Il nuovo Museo delle Terme di Traiano a Roma rivela un incredibile mosaico e l’affresco con la “Città Dipinta”
Sotto quel che resta delle Terme di Traiano sul Colle Oppio, si scava dalla fine degli Anni Novanta. Così la Soprintendenza è arrivata a scoprire ambienti riccamente decorati di età neroniana-flavia, punta di diamante del nuovo museo civico. Per ora aperto gratuitamente solo nel weekend, su prenotazione
Rinvenuto solo nel 1998 durante scavi di recupero e pulizia nelle gallerie sotterranee del Colle Oppio, in corrispondenza dell’esedra sud-ovest delle antiche Terme di Traiano, l’affresco noto come la Città Dipinta fu realizzato in origine sulla facciata di un grande edificio pubblico, databile alla seconda metà del I secolo d.C.
Alle origini del Criptoportico delle Terme di Traiano sul Colle Oppio
Da oggi, l’affresco si scopre nel Parco del Collo Oppio (a breve distanza dal Colosseo), scendendo al livello inferiore del recinto termale, per accedere alla lunga galleria, larga più di 8 metri, comunemente nota come criptoportico, costruita dagli architetti di Traiano come camera di fondazione delle terme. Sul fondo, la presenza di un muro trasversale, con orientamento differente da quello delle strutture traianee che gli si appoggiavano, rivela la presenza di un edificio precedente: proprio quello che ha conservato per secoli un ampio tratto di intonaco affrescato con la raffigurazione di una città cinta da mura turrite. E non solo: nel 2004, un passaggio apertosi nella volta di copertura della galleria, in corrispondenza dell’edificio dell’affresco, rivelava un’ambiente retrostante la facciata, solo parzialmente interrato, profondo oltre 13 metri, che aveva conservato su una parete una grande porzione di mosaico figurativo, che, ancorché lacunoso, per raffinatezza e complessità della composizione è certamente uno dei mosaici parietali più preziosi arrivati ai giorni nostri dall’antichità.

Il nuovo Museo delle Terme di Traiano sul Colle Oppio
L’accesso alla galleria è il punto di forza dell’inedito Museo delle Terme di Traiano, un nuovo, suggestivo ingresso nel circuito dei musei civici di Roma, inaugurato mentre la campagna di scavo condotta dalla Soprintendenza prosegue per consolidare le scoperte degli ultimi anni, per dare evidenza degli incredibili traguardi già raggiunti. “Questo nuovo museo è frutto di un lavoro straordinario, accelerato tramite i fondi del PNRR – Caput Mundi”, sottolinea il sindaco Roberto Gualtieri in sede di presentazione alla stampa. Il Museo, con accesso dall’angolo tra via del Monte Oppio e via delle Terme di Tito, segnalato dalla presenza di una nuova biglietteria con bookshop già attivo, sarà regolarmente fruibile solo dopo una fase di necessario rodaggio per capire come regolare al meglio i flussi di visita in base alle particolari esigenze igronometriche del monumentale ambiente ipogeo che rivela dapprima la grande parete con decorazione musiva, e in fondo l’affresco con la città turrita. Per tutto il mese di settembre 2026, solo il sabato e la domenica, il sito sarà però aperto gratuitamente su prenotazione (allo 060608), per visite con gruppi di 15 persone, dalle 10 alle 12. A ottobre, un ulteriore step consentirà di aprire, con la stessa modalità, anche il venerdì, dalle 10 alle 16 (sei turni di visita), garantendo l’accesso anche alle scuole. Poi si vedrà come stabilizzare in modo permanente l’apertura del Museo, che resterà gratuito per i residenti di Roma e provincia.

L’esedra delle Terme di Traiano diventa anfiteatro per la città
Del percorso fa parte anche la riqualificazione dell’esedra delle Terme di Traiano, la più spettacolare porzione rimasta intatta del grande complesso progettato da Apollodoro di Damasco e inaugurato il 22 giugno del 109 d.C. (la data precisa si trova nei Fasti Ostiensi). “Il Colle Oppio dal 1871 è stata un’area monumentale riservata, e questo ha preservato le stratificazioni architettoniche che oggi possiamo studiare” spiega il Sovrintendente Claudio Presicce “La prima ragione di indagine nel sottosuolo in questa porzione del Colle, negli Anni Novanta, fu la presenza dell’ex Polveriera pontificia, che portò a scoprire il criptoportico. Con Traiano, si restituiva alla città, tramite un’opera pubblica, parte dell’area di cui Nerone si era appropriato per realizzare la sua Domus Aurea. E Apollodoro lavorò con grande modernità, pensando di realizzare non solo i classici ambienti termali, ma anche una serie di spazi che permettevano alle persone di incontrarsi e godere di attività culturali. L’esedra sopravvissuta e ora riqualificata, non a caso, presenta piccole nicchie che sarebbero compatibili con l’alloggiamento di scaffalature per conservare libri”.
E oggi l’esedra riacquista la sua funzione culturale e conviviale: oltre a far parte del percorso di visita, lo spazio è stato “trasformato” in un piccolo anfiteatro con sistema di sedute a cavea che ospiterà eventi e spettacoli.
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Il grande mosaico parietale della Musa e del Poeta
Ma delle antiche Terme di Traiano, proprio all’ingresso del criptoportico, si possono apprezzare anche le fistule (tubature di piombo) recuperate durante gli scavi, marchiate con il riferimento all’imperatore. Poco più avanti, camminando su una passerella sospesa, arriva la meraviglia: “Il mosaico parietale, di cui l’ultima campagna ha rivelato nuovi elementi, si articola su quattro livelli, due superiori strutturati quasi fossero una scena teatrale, con edicole e sporgenze architettoniche in prospettiva e diversi personaggi da identificare (si riconoscono due centauri, un personaggio eroico, una musa, una personificazione della Disciplina e un personaggio ritratto con tratti molto realistici, colto nell’atto di incoronarsi con un serto), e una fascia più bassa, con la prospettiva di una città portuale, anch’essa connotata da forte realismo”, spiega Presicce. Una quarta fascia, più in basso, era rivestita da lastre in marmo, che confermano, insieme alla presenza di travertino e alla preziosità di pietre e gemme usate per il mosaico, lo sfarzo e la raffinatezza dell’ambiente, che a propria volta dava accesso a una stanza sotterranea con ninfeo, ancora in fase di studio (si lavora per aprirla al pubblico in futuro).

L’affresco con la Città Dipinta di età neroniana-flavia
Ancora più avanti si scopre la Città Dipinta, 10 metri quadrati di affresco con la veduta di una vera città – ancora da identificare – di età neroniana-flavia. “L’affresco decorava lo spicchio di congiunzione tra due grandi arcate che davano accesso a un edificio pubblico a tre navate. Sulla facciata dovevano essere rappresentate anche altre città importanti del primo periodo imperiale”, prosegue Presicce. Quel che vediamo oggi è una rappresentazione a volo d’uccello di una città con due grandi piazze e torri tutt’intorno; in basso diverse case affastellate danno l’idea di quel che dovevano essere i quartieri residenziali con le insulae. Si riconoscono anche un teatro e un porto. I colori sono rimasti molto vividi e nel complesso l’affresco costituisce un’altra rarità tra le testimonianze superstiti dell’arte del primo periodo imperiale a Roma. Uno spettacolo che forse affascinò anche gli artisti rinascimentali durante le esplorazioni sul Colle Oppio che li portarono a scoprire le grottesche della Domus Aurea: “Sono stati rinvenuti dei fori che ci fanno propendere per l’idea che all’epoca qualcuno di loro possa essersi calato anche nel criptoportico, scoprendo gli affreschi e i mosaici. Dovremo lavorare per rintracciare eventuali copie antiche o suggestioni iconografiche, tra archivi e biblioteche”.
Le visite partiranno sabato 12 settembre: “Questo percorso di restituzione deve essere inquadrato nel processo di recupero del Parco del Colle Oppio. Oggi ampliamo l’offerta culturale di Roma con un Museo che diventerà un highlight nella scoperta delle antichità della città”, chiosa orgoglioso il sindaco Gualtieri.
Livia Montagnoli
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