In Romagna da oltre un secolo c’è un Carnevale “serio” di primavera. La storia dei carri di gesso e di pensiero
Legno, gesso e pensiero sono gli elementi cardine di una tradizione antica che si ripete tra aprile e maggio per celebrare la nuova stagione, però invitando alla riflessione sull’attualità attraverso monumentali carri allegorici. Succede a Casola Valsenio, nel Ravennate: la 125esima edizione il 25 aprile e primo maggio
Sono solo tre i carri allegorici che attraversano le strade di Casola Valsenio in occasione della Festa di Primavera che si ripete, ogni anno, tra la fine di aprile e l’inizio di maggio. Ma lunghi sette metri per sei di larghezza, e quasi nove di altezza. E, soprattutto, peculiari di una tradizione che carnascialesca non è – per tempistiche e temi trattati – pur ispirandosi alle più diffuse parate in maschera del Carnevale.

La Festa di Primavera dei carri di gesso e di pensiero a Casola Valsenio
A Casola Valsenio, Comune romagnolo della collina ravennate circondato dai “gessi” dell’Appennino faentino, si celebra da 125 anni (con le pause intercorse durante le grandi guerre del Novecento e per il covid) l’unico Carnevale serio d’Italia. I giganti di gesso, come gli abitanti del paese li hanno affettuosamente ribattezzati, sono infatti concepiti come carri “di festa e di pensiero”. Realizzati in gesso e legno, per idearli e produrli si mettono in moto tutti i giovani casolani che vogliono mantenere in vita una tradizione radicata nell’identità culturale locale. Sempre loro, durante le due sfilate dei carri – una diurna, l’altra notturna: quest’anno in programma il 25 aprile e il primo maggio – diventano figuranti per dare vita alle allegorie sviluppate, su temi sociali e di costume.
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La storia dei carri di gesso e di pensiero
I carri casolani sono nati alla fine dell’Ottocento, in occasione della Mezzaquaresima, un giorno di carnevale che interrompeva a metà la Quaresima. La prima edizione data al 1891 e prevedeva il rogo della Vecchia (ripetuto ancora oggi per incendiare tutti i mali dell’inverno con un falò purificatore e propiziatorio), preceduto da un corteo di carri di tipo carnevalesco inneggianti alla natura che stava per risvegliarsi. Abolite nel 1908 le Feste di Mezzaquaresima per volontà della Chiesa, a Casola Valsenio l’evento si trasformò nella Festa di Primavera, che introdusse l’uso dei carri allegorici. Da subito si scelse di proporre temi seri: storia, attualità, politica… Progetti che potessero indicare la strada del progresso, della pace e della libertà. Nel tempo, i carri sono cresciuti per dimensione e numero di figuranti coinvolti, mentre si approfondiva la complessità delle forme e delle allegorie trattate (dal cambiamento climatico alla “città leggera” nell’era del consumismo, dalla fragilità del tempo all’iperconnessione, alla resistenza della memoria). Analoghi sono rimasti i materiali di costruzione, principalmente legno e gesso, o cartongesso.

La realizzazione e le sfilate dei carri di gesso e di pensiero
Il risultato finale richiede mesi di preparazione, con la costituzione di “società” che si riuniscono per elaborare le idee e sfidare quelle dei carri avversari: dopo le sfilate – con i figuranti chiamati a restare immobili e plasmati come gesso, assumendo le pose plastiche che, come in un tableaux vivant, esemplificano l’allegoria perché sia immediatamente chiara alla piazza – una giuria popolare e di esperti (nel 2025 presieduta da Roberto Cantagalli, direttore del MAR di Ravenna) decreta il vincitore.
Anche la ripetizione dell’evento in notturna non è casuale: pensati per affascinare il pubblico con un linguaggio popolare – un’idea non dissimile dei cicli affrescati medievali, che si proponevano di comunicare con un’ampia platea attraverso le immagini – in notturna i carri si trasformano, con la luce radente che esalta la plasticità dei quadri viventi, e un’illuminazione studiata per catalizzare l’attenzione sulle figure più in alto. Ad accompagnare la sfilata dei carri, non a caso, si ripete la lettura delle “relazioni”, brani di letteratura popolare che ne enfatizzano il significato e rendono più incisive le idee espresse artisticamente.

La Festa di Primavera 2026
Negli ultimi anni, l’appuntamento è diventato anche un momento per condividere la sapienza artigiana che sostiene la realizzazione dei carri. Così, nel fine settimana che precede la prima sfilata, ci si ritrova per la festa dei Cantieri, per osservare la maestranze e i progettisti all’opera nel grande cantiere allestito all’aperto nel parco dei Frutti dimenticati, dove si lavora anche in laboratorio alla creazione di vestiti, costumi e accessori per i figuranti. Nei giorni di festa, invece, si può ripercorrere la storia dei carri allegorici presso il Nuovo Cinema Senio, attraverso la proiezione di video storici; mentre i modellini dei carri delle precedenti edizioni sono esposti nella bottega del paese. Una mostra diffusa (che tocca anche la Rocca della vicina Riolo Terme) è dedicata a Omar Sagrini, storico costruttore di carri scomparso nel 1997.
L’appuntamento con la sfilata diurna di sabato 25 aprile è alle 15.30; la versione notturna del primo maggio andrà in scena alle 21.30.
Livia Montagnoli
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