Il cibo, la dieta e le abitudini alimentari degli abitanti dell’antica Pompei protagonisti a Parigi al Musée de l’Homme. Per la prima volta esposti all’estero tutti i reperti della collezione “Commestibili” del Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Olive, pane, noci, melograni, lenticchie sono solo alcuni dei reperti, in eccellente stato di conservazione, esposti a Parigi al Musée de l’Homme, a testimonianza della dieta degli antichi romani. Alessia D’Auria, laureata in Archeologia e Storia dell’Arte, dottore di ricerca presso il Dipartimento di Agraria dell’Università Federico II di Napoli e curatore scientifico della mostra Dernier repas à Pompéi, ci accompagna in questo viaggio affascinante alla scoperta dell’archeobotanica.

Che cos’è l’archeobotanica?
L’archeobotanica è una disciplina che permette di conoscere e approfondire la storia agro-forestale di determinati territori, i cambiamenti che nel corso del tempo il paesaggio ha subito e le abitudini alimentari dei popoli del passato. In poche parole, ci consente di capire il legame tra uomo e ambiente nel corso del tempo.

Qual è il valore di questa disciplina oggi?
In archeologia i resti archeobotanici sono sempre stati considerati “minori” rispetto ai materiali “più classici” come le statue, le ceramiche e i manufatti in bronzo. Tuttavia, questo settore ha assunto oggi un valore più importante, perché si sente maggiormente la necessità di conoscere aspetti del tutto nuovi e ancora poco approfonditi.

Su quali reperti si basa la mostra di Parigi?
Si è deciso di esporre diciannove specie di interesse alimentare. Si tratta di reperti, soprattutto semi e frutti, che fanno riferimento ad alberi da frutto, cereali e legumi.  Singoli reperti della collezione sono già stati esposti precedentemente in altre mostre, che si basavano principalmente su reperti “classici” come pentole e stoviglie, mentre il reperto botanico faceva più da contorno. L’innovazione di questa esposizione, così come quella di Napoli, Res Rustica, è stata quindi nel mostrare per la prima volta tutti i reperti botanici legati all’alimentazione e nel raccontare tali materiali soffermandosi soprattutto sugli aspetti agronomici e botanici.

Fichi secchi carbonizzati provenienti da Pompei, photo Dario De Simone
Fichi secchi carbonizzati provenienti da Pompei, photo Dario De Simone

Quali sono i reperti archeobotanici più importanti di cui dispone il Museo Archeologico di Napoli?
Non c’è un reperto più importante rispetto a un altro, ritengo che essi possano essere considerati rilevanti nella loro totalità, non solo perché provengono da una delle aree archeologiche più importanti al mondo, ma anche e forse soprattutto per il loro ottimo stato di conservazione e per la lunga storia museale che raccontano. Si tratta dei primi ritrovamenti botanici provenienti dagli scavi dell’area vesuviana, recuperati a partire dall’epoca borbonica e conservati per tutto questo tempo nei depositi. Sicuramente il melograno, lo scalogno, le olive intere e le carrube sono tra i reperti più importanti proprio per la rarità del loro ritrovamento negli scavi archeologici.

Su cosa verteva la dieta romana?
I romani, e quindi anche la popolazione della Campania antica, mangiavano soprattutto cereali e legumi. Le classi meno agiate consumavano soprattutto cereali, legumi e fichi, molto nutrienti. Era previsto anche il consumo di carne e pesce, ma in genere queste pietanze erano riservate ai ceti più ricchi. In generale, si trattava di una dieta molto più sana rispetto alla nostra, perché su base vegetariana.

Esistevano delle ricette curiose?
Più che delle ricette, molto curiosa era la dieta dei gladiatori che era costituita dai soli cereali e legumi. Essi erano, infatti, chiamati hordearii ovvero uomini d’orzo proprio in relazione all’alto consumo di cereali che facevano nella loro dieta. Si trattava di una scelta precisa in quanto questo tipo di alimentazione permetteva la formazione di grasso sul corpo, che serviva a proteggerli meglio dai danni provocati dalle ferite durante i combattimenti.

Qual è stata la scoperta più rilevante fatta nel corso delle tue ricerche?
Durante il recupero nei depositi ho trovato una cassetta di circa 6 chilogrammi di peso costituita da diverse parti di grappoli di uva. Materiale in ottimo stato di conservazione, non carbonizzato, che secondo la documentazione storica proverrebbe da Ercolano e scavato nel 1761. Inizialmente si pensava che si trattasse di un esempio di viticoltura antichissimo, e dell’unico reperto così abbondante di resti di vite. Erano state programmate diverse analisi da effettuare su questo materiale che poi, alla fine, si è rivelato essere materiale moderno, risalente non all’epoca dell’eruzione ma al 1700, periodo degli scavi. Si tratta quindi di un “falso” conservato nei depositi e considerato da sempre come un importante reperto archeologico.

Dernier repas à Pompéi, exhibition view at Musée de l'Homme, Parigi 2020 © MNHN_JC Domenech
Dernier repas à Pompéi, exhibition view at Musée de l’Homme, Parigi 2020 © MNHN_JC Domenech

I tuoi prossimi obiettivi?
I prossimi obiettivi sono ovviamente legati al documentare le abitudini alimentari dei popoli della Campania romana. La collezione dei Commestibili resta ancora oggi la collezione di reperti botanici di epoca romana più antica e ricca al mondo, per l’abbondanza e l’eterogeneità dei materiali da cui è costituita. Il prossimo passo sarà, quindi, riorganizzare in modo razionale la collezione, in previsione del suo allestimento definitivo presso le sale del Museo di Napoli.

Perché il tuo lavoro ti appassiona così tanto?
Perché mi dà la possibilità di conoscere le nostre origini, quali erano le usanze, le abitudini e il modo di vivere dell’uomo del passato. Tutto ciò che ci circonda racconta una storia, e il paesaggio in particolar modo è un contenitore di informazioni e racconti che permette di conoscere i suoi cambiamenti e come l’uomo abbia interagito con essi.

Arianna Piccolo

Parigi // fino al 4 gennaio 2021
Dernier repas à Pompéi
MUSÉE DE L’HOMME
17 Place du Trocadéro
http://www.museedelhomme.fr

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Arianna Piccolo
Storico dell’arte e giornalista, vive tra Parigi, Napoli e Roma seguendo il ritmo dei vari impegni lavorativi e di studio. Dopo la laurea Magistrale in Storia dell’arte, intraprende il percorso giornalistico, attraverso TV, web e carta stampata, curando l’ufficio stampa e l’organizzazione di eventi culturali di rilevanza locale e nazionale. A seguito di numerose esperienze in ambito museale si specializza nel settore del marketing e della valorizzazione dei Beni Culturali. Si reca, poi, a Parigi dove consegue un Master 2 all’università Sorbonne in Museologia e Mediazione Culturale svolgendo, in quest’ambito, un’importante esperienza come assistente alla conservazione del Dipartimento degli Oggetti d’Arte del museo del Louvre.