Il Louisiana Museum riunisce la coppia storica Marina Abramovic e Ulay

Dopo l’incontro diventato ormai mitologico durante la performance dell’Abramovic al MoMA di New York, l’artista serba e il suo ex compagno Ulay si ritrovano sul palco del Louisiana Museum of Modern Art in Danimarca dove ha inaugurato da poco una retrospettiva dedicata a Marina Abramovic. Ne nasce una lunga intervista in cui la coppia racconta la loro relazione dal primo incontro al rapporto ritrovato dopo la storica rottura sulla Muraglia Cinese. Il documentario sarà visibile per tutta l’estate sul Louisiana Channel, il canale televisivo del museo…

Abramovic e Ulay riuniti al Louisiana Museum, photo Louisiana Channel
Abramovic e Ulay riuniti al Louisiana Museum, photo Louisiana Channel

Ancora un incontro, ancora una volta davanti all’occhio indiscreto della telecamera, pronta ad immortalare l’evento e a trasformarlo in un fenomeno mediatico. Stiamo parlano di Marina Abramovic (Belgrado, 1946) e Ulay (Solingen, Germania, 1943) protagonisti di una delle storie d’amore più controverse del mondo dell’arte del XX secolo, che dopo il commovente incontro durante la performance della Abramovic The Artist is Present al MoMA di New York nel 2010, si sono ritrovati di nuovo su un palcoscenico a margine della conferenza per la retrospettiva dell’artista serba nel museo danese. Ancora una volta, è stato Ulay a salire sul palco e a sorprendere l’ex compagna. A differenza dell’incontro silenzioso e commovente del MoMA, questa volta l’ex coppia è apparsa sorridente e rilassata ed ha scherzato a lungo con il pubblico. Da qui l’idea di Christian Lund, curatore di Louisiana Channel, di intervistare la coppia. La doppia videointervista, intitolata The Story of Marina Abramovic & Ulay, sarà visibile per tutta l’estate a questo link sul sito del museo.

TRA ARTE E VITA

Marina Abramović e Ulay si conobbero ad Amsterdam nel ’76 e fu amore a prima vista. Serba lei, tedesco lui, entrambi nati il 30 novembre, vissero un unione totalizzante di arte e vita. Formarono un duo che chiamarono The Other e per dodici anni esplorarono l’arte della performance sondando i limiti del corpo, delle relazioni umane, dell’arte stessa. Per i primi anni della loro relazione vissero in un furgone, non potendosi permettere un vero appartamento, e viaggiarono in lungo e largo per l’Europa. Sono questi gli anni più intensi della loro produzione, quelli delle performance più estreme, come Death Self del 1977, in cui i due respirarono a labbra unite l’aria espulsa dalla bocca dell’altro fino al momento in cui persero i sensi causa fine dell’ossigeno 17 minuti dopo l’inizio della performance. L’idea era quella di esplorare la capacità dell’individuo di assorbire, cambiare e distruggere la vita altrui. Oppure Imponderabilia, la mitica performance in cui i due artisti bloccarono con i loro corpi nudi l’ingresso della Galleria Comunale d’Arte Moderna di Bologna costringendo i visitatori a sfiorare i loro corpi per entrare nel museo e quindi ad interagire fisicamente con la nudità dei due. “Più il successo aumentava, più le performance salivano di livello”, confessa l’Abramovic nell’intervista, “più il nostro amore ne risentiva”. Da qui la decisione di lasciarsi nel 1988, non prima di aver realizzato un’ultima importante performance, The Lovers. Partirono dai due estremi opposti della Muraglia Cinese e per tre mesi camminarono l’uno verso l’altro fino all’incontro e all’abbraccio definitivo. Quello dell’addio.

DALL’ADDIO AD OGGI

Gli anni successivi sono gli anni della consacrazione per Marina Abramovic come star internazionale, sanciti dal Leone d’oro alla Biennale di Venezia del 1997 con Balkan Baroque, e della quasi sparizione di Ulay dal palcoscenico dell’arte internazionale. Sono gli anni soprattutto del silenzio e dell’indifferenza totale tra i due. Fino all’incontro davanti alle telecamere durante la performance The Artist is Present al MoMA, in cui l’Abramovic trascorse più di due mesi seduta in fondo alla mostra di fronte ad una fila infinita di visitatori che potevano per qualche secondo condividere il palcoscenico con lei. Uno di questi fu Ulay. Sembrava che l’armonia fosse stata ritrovata, ma dopo pochi mesi, Ulay denunciò l’Abramovic per violazione dei diritti d’autore di alcune vecchie performance realizzate insieme e l’artista serba fu costretta dal tribunale di Amsterdam a versare all’ex compagno circa 250.000 dollari. Fino al nuovo capitolo di una saga ormai più mediatica che personale che non accenna a placarsi.

 

– Mariacristina Ferraioli

MARINA ABRAMOVIĆ
The Cleaner
17.6.2017 – 22.10.2017
Louisiana Museum of Modern Art
https://en.louisiana.dk

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.

2 COMMENTS

  1. E la Carrà c’era? le lacrime in diretta o solo per chi ha l’abbonamento ? Whou oramai l’arte copia la tv più trash evviva

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