Villa Croce senza mostre e attività culturali: è la fine del museo di arte contemporanea?

Nubi nerissime si addensano su Villa Croce, il museo di arte contemporanea di Genova. Mostre programmate e non inaugurate, eventi collaterali non realizzati, sponsor che saltano e lo scioglimento del contratto tra Antonelli e il museo. Un clima incandescente che rende il futuro della storica istituzione e dei suoi lavoratori quanto mai incerto.

Villa Croce, Genova
Villa Croce, Genova

Non c’è pace per Villa Croce, il museo d’arte contemporanea di Genova, che da mesi vive una condizione che non ha precedenti nella storia museale italiana. Una querelle infinita iniziata il 18 gennaio con la decisione da parte di Open, la società che dovrebbe occuparsi dei servizi, di non aprire il museo al pubblicoa causa dello scarso numero di visitatori e di costi di gestione troppo alti rispetto agli incassi. Decisione arrivata all’improvviso, pochi giorni dopo l’insediamento di Carlo Antonelli, il nuovo curatore scelto in seguito ad un bando internazionale, la cui nomina è diventata effettiva a partire dal 1 gennaio 2018. Situazione paradossale che ha portato Antonelli e Anna Daneri, l’altra curatrice di Villa Croce, a non poter esplicare il proprio progetto curatoriale e a congelare il programma espositivo presentato in sede di concorso e, di fatto, mai realizzato. Mesi di lavoro saltati, mostre già programmate e non inaugurate, eventi collaterali non realizzati ed un clima incandescente che rende il futuro del museo e dei suoi lavoratori quanto mai incerto. E che rischia di buttare alle ortiche l’ottimo lavoro svolto negli ultimi anni anche dal curatore precedente, Ilaria Bonacossa, per riportare il museo all’interno del sistema dell’arte italiano.

I PROTAGONISTI DELLA VICENDA

Una vicenda che vede contrapposti da un lato la società che gestisce i servizi del museo, Open, e l’assessorato alla Cultura del comune di Genova e dall’altro il dipartimento curatoriale sostenuto da Amixi di Villa Croce, un’associazione culturale senza fini di lucro, nata nel 2013 per sostenere le mostre, gli eventi e le attività. I servizi di gestione della struttura sono stati affidati ad Open, una start-up fondata da Elena Piazza, Paola Inconis e Alessia Morglia, attraverso un bando, vinto nel 2016, per l’imprenditoria under 35 promosso da Fondazione Garrone (con il Comune di Genova e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura) con un piano di gestione che prevedeva attività e progetti fino al 2020. In base al bando la società dovrebbe gestire il servizio di accoglienza, biglietteria e information desk, di assistenza alla visita e controllo nelle sale, servizi complementari, anche di tipo commerciale, di mediazione, marketing, comunicazione, didattica. Costi di gestione troppo alti, a detta della società, che li ha portati – secondo quanto sostengono i curatori – prima ad introdurre un biglietto di ingresso alle mostre di 15 euro e poi a sospendere il servizio. Rendendo impossibili le attività del museo, a partire proprio dalle mostre. In mezzo c’è il comune, che tenta di cambiare rotta alla gestione. “Ritengo che la vicenda nel suo complesso sia un abuso di potere”, dichiara ad Artribune la curatrice Anna Daneri,che non tiene conto che Antonelli è curatore perché ha vinto un regolare bando di concorso con il nostro progetto. Siamo stati destituiti a mezzo stampa. Abbiamo saputo dal Secolo XIX del nuovo funzionario e delle intenzioni di usare il museo per esporre la collezione”.

LA MOSTRA SALTATA

“Doveva inaugurare oggi, 9 maggio, la mostra di Claire Fointane”, sottolinea la Daneri,“Una mostra importante, attesa, che avrebbe rappresentato la prima retrospettiva in un’istituzione museale italiana per il collettivo fondato a Parigi nel 2004 e che avrebbe riunito tutti i lavori concepiti a partire dall’idea di valore in relazione all’istituzione a Genova nel 1407 di uno dei primi istituti bancari al mondo, la Casa delle compere e dei banchi di San Giorgio. Un’esposizione, ideata in accordo con gli artisti, su cui abbiamo lavorato tanto e che siamo stati costretti a congelare per motivazioni indipendenti dalla nostra volontà. Nello specifico, dopo la rimozione della direttrice e responsabile della collezione Francesca Serrati, avvenuta il 1 marzo, è venuto a mancare l’anello di raccordo tra curatore e amministrazione comunale. Nonostante le ripetute richieste di come procedere nell’attivazione delle assicurazioni necessarie per i prestiti delle opere di Claire Fontaine non abbiamo ricevuto alcuna risposta e abbiamo dovuto congelare la mostra.  Come nessuna risposta è arrivata in merito alla proposta di prolungamento della mostra precedente “Vita, morte e miracoli. L’arte della longevità”, in considerazione dell’impossibilità di realizzare nei tempi previsti quella di Claire Fontaine”.

LE OFFESE OMOFOBE E IL RITIRO DI AMIXI

A gettare benzina sul fuoco su una situazione già di per sé difficile da risolvere, ci ha pensato un post sulla pagina Facebook del museo, poi rimosso, pubblicato da Mario Mondini, legale rappresentante di Open srl, che ha risposto con una battuta omofoba alle critiche del presidente degli “AmiXi”, Andrea Fustinoni. Un episodio sconcertante che tocca la sfera privata di una persona e che nulla a che fare con la gestione museale. “È solo l’ultima offesa in ordine temporale nei confronti dell’associazione”, sottolinea la Daneri raccontando dell’ennesimo scambio di accuse tra società di gestione e associazione, “In più occasioni, Open ha accusato AmiXi di aver tratto profitto dal museo, esponendo le collezioni private dei soci. In realtà quei prestiti si ascrivevano nell’intento di portare alla luce e rendere visibili al pubblico alcune delle più belle collezioni private presenti sul territorio”. In seguito all’inasprimento dei toni, AmiXi, che dal 2012 sostiene anche economicamente (nel 2018 era previsto un contributo di 30.500 euro) il programma artistico e alcune attività collaterali tra cui il sito, ha deciso di prendere le distanze a causa “dell’inesistente riscontro da parte dell’amministrazione comunale”. Infine la Daneri commenta: “In eredità lasciamo a Villa Croce la fermata del bus intitolata al museo, che nessuno prima di Antonelli aveva pensato di istituire”

LA POSIZIONE DI AMACI

Talmente grave la situazione di Villa Croce che è intervenuta anche Amaci, l’associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani che, appoggiando di fatto la posizione di Carlo Antonelli e di Anna Daneri, ha rilasciato la seguente dichiarazione.“Il Consiglio Direttivo di AMACI concorda sull’iniziativa di chiedere un incontro con l’Assessore di riferimento per ricevere informazione su quanto appreso dai media e per offrire la nostra disponibilità a contribuire a una proposta che salvaguardi il ruolo e l’importanza di Villa Croce, un ente che rappresenta un riferimento in una città di primo piano per le vicende dell’arte contemporanea italiana e che sarà certamente interessata a rafforzare l’identità culturale di Genova anche nella rilevanza istituzionale che l’Amministrazione intenderà garantire al proprio museo”.

LO SCIOGLIMENTO DEL CONTRATTO DI ANTONELLI

Solo pochi minuti fa è stato emesso un comunicato da Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura che scioglie il rapporto contrattuale tra Villa Croce e Antonelli. “A seguito delle divergenze con l’attuale Amministrazione del Comune”, si legge nella nota, “sulla linea di conduzione del civico Museo di Arte Contemporanea di Villa Croce, Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura e il dottor Carlo Antonelli sono giunti alla decisione in data 7 maggio di sciogliere consensualmente il contratto di consulenza a suo tempo stipulato per la curatela da parte del Dott. Antonelli delle mostre temporanee del suddetto Museo incluse nel programma ufficialmente approvato per l’anno 2018 e in quello previsto per il 2019”.

-Mariacristina Ferraioli

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia, Marie Claire Maison, Le Quotidien de l'Art. Ha conseguito un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano, è docente a contratto presso diverse istituzioni e fa parte del team curatoriale di ArtLine, progetto d’arte pubblica del Comune di Milano nel parco di CityLife.