L’incredibile storia del finto anfiteatro romano in provincia di Vicenza. Truffa sventata, responsabile condannato

Risale al 2016 la scoperta della truffa messa in atto da Franco Malosso, che ad Arcugnano aveva inventato un falso sito archeologico, proponendo l’acquisto di un ticket di 40 euro per visitarlo. Accusato di abuso edilizio e contraffazione di opere d’arte, ora sconterà una pena di due anni e quattro mesi

Le prime menzioni documentate di Arcugnano, tranquillo centro della provincia di Vicenza che oggi conta quasi ottomila abitanti, risalgono al Basso Medioevo, in relazione alla parrocchia locale.

La truffa del finto anfiteatro berico di Arcugnano

Eppure la vicenda che negli ultimi giorni ha fatto balzare il paese agli onori della cronaca introduce la presenza di un anfiteatro (in realtà un teatro per le sue caratteristiche architettoniche) presentato come sito archeologico di rilievo. Dietro la storia dell’Anfiteatro Berico, in realtà, c’è una truffa protratta a lungo e da circa un decennio al vaglio della magistratura: l’esito giudiziario della procedura, volta ad accertare le responsabilità di Franco Malosso “Frank Von Rosenfranz” – improvvisatosi gestore del finto sito archeologico – arriva solo ora a condannare il raggiro, condannando l’uomo a due anni e quattro mesi di reclusione per abuso edilizio e contraffazione di opere d’arte. E riporta in auge una vicenda che ha dell’incredibile.

Come si costruisce un falso sito archeologico?

In Via Giardini, addirittura sbancando una collina, Malosso fu in grado di aprire un cantiere abusivo – “peraltro facendo lavorare a lungo molte persone in modo irregolare, con rischi per la loro vita”, si metteva agli atti nel 2019 – per realizzare un teatro da mille posti “venduto” come pre-romano ai visitatori disposti a pagare un salato biglietto di ingresso (40 euro!) per ammirare la straordinaria scoperta.
Cinque anni fa, la Cassazione si pronunciava in via definitiva contro Malosso, che ora si vede respingere la richiesta di messa alla prova e finisce in carcere, come riporta Francesco Brun sul Corriere del Veneto.

Nel perfezionare la sua truffa, Malosso pensò di realizzare le gradinate dell’anfiteatro con blocchi “sovrapposti o stuccati”, trattati per rendere l’effetto dell’antico, arricchendo il sito con statue in gesso (ugualmente false), colonne in cemento e un laghetto artificiale, trasformando un’area di circa 5mila metri quadrati in un sito contenente “reperti storici che andavano dal Neolitico all’epoca greca e romana”.

L’indagine e la truffa sventata

Risalgono al 2016 le prime verifiche sull’area da parte dei Carabinieri, coordinati dalla procura di Vicenza. All’epoca fu subito chiaro che non ci fosse alcuna struttura antica, e che il sito era in realtà una costruzione recente, realizzata mettendo insieme e invecchiando artificialmente blocchi di pietra moderna. Ad aggravare la posizione di Malosso anche il disboscamento della collina, sottoposta a vincolo paesaggistico.
Scoperta la truffa, nel 2019 il tribunale di Vicenza ordinava a Malosso di pagare i danni al Comune di Arcugnano – per un importo di 560mila euro – e di riportare la collina a com’era prima dello sbancamento (lo stesso Comune firmò un’ordinanza di demolizione nello stesso anno: ma che spesa sarà necessario sostenere?).
Ma l’anfiteatro è ancora lì, ancora mappato su Google Maps, che lo classifica come parco divertimenti a tema, pur indicandone la chiusura definitiva. E qualche utente (reale o fake?) lo descrive come “un posto incantato” e ricco di storia. A onor di cronaca, la truffa, nel 2016, fu sventata solo pochi mesi dopo l’apertura del sito, con la pronta apposizione dei sigilli.

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Redazione

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