di “facilitare la lettura dell’arte, rafforzare la coerenza tra programmazione e identità della zecca, migliorare i risultati economici, essere aperto a tutti e accogliere un pubblico più ampio”. La Monnaie, foraggiata dal Ministero delle Finanze di Parigi, si indirizzerà quindi verso altre forme di creazione (moda, artigianato, arti digitali), verso grandi eventi pubblici e workshop creativi. Inoltre, sarà aperto uno spazio dedicato alla realtà virtuale, saranno create residenze e istituito un nuovo premio, il Prix de la Monnaie de Paris. Il Journal des arts parla anche di una mostra a fumetti prevista per il prossimo anno che celebra i 60 anni di Asterix e porta il personaggio all’interno di spettacoli teatrali.

– Giulia Ronchi

https://www.monnaiedeparis.fr/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.