L’artista Luca Vitone prosegue il suo viaggio in barca verso l’isola di Sant’Elena: il diario di bordo
In questo secondo capitolo del suo diario, Vitone racconta la visita alla Palazzina dei Mulini sull’Isola d’Elba. Lì si conservano oggetti appartenuti a Napoleone che fanno scaturire riflessioni sul loro proprietario, sul potere e sul nostro rapporto con chi lo esercita
Siamo partiti dall’Isola d’Elba, il luogo dove si compie il primo sfibrante inciampo di Napoleone. Dopo la disfatta di Russia, obbligato ad abdicare, viene invitato a trasformare il suo ruolo di imperatore d’Europa a regnante dell’isola toscana e vi si adatta senza indugio trasformandone la vita sociale e politica, dalla bandiera tuttora in uso alle strade che ne sono ancora le principali vie di collegamento. Si trasferisce in due residenze, la Palazzina dei Mulini, destinata all’attività pubblica, e la Villa San Martino la residenza privata.

La Palazzina dei Mulini all’Isola d’Elba
La prima è la nostra preferita per due motivi. Innanzitutto, la posizione dominante su Portoferraio e sul paesaggio. Dalle finestre e dalla terrazza si abbraccia con lo sguardo l’orizzonte marino sul versante nord-occidentale, la via di fuga che l’ha visto partire il 26 febbraio 1815 per tornare a riprendersi il potere a Parigi. E, poi, come accade in molte residenze di personaggi illustri, gli ambienti vissuti non raccolgono sempre oggetti appartenuti a chi ha abitato quel luogo e anche in questo caso, nonostante siano tutti oggetti d’epoca, non tutti erano di proprietà dell’Imperatore. Gli unici presenti nella Palazzina da lui posseduti sono una selezione dei suoi libri, ossessione dell’ideale scrittore concretizzatosi generale che lo seguivano in migliaia di esemplari in apposite carrozze-biblioteca nelle sue campagne militari, custoditi in vetrine-librerie dell’epoca, ma non di sua proprietà. Poi, il letto da campo dove amava coricarsi anche se non si trovava a condurre una battaglia lontano da Parigi.
Il letto di Napoleone conservato all’Isola d’Elba
Trovo questo oggetto un oggetto metaforico dell’uomo che non dormiva mai, che non riusciva a stare a tavola per più di una portata, sempre in movimento, sempre in battaglia con la Grande Armata o a progettare riforme e cambiamenti sociali e politici, tuttora attuali, per fondare con l’Impero una nuova società. Nonostante l’insindacabile scomodità, questo letto era preferito a comodi baldacchini. Ecco, partiamo da quel lettino per intraprendere un viaggio che non vuole essere su Napoleone, ma che vuole evocare lo spirito imperiale del potere che ha rappresentato.
E questo è il tema di questo viaggio, raccontare il mare come metafora del potere.

Alla ricerca del vero significato del mare
Il mare è stato da sempre oggetto di conquista. Il controllo dei mari ha agevolato se non permesso l’occupazione politica, economica, militare e culturale di territori altrui. Ma il mare stesso, per quanto possa farlo una forza naturale, pone resistenza al dominio dell’uomo rivoltandosi periodicamente al suo volere creando a volte disastri epocali. Contrariamente, però, all’azione umana la sua rivolta per quanto radicale non determina un definitivo dominio sull’altro e il suo antagonismo, che potremmo definire anarchico, invece di pensare alla presa del Potere, suggerisce cambiamenti di prospettiva, di atteggiamenti nei confronti dell’elemento naturale, che parafrasando potremmo dire sociali, per offrire un esempio di comportamento.

Il viaggio via mare “Pro tempore”
Pro tempore parla di questo, del fatto che non c’è nulla di eterno e tutto è ondivago, dalle ideologie alle mode, seguendo il desiderio umano di occupazione e resistenza per il controllo di un territorio e la definizione di convenzioni che plasmano il pensiero dell’uomo. Perché il potere coinvolge tutti. Tutti lo anelano, chi nel proprio orticello e chi cercando di creare un impero dove non tramonti mai il sole. C’è chi lo impone e chi induce a farselo imporre offrendo una servitù volontaria, come scrive Étienne de La Boétie e come altri lo hanno descritto lucidamente nei loro scritti. Ci sono la lucidità d’analisi sullo Stato capitalista di Elsa Morante, la cruda e realistica descrizione della guerra di Lev Tolstoj, o la descrizione dell’eredità imperiale romana che ha plasmato l’immagine dell’imperialismo occidentale di Simone Weil. Il rapporto con il potere crea un imbarazzo inerte, ti avvolge come un odore d’ufficio burocratico polveroso di carte stantie misto al sudore prodotto dall’imbarazzo. Crea uno stato di spaesamento come il cercare di orientarsi avendo sotto gli occhi una Carta atopica.
Luca Vitone
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