Come cambiare il paradigma nelle costruzioni attraverso la tecnica del riuso? Risponde un evento a Roma

Come possiamo davvero impiegare i materiali di scarto provenienti dal settore delle costruzioni? E, in concreto, da dove si comincia? Gli spazi dell’ex Mattatoio, fino al 30 ottobre, accolgono gli appuntamenti del progetto di ricerca Estetica del Riuso, che punta a far conoscere e diffondere buone pratiche già in atto altrove

Considerato un punto di riferimento su scala europea per l’urban mining – ovvero il processo di recupero e riuso di materiali e materie prime provenienti dal settore edile – lo studio belga BC Architects & Studies & Materials adotta un approccio progettuale “bioregionale, low-tech, circolare, inclusivo”. Attraverso i suoi interventi e il lavoro condotto direttamente sui materiali (a partire dalla terra di scavo), dimostra come sia davvero possibile cambiare rotta nell’ambito delle costruzioni, uno dei comparti produttivi più energivori. Il co-fondatore di questa realtà, l’architetto Laurens Beckemans, è tra gli ospiti in arrivo a Roma, negli spazi dell’ex Mattatoio, in occasione degli appuntamenti pubblici del progetto di ricerca Estetica del Riuso.

Estetica del Riuso a Roma: un progetto per imparare a riutilizzare i materiali di recupero nel settore delle costruzioni

Curato da Gianpiero Venturini (New Generations), Esaú Acosta Perez e Miguel Jaenicke (VIC -Vivero de Iniciativas Ciudadanas), promosso da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura (vincitore dell’Avviso Pubblico Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura) e in collaborazione con l’Università di Architettura Roma Tre e la Real Academia de España en Roma, Estetica del Riuso è un progetto collettivo di ricerca di durata biennale. A precedere le conferenze e gli incontri in programma nelle due giornate romane (1 e 2 ottobre) e la mostra conclusiva, visitabile fino al 30 ottobre anch’essa all’ex Mattatoio, sono stati laboratori e incontri con referenti di rilievo internazionale. Per conoscere le finalità di questa articolata operazione, strutturata in più fasi, e avvicinarci alle potenzialità del riuso, abbiamo intervistato il co-curatore Gianpiero Venturini.

Intervista a Gianpiero Venturini, co-curatore di Estetica del Riuso

Da dove arriva il proposito di sviluppare un progetto di ricerca focalizzato sul riuso?
Dopo aver inizialmente indagato la scala globale, negli ultimi anni come New Generations ci siamo focalizzati sulla dimensione europea, individuando nell’area centro-nord la nostra area di indagine. Nel complesso abbiamo realizzato circa 250 interviste ad architetti attivi in Svizzera, Francia, Belgio, in parte della Germania, e Olanda. Gli abbiamo rivolto le domande imprescindibili in questa fase storica, a partire da come possono gli architetti rispondere alle grandi questioni di oggi attraverso il loro lavoro, dalla riduzione delle emissioni al cambiamento climatico.

E cos’è emerso?
Soprattutto dopo il periodo trascorso in Svizzera, con forza si è imposta la questione del riuso circolare della materia, un campo a me sconosciuto fino a quel momento. Mi è per esempio capitato di intervistare studi di architettura che stavano progettando e costruendo edifici realizzati al 100% con materiali di riuso. Dopo la fase della cosiddetta “estetica del pallet”, che dagli Anni Novanta all’inizio dei Duemila è stata a lungo legata al concetto di riuso, lì si sta conducendo, sia a livello accademico sia a livello di pratica, un’intensa ricerca. E poi, dalla piccola installazione, magari temporanea, sono passati a edifici di abitazioni con 200 alloggi costruiti per l’80% con materiali smontati da immobili destinati alla demolizione. Qualcosa di impressionante per scala e metodologia.

Com’è avvenuto il passaggio da questa “nuova consapevolezza” allo sviluppo del progetto Estetica del riuso?
Essenziale è stato il bando Roma Creativa 365. Cultura tutto l’anno. Da lì ha preso forma un biennio circa di laboratori per studenti, visite, incontri con esperti, come Olivia Noël di Rotor (la cooperative design practice, con sede a Bruxelles). Ora sono in arrivo le giornate conclusive e la mostra che ne raccoglie gli esiti.

Il riuso in architettura: dalla pratica delle spolia nell’Antica Roma agli esempi virtuosi di oggi in Europa

Alla vigilia delle due giornate romane, ricordando quanto fatto fin quali feedback hai raccolto sul campo?
Innanzitutto bisogna ricordare che Roma ha inventato il riuso, con l’impiego delle spolia per realizzare altre costruzioni. Oggi in Italia, così com’è stato a lungo in altri paesi europei, su questo tema persiste una barriera di natura culturale. L’ho capito raccontando in più occasioni queste pratiche: quando si mostrano immagini di edifici realizzati con materiali di riuso spesso c’è diffidenza o incredulità. Penso quindi che il primo step sia far conoscere quello che altrove si sta facendo. Per ispirare, per chiarire, per dimostrare che possiamo farlo anche qui. Certo, è difficile e ci sono degli scogli che di primo acchito appaiono insormontabili. Ma come ha spiegato nel suo intervento proprio Olivia Noël anche in Belgio inizialmente era così: il nostro ruolo è dunque quello di accompagnare il cambiamento, lavorando sui fronti culturale e normativo, e anche sulle risorse effettivamente a disposizione.

Dal contatto diretto con gli architetti che si stanno formando all’università cosa hai rilevato?
La nuova generazione di progettisti e in generale coloro che hanno tra il 18 e i 25 anni possiedono una spiccata sensibilità per la questione climatica e per l’impatto che, come persone, produciamo sul pianeta. Questi per loro temi di facile trasmissione e vengono percepiti molto positivamente dal punto di vista della possibile formazione. Anche perché per operare in questo campo, non basta essere architetti.

Cosa intendi?
Occorrono nuove espertises. A cominciare dal lessico: non a caso il primo laboratorio di Estetica del Riuso è stato finalizzato a definire un glossario, ovvero una cornice lessicale propria del riuso. E poi c’è un mondo da imparare. Sappiamo come costruire gli edifici, ma chi sa come si smontano? E come si smembrano in pezzi? Dove e come avviene lo stoccaggio? Per quanto tempo possono restare stoccati? Qual è la loro aspettativa di vita? Si prestano o meno a più cicli di riuso? Come si redige un inventario dei materiali da costruzione riutilizzabili? Qual è la provenienza dei materiali da riusare?

A Roma esperti a confronto per parlare di riuso in architettura ed edilizia

Oltre all’architetto Laurens Beckemans, atteso l’1 ottobre alle 18:30, quali altri professionisti animeranno le due giornate di Estetica del Riuso, a Roma?
Vari ospiti. In particolare il 2 ottobre, alla conferenza International Experiences, dall’Italia avremo Vacuum Atelier, studio di base a Bergamo e Milano che si dedica alla ricerca nell’ambito del riuso adattivo con all’attivo anche progetti di ristrutturazione, e La Rivoluzione delle Seppie. Quest’ultima è una realtà che ci permette di prendere in esame una casistica ricorrente in Italia, ovvero quella della riattivazione di edifici in paesi nel sud del Paese che subiscono le conseguenze della riduzione della popolazione.

E poi?
Dall’EPFL di Losanna ci sarà Maxence Grangeot un ricercatore che, insieme a un team di ingegneri ed esperti, ha elaborato una metodologia che consente di tagliare in grandi lastre il cemento a disposizione negli edifici destinati alla demolizione, così da poterlo riutilizzare (nelle facciate o nella struttura portante) impiegandone la massima quantità possibile. Segnalo, infine, da Barcellona la partecipazione dello studio URRU. Proprio a proposito di new expertisesaccompagna le amministrazioni pubbliche nel lavoro diagnostico, di comprensione delle caratteristiche dell’edificio prima di un’eventuale demolizione: in questo modo si chiarisce cosa si può conservare, cosa effettivamente va demolito, e cosa si potrebbe reimpiegare.

Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Dal 2024 è cocuratrice della newsletter "Artribune Render", dedicata alla rigenerazione urbana a base culturale. Nel 2025 ha…

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