Il rapper che dà voce alla Sicilia. Intervista a L’Elfo (con reportage fotografico)

Dalle periferie siciliane ai palchi nazionali, L’Elfo racconta la strada ma anche i propri conflitti interiori. Si è raccontato ad Artribune in questa intervista corredata da un reportage fotografico per le vie del centro storico di Catania

Si dice che se una regione non ha un rapper di riferimento, non possieda una completa identità. Luca Trischitta, in arte L’Elfo, ha piantato a Catania una bandiera nel rap in dialetto siciliano. La sua esperienza musicale inizia nel 2008 con il duo Double Damage. Già a 13 anni frequenta l’ambiente hip hop catanese, partecipando a jam e gare di freestyle. Il primo disco solista, L’Ignorapper, arriva nel 2014. Parla di demoni personali, territorio, valori. Per “Luka” L’Elfo, cresciuto a pane e rap, la musica èspazio sacro, come dimostra nell’album Vangelo II Luka. Nel centro storico di Catania lo salutano in tanti, ma non come si fa con il proprio idolo, lo abbracciano come un fratello.

L'Elfo. Ph: Gaia Carnesi
L’Elfo. Ph: Gaia Carnesi

Intervista a Luca Trischitta, in arte L’Elfo

Luca Trischitta e L’Elfo sono la stessa persona?
Purtroppo si. È la mia sfortuna e la mia fortuna. Non ho mai fatto distinzione tra Luca e l’Elfo e questa cosa mi ha danneggiato psicologicamente. Da poco tempo mi hanno certificato un disturbo borderline di personalità, ora seguo delle cure psichiatriche. Ho avuto una infanzia particolare in un clima di stress, ma non ho mai slegato l’arte dalle mie azioni o creato un personaggio per attirare pubblico…lo sono già.

Nei tuoi pezzi racconti la strada non necessariamente come sinonimo di delinquenza, ma dell’essere sé stessi.
Ho forgiato il mio carattere attraverso la vita in strada imparando dai miei errori. La strada ti segna, ma devi uscirne più forte, non ho avuto un punto di riferimento umano. Mi sono ritrovato in situazioni al limite e tutto si mescolava ai quartieri, ma conoscere quelle dinamiche non mi ha mai intrigato, ne riconoscevo il lato negativo. A volte ciò che sembra abbracciarti in realtà è la stessa cosa che può stritolarti.

Come ti sei districato da questo contesto di confine?
L’àncora, o malattia, che mi ha salvato è stata la musica. Non era semplicemente una passione, ma qualcosa che mi rendeva vivo. L’affetto della gente, sentirmi chiamare Leggenda, oggi è la vittoria più grande.

In un’epoca in cui è richiesto essere performanti hai condiviso una tua fragilità. Ne parli in un brano molto personale, Disturbato, dove definisci la depressione una brutta invenzione. Cosa diresti a chi non trova ancora il coraggio di affrontarlo?
Perché nascondersi se vivi un periodo di merda? La vita non è un teatro. C’è davvero poca sensibilità su questo tema. Nel tempo mi sono reso conto che avevo bisogno di aiuto, estraniarmi attraverso le sostanze dava l’impressione di risolvere le cose, ma in realtà le peggiorava. Fortunatamente oggi sono uscito da molte dipendenze. Il mio rapporto con la musica è salvifico e molto intimo, la musica non è moda, ma necessità dell’anima. Non mi interessa che la gente scopra le mie debolezze, è da lì che prendo energia.

Qual è la tua ispirazione?
Nelle mie canzoni seguo due binari, borderline come me. Ho un lato aggressivo che fa parte della mia rabbia, dove racconto le esperienze violente vissute, l’altro sono le mie emozioni, i sentimenti…I miei due me.

Le tue radici sono in Sicilia. Cosa diresti a chi ha scelto di andare via dalla sua terra e a chi invece è rimasto?
Non critico né chi se ne va per cercare un futuro migliore né chi resta, ogni scelta che fai può essere la tua benedizione o la tua maledizione. Devi giocare bene le tue carte. So solo che serve coraggio per fare entrambe le cose.

Nuovi progetti in corso?
Sono molto contento del nuovo disco, Sicilia Bedda, che uscirà ad ottobre. È L’Elfo 2.0. Come un Cicerone porterò chi ascolta a scoprire la mia Sicilia e la riconoscerete dalla prima nota. È un viaggio, il concept album più bello fatto sin ora. Penso che questo upgrade sia dovuto alla maturità, perché siamo come un libro, dove aggiungere sempre pagine nuove.

Gaia Carnesi

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