Pierre Huyghe alle Serpentine Galleries mostra il funzionamento del cervello umano

Immagini surreali in continuo movimento. E uno spazio espositivo invaso dalla polvere e dalle mosche. È Uumwelt, l’ultima mostra personale di Pierre Huyghe a Londra, che indaga il tema dell’intelligenza artificiale.

Pierre Huyghe: UUmwelt, Installation view, Serpentine Gallery, London, (3 October 2018 – 10 February 2019). Copyright Ola Rindal. Courtesy of the artist and Serpentine Galleries

Non voglio mostrare qualcosa a qualcuno, ma l’opposto: voglio mostrare qualcuno a qualcosa” ha affermato Pierre Huyghe (1962) a proposito del suo ultimo progetto, la mostra Uumwelt, allestita a Londra fino al 10 febbraio 2019. La dichiarazione, apparentemente criptica, è invece piuttosto precisa nel descrivere l’ambiente creato dall’artista francese negli spazi delle Serpentine Galleries: un ecosistema in continua mutazione, talmente complesso e instabile da mettere in crisi la stessa definizione di essere vivente e la tradizionale distinzione tra persone e cose.
Non nuovo a progetti di questo tipo – basti pensare all’installazione presentata all’ultima edizione di Skulpture Munster, una vecchia pista di pattinaggio trasformata in uno scenario post-umano – Huyghe stavolta è partito dalla scienza.

VISUALIZZARE L’ATTIVITÀ DEL CERVELLO

Con la collaborazione del neuroscienziato Yukiyasu Kamitani dell’Università di at Kyoto, l’artista ha chiesto ad alcune persone di sottoporsi a una risonanza magnetica mentre gli venivano mostrate determinate immagini, oppure gli veniva suggerito di pensare insistentemente a qualcosa. Il risultato di questi esami è stato poi interpretato da un software di intelligenza artificiale progettato per decodificare l’attività del cervello umano e tradurla in immagini. Si tratta di un genere di ricerca, questa, su cui numerosi laboratori scientifici nel mondo stanno sperimentando da anni; sono famose ad esempio le ricostruzioni delle immagini visualizzate nella mente durante la visione di un film realizzate da Jack Gallant all’Università di Berkeley.
Le immagini che Huyghe ha raccolto, e che espone in mostra, montate e in movimento su grandi schermi a LED, nascono quindi da un impulso umano, anche se sono state poi “lette” da una macchina. La visione dei video viene inoltre influenzata dall’ambiente espositivo – reso polveroso dalla vernice delle mostre precedenti scartavetrata e lasciata a terra – che muta seguendo i cambiamenti di luce, temperatura e umidità. Oltre che dalla presenza di uno spettatore inaspettato e non-umano: un nutrito gruppo di mosche, che nascono continuamente e si muovono all’interno della galleria.

MOSTRARE L’UOMO ALLE COSE

Con questo progetto Pierre Huyghe aggiunge un nuovo capitolo al giovane ma già ricchissimo filone di ricerca artistico sull’intelligenza artificiale, un filone che comprende opere di segno molto diverso, sia concettualmente che formalmente, accomunate dalla volontà di comprendere le ricadute psicologiche, sociali e culturali di questa tecnologia.
Mentre Christie’s mette all’asta un’opera realizzata da una AI e in giro per il mondo aprono mostre collettive e personali dove i protagonisti sono algoritmi intelligenti e reti neurali, Uumwelt (variazione della parola tedesca umwelt che significa ‘ambiente’) propone un cambio di prospettiva interessante: portando il cervello umano al centro della scena e rendendo il contesto espositivo  inospitale, propone una mostra che, idealmente, non si rivolge a un pubblico umano, ma piuttosto, con l’aiuto della tecnologia, “mostra l’uomo alle cose”.

– Valentina Tanni

Pierre Huyghe: UUmwelt
Serpentine Gallery, Londra
3 ottobre 2018 – 10 febbraio 2019
www.serpentinegalleries.org

 

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.