C come cuore. Giovanni Gaggia a Ferrara

FabulaFineArt, Ferrara – fino al 30 gennaio 2017. C anche come corpo, consapevolezza, cucito, collettività. Queste sono alcune parole chiave alla base del lavoro di Giovanni Gaggia, che si muove tra fotografia, disegno, performance e scultura senza soluzione di continuità.

Giovanni Gaggia, Unus Papilio erat, 2008-13 – collezione privata – photo credits Matteo Cattabriga
Giovanni Gaggia, Unus Papilio erat, 2008-13 – collezione privata – photo credits Matteo Cattabriga

La galleria è aperta dallo scorso maggio, e il direttore creativo è Giorgio Cattani, artista egli stesso e guida di un comitato scientifico – cui partecipano Andrea del Guercio, Maria Letizia Paiato e Veronica Zanirato – che intende orientarsi verso un gruppo trasversale di artisti, senza limitazioni nella tipologia dei linguaggi adottati. Niente regole, solo attenzione ai migliori talenti e scelte oculate.
E l’ultima di queste scelte ha assegnato il ruolo da protagonista a Giovanni Gaggia, classe 1977, che nello spazio ferrarese espone lavori realizzati tra il 2001 e oggi. Un percorso che ha il suo centro nel cuore: quello che rappresenta la passione, ma anche quello propriamente anatomico, materico, intriso di sangue e sezionato in modo da farlo assomigliare a una farfalla. L’inizio della sua carriera ha visto l’interesse per la commistione, la fusione tra disegno e fotografia, con soggetti fortemente legati alla storia contemporanea e all’attualità: dalle immagini dello svenimento di Berlusconi, alle quali viene sovrapposto un particolare della deposizione di Cristo, a dei quarti di carne macellata che diventano, per via astratta, lo scenario urbano dell’attacco alle Torri Gemelle.

Giovanni Gaggia, Unus Papilio erat, 2008-13 – collezione privata – photo credits Matteo Cattabriga
Giovanni Gaggia, Unus Papilio erat, 2008-13 – collezione privata – photo credits Matteo Cattabriga

GLI ASPETTI PERFORMATIVI
Poi, la scoperta del proprio corpo, e del corpo come oggetto di performance e di video, mentre da un’ulteriore performance scaturisce quella ricerca sul muscolo cardiaco che dà luogo a calchi di cuori umani, a cuori imbalsamati e cuciti, a cuori che, appoggiati su un candido foglio di carta cotone, lasciano la loro impronta rossa, una macchia attorno alla quale pian piano si sviluppa il disegno di Gaggia, non senza richiami agli ex voto cattolici e ai rituali sciamanici.
Dalla performance al teatro il passo è breve, soprattutto quando si innesta alla musica elettronica di Stefano Spada, alla danza contemporanea e a un abito non indossabile ma dal forte potere evocativo, con la sua ricomposizione dei ritagli di stoffa.

Giovanni Gaggia, Inventarium – performance alla Galleria FabulaFineArt, Ferrara 2016 – photo credits Michele Alberto Sereni
Giovanni Gaggia, Inventarium – performance alla Galleria FabulaFineArt, Ferrara 2016 – photo credits Michele Alberto Sereni

USTICA: LA MEMORIA
Tuttavia, tra le ricerche più recenti, quella sulla strage di Ustica sembra aver permeato i pensieri e le riflessioni dell’artista, che ben conosce l’installazione di Christian Boltanski visitabile presso il Memoriale di Bologna. Qualcuno degli oggetti nascosti nelle casse nere agli angoli dell’hangar dove sono stati ricomposti i brandelli dell’aereo diventano, con Gaggia, protagonisti di delicatissimi disegni, così come le ultime parole pronunciate dal pilota. Ma è nel grande sudario grigio scuro che si concentra il significato di tutto, la memoria dei parenti delle vittime: “Quello che doveva accadere” ha lettere ricamate, ma l’ultima “e” è solo accennata, come la verità non ancora – forse mai – definita.
E anche quest’ultima serie non è solo opera, ma il risultato di azioni e di una collaborazione con il poeta Davide Quadrio che ha prestato i suoi versi, composti in volo come esercizio terapeutico: “Ho pensato che questi pensieri rotti, schizzi e visioni deliranti, fossero perfetti per accompagnare il processo di lutto di una strage”, dichiara il poeta.
Con un equilibrio tra azione performativa e disegno, con un richiamo, nel titolo, alle radici della nostra cultura, Giovanni Gaggia segue una linea che dal passato conduce al futuro.

Marta Santacatterina

Ferrara // fino al 30 gennaio 2017
a cura di Maria Letizia Paiato
FABULAFINEART
Via del Podestà 11
0532 098935
[email protected]
www.fabulafineart.com

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/58009/giovanni-gaggia-sequenslineam/

 

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Marta Santacatterina
Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte – titolo conseguito all'Università degli Studi di Parma con una tesi in Storia dell’arte medievale –, svolge da molti anni la professione di editor freelance per conto di varie case editrici ricoprendo anche, dal 2015 all’inizio del 2018, il ruolo di direttore editoriale del marchio Fermoeditore e della rivista collegata “fermomag”, sulla quale si è dedicata alle rubriche di arte, fotografia e mostre. Scrive per “Artribune” fin dalla nascita della rivista nel 2011, mentre più recenti sono le collaborazioni con il sito “Art&Dossier” – sul quale recensisce progetti allestiti in gallerie private –, con “La casa in ordine”, dove si occupa di designer emergenti e autoprodotti, e con la rivista “Dolcesalato”, su cui propone ai pasticceri suggestioni tratte dall'arte contemporanea. Scrive inoltre testi storico-artistici e sul fumetto per case editrici italiane (Giunti editore, Grafiche Step editrice ecc.) e statunitensi (Fantagraphics Books). Ha partecipato come giurata a concorsi di arte o fotografia e raramente cura delle mostre per artisti che riescono a convincerla grazie alla qualità dei lavori e alla solidità della loro poetica. Per la sede di Parma del Boston College, si occupa inoltre di attività di tutoring sull'arte contemporanea per studenti americani.