Roma caput electronica. Con lo Spring Attitude Festival

Alla fine di maggio, il festival elettronico più importante di Roma ha fatto ballare la Capitale per un intero weekend. Il programma, trasversale, originale e ben organizzato, ha reso questa edizione molto apprezzata sotto diversi punti di vista. Ecco com’è andata.

AIR - Spring Attitude Festival, Roma - photo credit Federica Fortunato
AIR - Spring Attitude Festival, Roma - photo credit Federica Fortunato

UN FESTIVAL TRASVERSALE
Noi veniamo dalla Sicilia”, “io e lei siamo di Bari, abbiamo preso un Blabla Car per essere qui stasera”; più in là conosciamo un ragazzo che ci dice che “ieri sera ero a Parma a sentirli, oggi sono a Roma, sempre per loro”. È sabato sera a Roma, la prima calda che si registra nella Capitale. Sono da poco passate le 22 e fuori dallo Spazio Novecento, all’Eur, cresce l’attesa per il live degli AIR, acme dello Spring Attitude Festival. Prima di proseguire però, dobbiamo fare un piccolo passo indietro, a giovedì, la serata d’apertura del festival elettronico più importante di Roma (e non solo). A guardare il programma, nei giorni che hanno preceduto il festival, abbiamo subito intuito che questa edizione, più delle altre, sarebbe stata la più trasversale; la prima, forse, ad avvicinare mondi musicali, gusti, persone, opinioni discordanti. Ad Andrea Esu, il direttore artistico del festival, invece, va riconosciuta quella bravura tipica dei talent scout, ma più profetica, soprattutto nell’intuire cosa al pubblico italiano dei festival potrebbe piacere. Ecco, allora, com’è andato il festival per noi.

I BEAT DEL GIOVEDÌ
È giovedì, e sul quartiere Flaminio un nuvolone nero non fa ben sperare. Lo Spring Attitude si apre sotto la pioggia. La primavera ancora non si vede, ma si sentono i beat degli Acid Arab che hanno appena preso possesso del dancefloor, dopo la performance cupa e onirica di Rafael Anton Irisarri. Il duo, prossimo anche al Sonar di Barcellona, conquista subito il pubblico che, presumibilmente, è lì per Gold Panda. Il suono di quest’ultimo è sempre diverso, tra techno e breakbeat, perfora la serata, riempie tutti gli angoli del MAXXI. Tocca poi a Red Axes: da Tel Aviv con furore. È quasi disco, e sembra di stare in un club dell’Europa Anni Novanta. Nel frattempo, sotto una live pioggia, il visual di Altera (Altera LVSS) colora la facciata del museo.

Pantha Du Prince - Spring Attitude Festival, Roma - photo credit Federica Fortunato
Pantha Du Prince – Spring Attitude Festival, Roma – photo credit Federica Fortunato

LE CONTAMINAZIONI DEL VENERDÌ
Il venerdì è, a nostro parere, la serata più bella e corposa. Jessy Lanza apre la serata, poi è il turno di Rone. Il suo live è totale, divertente, un climax infinito. In assoluto, la scoperta più bella del festival. Non riusciamo a spostarci dal main stage perché siamo rapiti da queste tre figure oscure, inghiottiti dal fumo. Portano uno specchio tondo sul viso, poi, nel cuore del buio che avvolge il capannone, partono i primi fasci di luce e il suono acuto e preciso come una freccia. È Pantha du Prince e quella che stiamo vedendo è la performance The Triad, il suo ultimo lavoro. Proviamo a passare nel Rizla Stage, dove ci sarebbe dovuto essere Cosmo – questo è tra i nomi che ci hanno fatto osservare la trasversalità del festival – che con l’elettronica ha poco da spartire, infatti, il suo terreno è il cantautorato indie. La piccola sala si riempie e Cosmo ringrazia con un live energico e molto divertente. Nel main stage, è ormai l’una, e l’italiano Clap! Clap! ha preso una decisione: demolire l’ex Caserma Guido Reni. Non attende certo i nostri complimenti Cristiano Crisci visto che, pochi giorni fa, ha ricevuto le lodi da un certo Paul Simon. L’ultimo a salire sul palco principale è Dj Tennis, altro italiano. Il set è pieno di contaminazioni, citazioni, allegorie; il tutto compattato in un suono tech-house che spinge la notte verso la fine.

AIR - Spring Attitude Festival, Roma - photo credit Federica Fortunato
AIR – Spring Attitude Festival, Roma – photo credit Federica Fortunato

SABATO: AIR E MATTHEW HERBERT
È sabato, il gran giorno allo Spazio Novecento. Questo è la serata degli AIR, che non calcano un palco dal 2010. E da quanto abbiamo capito, indagando prima della serata, è solo la notte degli AIR. Nicolas Godin e Jean-Benoît Dunckel viaggiano al centro del cuore dei presenti, tra toni soavi e suoni delicati. Noi, purtroppo, abbiamo un compito e ci spostiamo nel Rizla Stage, dove è da poco iniziato il dj set di Dj PayPal, tra i veri talenti di questo festival. Arriva qualcuno, a intermittenza, tutti per lo più annoiati dagli AIR e in cerca di qualcosa di più forte. Sul main stage, il duo francese ha da poco finito e sta per salire sua maestà Matthew Herbert. Non c’è bisogno di presentarlo, possiamo dirvi che il suo set ha spazzato via ogni traccia di noia e stanchezza: ha preso il testimone dagli AIR e l’ha gettato per strada. Sono le due di notte e a breve sarà il turno di Hunee e poi dell’italiano Not Waving. Alessio Natalizia, per tutti Not Waving, è stato scelto per dare la buonanotte. Succederà che la buonanotte non arriverà mai, perché Not Waving carica lo Spazio Novecento ai limiti dell’implosione.
Anche questa edizione dello Spring Attitude è finita: la soddisfazione è molta e il podio dei festival elettronici più belli d’Italia è oramai d’obbligo. Sarà la trasversalità, l’utenza (grande e colta) o la semplice voglia di fare qualcosa di bello e interessante nell’aridità della scena romana, ma lo Spring Attitude Festival è uno di quei momenti che non si possono più perdere.

Paolo Marella

www.springattitude.it

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Paolo Marella
Barese, classe 1987, trapiantato maldestramente a Venezia. Laureando in Economia e Gestione dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari, coltiva da anni una forte passione per l'arte e la scrittura. Gli piace il mondo della comunicazione: quest'anno ha lavorato nell'ufficio stampa del Carnevale di 2012. E' giornalista pubblicista, anche se non lo dice in giro. In passato si è occupato di cronaca giudiziaria per il Quotidiano Puglia. A Venezia ha lavorato, come mediatore culturale, nei maggiori musei d'arte contemporanea e moderna - Palazzo Grassi, La Biennale e Peggy Guggenheim Collection. Ha un blog (anche se ci scrive poco) e gli piace molto il cinema. Fa scherma. O almeno ci prova.