Qualcuno dica qualcosa all’ufficio stampa degli Uffizi

Gli operatori di RSU Opera hanno diffuso una lettera aperta lamentando condizioni lavorative di precarietà e forte disagio a seguito degli effetti della pandemia. Tutto questo si contrappone a una comunicazione museale trionfalistica, talvolta

La policy delle Gallerie degli Uffizi di Firenze in merito alla comunicazione è un caso a se stante che ha destato più volte l’attenzione di Artribune, dei social della stampa tutta: dal caso eclatante della visita di Chiara Ferragni fino alla boutade del direttore Schmidt sul marinare la scuola e alla recente sparata sulla tassazione sui panini. Il museo fiorentino negli ultimi anni non ha perso occasione per far parlare di sé. Attitudine non necessariamente negativa che procede di pari passo con una volontà di rilanciare il patrimonio storico artistico in chiave contemporanea e dinamica (citiamo, ancora, la trionfale entrata degli Uffizi nel mondo di TikTok oppure l’esibizione canora di Emanuele Aloiatrasmessa sui social). Tuttavia anche dietro le note stampa più ottimistiche ed entusiaste – soprattutto in questo periodo di ripartenza – si nascondono aspetti meno confortanti che gli operatori di RSU (Rappresentanze Sindacali Unitarie) Opera hanno voluto far emergere.

LA LETTERA APERTA DEI LAVORATORI DEGLI UFFIZI

Per questo hanno diramato una lettera aperta in cui, sostengono, “esprimiamo stupore dopo aver letto sulla stampa di un giugno da record per Le Gallerie degli Uffizi quando la realtà che viviamo quotidianamente è ben differente. L’unico confronto che andrebbe fatto per capire gli effetti ancora pesanti della pandemia e cercare tutti insieme come scongiurarne ricadute occupazionali, sarebbe paragonare i dati attuali con il mese di giugno 2019, ma capiamo bene che scoprire una flessione attuale del 70% sarebbe meno trionfalistico e indurrebbe tutti a maggior cautela e soprattutto a riflessioni più serie. Le percentuali di crescita relativa messe così in risalto dalla Direzione delle Gallerie degli Uffizi, a nostro avviso, sono fuori luogo perché rischiano di distogliere l’attenzione dalla crisi del settore del turismo culturale che invece a Firenze si fa ancora sentire pesantemente”. A fianco di boom di visite e di incassi – che anche Artribune aveva ripreso, in un articolo di febbraio 2021, in un illusorio sospiro di sollievo nei confronti del sistema museale – esiste un malcontento del personale di sala impossibilitato a tornare al lavoro, il mancato arrivo dei ristori, i ritardi nel pagamento della cassa integrazione. Stessa situazione all’Accademia, al Bargello e al Museo di San Marco, in cui al momento risulta impiegata solo il 50% della forza lavoro; e potrebbe peggiorare con la fine del blocco dei licenziamenti.

Chiara Ferragni davanti alla Venere di Botticelli, courtesy Gallerie degli Uffizi

Chiara Ferragni davanti alla Venere di Botticelli, courtesy Gallerie degli Uffizi

LA REALTÀ DIETRO AI TITOLI SENSAZIONALISTICI

Senza di noi non ci sarebbero state le riaperture di questi mesi, siamo la forza lavoro silenziosa che ha permesso passerelle mediatiche per direttori e politici”, prosegue la lettera, “eppure, dopo anni di impiego nel settore dei Beni Culturali, rischiamo il posto di lavoro, e in tutti questi mesi di crisi non è stata spesa da parte dei vari Direttori nemmeno una parola di solidarietà nei nostri confronti. Chiediamo ai vertici di Opera Laboratori, al Ministero, al Comune di Firenze e ai direttori dei musei un confronto aperto per scongiurare gli scenari peggiori per i lavoratori. Il totale disinteresse delle istituzioni e il continuo sbandierare numeri fini a se stessi dalle direzioni dei musei, dopo mesi di cassa integrazione da fame, rischia di produrre conseguenze ancora peggiori per un numero elevato di famiglie”, concludono le rappresentanze sindacali dei lavoratori, “siamo i primi a volerci lasciare questa tragedia alle spalle, ma concretamente, certi annunci invece non ci bastano più e non fanno bene alla città di Firenze”. Al di là dell’episodio in se comunque, la verità è che l’ansia comunicativa degli Uffizi, la necessità di dover essere sulla stampa ogni giorno, all’inizio divertiva ma alla lunga stanca. E risulta tremendamente fuoriluogo rispetto allo standing che dovrebbe avere una istituzione simile. Suggeriamo di ricalibrare leggermente il tono di voce.

LA REPLICA DEGI UFFIZI

Naturalmente non si è fatta attendere la replica dal parte del Museo, che ha così risposto agli operatori di RSU Opera: “Le Gallerie degli Uffizi sentono il dovere di correggere alcune affermazioni contenute nel comunicato pubblicato in data odierna dalla Rsu di Opera Laboratori. La nota sulle presenze di giugno in museo è infatti stata redatta e concordata con la società, la quale, in quanto concessionaria dei servizi aggiuntivi del museo, ne gestisce gli ingressi. Quanto alla presunta flessione del 70% rispetto al 2019, il rilievo appare sbagliato ed il paragone scorretto. Infatti il sempre crescente numero di visitatori in museo ha già portato la galleria non solo a raggiungere il 30% ma a superare il 40% delle presenze del 2019, che, come è bene ricordare, è stato l’anno dei record di visitatori in assoluto nella storia delle Gallerie degli Uffizi. Sarebbe stato senz’altro più fedele alla realtà delle cose impostare un raffronto con l’anno scorso, visto che tuttora, come nel 2020, ci troviamo a dover convivere con una pandemia e l’attività del museo è sottoposta a restrizioni, a partire da una soglia di compresenza dei visitatori in museo ridotta rispetto all’ordinario. Alla luce di queste considerazioni”, continua la nota diramata dal Museo, “appare del tutto evidente come lo sforzo di ripresa che stanno compiendo gli Uffizi abbia avuta una ricaduta estremamente positiva nel campo occupazionale della città: in aggiunta ai liberi professionisti e ditte incaricate dal museo senza flessione durante tutto il periodo di chiusura, a parte anche l’indotto sul settore ricettivo a Firenze, va sottolineato che tutti i concessionari del museo, tranne uno, hanno già richiamato il 100% del loro personale dalla cassa integrazione. Ed è importante ribadire anche in questa sede che le Gallerie, negli ultimi cinque anni, hanno creato oltre 100 nuovi posti di lavoro”.

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Redazione

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