L’artista e architetto argentino raggiunge il Wilhelm-Hack-Museum di Ludwigshafen con gli esiti di un progetto che combina arte, ecologia e scienza.

Let’s admit that there is nothing naïve about such a proposal: the construction of aerosolar polities is an experimental activity that recognizes the pain of the Earth, the struggles of its inhabitants, and the complexity of territorial politics; […] the real escapists are those who think we should just carry on with our art fairs and biennials”.
(Etienne Turpin, Aerosolar Infrastructure: Polities Above & Beyond Territory, in Becoming Aerosolar, 2015)

Le sculture di Tomás Saraceno (1973) volano senza peso nelle sale del Wilhelm-Hack-Museum di Ludwigshafen in Germania, il quale accoglie l’ultima delle sue visioni, nel mezzo tra sperimentazione e utopia, Aerosolar Journeys.
I progetti allestiti sono i risultati di una ricerca avviata circa dieci anni fa, con l’intento di esplorare le possibilità di una vita nello spazio, in un modo molto differente da come è stata concepita finora. Tra le opere corre un filo comune, quello di un’utopia che può compiersi nel futuro ma che ha già affondato le radici nei nostri giorni.
Il percorso condivide i propri passi con le ricerche del gruppo austriaco Haus-Rucker-Co di Günter Kelp Zamp e Laurids Ortner, di Raumlabor di Berlino, di Olafur Eliasson; infatti sembra erediti da costoro lo sguardo trasversale che ha sempre distinto questi geni radicali.
La sua utopica visione di museo volante si compone di tante tessere, dai progetti passati a quello più recente, come ad esempio 163,000 Light Years, 2016; Air-Port-Cities-cloud-City, 2010; Aerocene – Cloud Cities, 2015; Hybrid solitary semi-social musical instrument, 2015; Museo Aero Solar, 2009; e, anche se non presente, Orbit del 2013 sarebbe rientrato coerentemente all’interno della lista.

Tomás Saraceno. Aerosolar Journeys. Exhibition view at Wilhelm-Hack-Museum, Ludwigshafen 2017. Photo Erika Pisa
Tomás Saraceno. Aerosolar Journeys. Exhibition view at Wilhelm-Hack-Museum, Ludwigshafen 2017. Photo Erika Pisa

SCULTURE VOLANTI

L’ultimo progetto, avviato con questa rassegna, raccoglie gli esiti degli esperimenti passati per mutarli in esperienza diretta, aumentandone la portata e coinvolgendo il pubblico. In Aerocene, la condivisione è un valore e le connessioni sono necessarie affinché il processo abbia un seguito. L’idea trova la sua applicazione in un ambiente multidisciplinare, multiforme, dalle connotazioni ecologiche, sociali, architettoniche e psicologiche.
La partecipazione ad Aerocene richiede la costruzione di una delle sculture volanti dello stesso Saraceno, utilizzando i rifiuti di plastica, semplici sacchetti per la spesa, come pannelli di un padiglione leggero pronto a librarsi nell’aria, sollevato solo dal potere termico del Sole, trasportato dal vento, senza l’utilizzo di alcun genere di motore artificiale. Sono stati già testati dei prototipi a riguardo e nella giornata del 4 marzo 2017, in collaborazione con il museo di Ludwigshafen, è stato effettuato il lancio di tre sculture volanti nel cielo di Schönfelde: 51 Pegasi, Schellin ed Explorer Trio.

Tomás Saraceno. Aerosolar Journeys. Exhibition view at Wilhelm-Hack-Museum, Ludwigshafen 2017. Photo Erika Pisa
Tomás Saraceno. Aerosolar Journeys. Exhibition view at Wilhelm-Hack-Museum, Ludwigshafen 2017. Photo Erika Pisa

TRA ARTE E SCIENZA

Questo progetto però non vuole solo percorrere la strada dell’arte e rimanere, come tale, un’opera da collezione o un’installazione da mostrare, ma cerca il consenso della scienza per validare le proprie teorie alla luce di dati fisici (come pressione, qualità dell’aria, ecc.) da raccogliere durante i viaggi che verranno poi condivisi sulla rete. Tutti potranno accedere al database, che crescerà a partire dalle testimonianze di chi vi partecipa. La piattaforma open-source metterà in pratica quanto abbiamo imparato da 163,000 Light Years: ad esempio il fatto di appartenere a un sistema policentrico in cui ciò che conta è il rapporto tra i nodi, quindi tra gli individui.
I tasselli di un manifesto idealista disseminati negli ultimi dieci anni dall’artista e architetto argentino diventano prova oggi del fatto che un’utopia, a volte, può diventare realizzabile.

Nicola Violano

Ludwigshafen // fino al 30 aprile 2017
Tomás Saraceno – Aerosolar Journeys
WILHELM-HACK-MUSEUM
Berliner Straße 23
www.wilhelmhack.museum

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AutoreTomas Saraceno
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Nicola Violano
Nicola Violano (1989), laurea in architettura con massima votazione e tesi sui territori di cava e le strategie di rifunzionalizzazione di un comparto lapideo. Opera nell’ambito della progettazione architettonica e contribuisce alla didattica dei corsi di Composizione architettonica presso l’Università degli Studi G. d’Annunzio di Chieti-Pescara. Partecipa a numerosi workshop, tra cui OC International Summer School, le varie edizioni di Marmomacc-Stone Academy tenute in sedi differenti, Favelas con vista e altri. Espone alla Biennale di Venezia (2012) con un progetto sulle stratificazioni di Corinto, al Medi Stone Expo di Bari (2013) curando con Erika Pisa, Domenico Potenza e Marco Ragone la mostra su “Angelo Mangiarotti e la pietra di Apricena”, al MAC-Museo d’Arte Contemporanea di Lissone con il progetto Trita-Sapori selezionato per il Premio Lissone Design. Tra Italia e Germania, collabora con diverse testate, quali Artribune, Domus, Architettura di pietra, Archeologia Viva, AZ marmi e WOOmezzometroquadro, di cui è cofondatore. Oggetto delle ricerche attuali, guida anche per il lavoro condotto con Erika Pisa sull’installazione a Milano-Expo 2015 e i prodotti disegnati per alcune collezioni di design, è la temporaneità dall’archetipo.

2 COMMENTS

  1. Dunque una visione ecologica: sacchetti assemblati spinti dal vento o dal sole o qualcosa di simile. L’artista o chi ha scritto quest’articolo vorrebbe interpellare gli scienziati per avere una loro opinione. Ma cosa dovrebbero dire gli scienzati? E riguardo a che cosa?Sulla possibilità di sostituire aerei ed elicotteri con palle volanti ? Meglio i progetti di Saraceno piuttosto che le ricerche sull’Idrogeno? meglio del fracking? :)
    Non si vede proprio come si possa davvero prendere sul serio questi discorsi.
    Perchè non limitarsi a continuare a fare questi addobbi senza pretese teoriche difficilmente sostenibili?

  2. Panamarenko: non lo vedo citato in questo articolo, nonostante sia stato senz’altro una fonte di ispirazione per Saraceno e non solo…

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