Musica barocca e danza nello spettacolo di Balletto Civile

Uno spaccato di umanità, una trama di azioni contemporanee intessute sulla musica barocca dei madrigali di Monteverdi nello spettacolo di Balletto Civile “Figli di un dio ubriaco”.

Balletto Civile, Figli di un dio ubriaco. Photo Dario Pichini
Balletto Civile, Figli di un dio ubriaco. Photo Dario Pichini

È un reboante, magnifico, puzzle di quadri di vita, un vertiginoso scorrere di sequenze danzate e recitate, che non fanno in tempo a sedimentarsi nei nostri occhi, perché caotico e dinamico è il fluire della vita, concreto e imprevedibile il segno che il corpo lascia in campo per subito dissolversi nel movimento successivo. È un’umanità in cerca di un centro di gravità permanente, in balia del “tempus fugit”, ubriaca di vita e dalla vita ubriacata, come il titolo dello spettacolo Figli di un dio ubriaco (commissione del Teatro Ponchielli di Cremona e del Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano) che Michela Lucenti firma con il suo Balletto Civile. E che bellezza di contrasti; che sintonia di mondi lontani, barocco e contemporaneo; che accostamenti arditi e che stupori derivanti, tra musiche di madrigali, voci di note che s’alzano sublimi nel vociare caotico o calmo di una comunità votata alla sopravvivenza; che burrascose armonie inedite tra tutto questo e un carosello di corpi che si agitano, vibrano di posture sbilenche, saettano come schegge impazzite o con ieratica calma, da un punto all’altro della scena, si fermano in estatici tableaux vivant, in quotidiane relazioni tessendo dialoghi coi soli corpi in movimento.

BALLETTO CIVILE E CLAUDIO MONTEVERDI

È un connubio sorprendente quello creatosi tra la musica barocca dell’Ensemble Cremona Antiqua e i danzatori-attori di Balletto Civile, in questo spettacolo che ‒ prendendo spunto dagli studi dello storico Tomaso Montanari, il quale parla nello specifico di “sensualità di vite disperate” presente nel Barocco ‒ mette in campo una sfilata di antieroi del nostro tempo, alle prese con la fragilità, l’imperfezione e la resistenza del vivere. Una radiografia di anime e corpi che ben si adattano con i temi pastorali, amorosi e guerrieri tipici dei meravigliosi madrigali di Claudio Monteverdi. Trovano connessioni sullo sfondo del tema del lavoro e di banali azioni quotidiane, di parole e gesti ordinari, gli intrecci esistenziali, e ironici, di più coppie; di un padre e una bambina, e di questa con un vecchio, e di questi con la figlia; di un operaio in cerca d’impiego e un industriale di contenitori; di un musulmano e una donna che ama; di una gara di ballo di salsa; di due amiche con birre in mano; di un guardiano notturno e Amleto; e di altro ancora nei veloci e divertenti siparietti che si susseguono inframezzati e sostenuti dalla danza molto fisica dei performer, mentre una sorta di muto angelo azzurro, sussurrando loro accanto, sostenendo le cadute, imprimendo vibrazioni, si aggira tra i personaggi e le loro vicende.

Balletto Civile, Figli di un dio ubriaco. Photo Dario Pichini
Balletto Civile, Figli di un dio ubriaco. Photo Dario Pichini

DANZA E PRECARIETÀ

Trovare un senso a esse, alla precarietà e imprevedibilità della vita, lo canta la stessa Lucenti in una sua personale versione del brano di Vasco Rossi. E lo dice anche uno dei personaggi in quella che sembra una preghiera rivolta a quel Dio “ubriaco” che guarda compassionevole la condizione umana: “C’ho provato a mettere insieme i pezzi ma non ci stanno, non si incastrano, sono come continenti alla deriva. Ricominciamo? Un terremoto. Un big bang. Un buco nero nel quale infilarsi. Scegliere uno strato del tempo e ricominciare. Fammi diventare un dinosauro, Una pietra. Un pesce. Qualsiasi cosa che non sia questa cosa qua. Qualsiasi cosa che non sia questa umanità. Ma fallo tu. Fallo tu”. Pathos e pietas, in questo Figli di un dio ubriaco, ci arrivano dritti dal dilatarsi e comprimersi della danza dentro le maglie sonore barocche, fusi mirabilmente in un’unica partitura visiva di corpi: musicisti e performer.
Dopo il debutto al Monteverdi festival al Teatro Ponchielli di Cremona, e le repliche al Teatro Astra di Torino e alla Fondazione Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano, lo spettacolo sarà al Festival Oriente Occidente di Rovereto il 10 settembre, e al Tramedautore Festival del Piccolo di Milano.

Giuseppe Distefano

http://www.ballettocivile.org/it/

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Giuseppe Distefano
Critico di teatro e di danza, fotogiornalista e photoeditor, fotografo di scena, ad ogni spettacolo coltiva la necessità di raccontare ciò a cui assiste, narrare ciò che accade in scena cercando di fornire il più possibile gli elementi per coinvolgere il lettore/spettatore. L'esperienza di scrittura critica è maturata sul campo, cominciando negli Anni Novanta, scrivendo per il quindicinale "Città Nuova", e successivamente collaborando col mensile di spettacolo "Primafila" con recensioni e interviste a personaggi della danza, del teatro e del cinema; quindi col settimanale culturale "Il nostro tempo" e il settimanale di attualità "Carta". Collabora con "Ilsole24ore.com", col magazine "Danza&Danza", con "Artribune.com", con "Sipario.it" e con "cittanuova.it". Ha partecipato a mostre fotografiche e pubblicato il libro fotografico "Il teatro di Emma Dante nelle foto di Giuseppe Distefano" (Infinito edizioni).