L’intima corrispondenza tra l’artista Maria Lai e lo stilista Antonio Marras è in mostra a Milano

La Galleria M77 con la mostra “Paso Doble” pone l’accento sul profondo rapporto tra i due artisti mettendo in scena, attraverso un corpus di opere, in cui si distinguono i lavori a quattro mani, una suggestiva, sebbene immaginaria, danza silenziosa

Sono oltre 200 le opere alla Galleria M77 di Milano, per questo Paso Doble con la cura impeccabile di Francesca Alfano Miglietti, che mette in dialogo la creatività eclettica di Antonio Marras (Alghero, 1961) con l’universo impalpabile di Maria Lai (Ulassai, 1919 – Cardedu, 2013). Una danza che inizia da lontano con un incontro che Marras definirà “una svolta” per lo sviluppo del suo linguaggio creativo, destinato a dare vita a una relazione ininterrotta, un’affinità elettiva umana e artistica che non si è mai spenta. “Maria Lai mi ha insegnato a vedere nelle cose ciò che non si vede” dice Marras, ricordando l’artista ogliastrina come una presenza straordinaria nella sua vita, “una musa, una compagna di viaggio, una custode dell’anima”. Ed è proprio questa corrispondenza intima tra due anime a diventare il fulcro di quest’esposizione che, come nel celebre passo a due di origine iberica, procede come un movimento doppio, fatto di rimandi e contrappunti continui, tessuti nella trama sottile di una linea che si fa filo, pensiero, pura visione creativa.

M77, Paso Doble. Ph: Lorenzo Palmieri
M77, Paso Doble. Ph: Lorenzo Palmieri

Le opere di Marras nella mostra “Paso doble” di Milano

Le opere di Marras accolgono lo spettatore in questo gioco di visioni, in uno spazio dinamico e mobile in cui la linea – cucita, disegnata, immaginata – inventa superfici davanti, dietro e oltre le due dimensioni, si fa scultura e scrittura, creando una visione multidimensionale. Seguendo il filo sottile e invisibile dell’immaginazione Marras disegna, cuce, plasma: dà vita a una visione che vive nella forma e la supera, gioca con l’imprevisto, sperimenta supporti e materiali inediti, trasforma il consueto in libera immaginazione. Come per Maria Lai, il mondo di Marras è povero: usa cartoni, fili, scampoli di stoffa, perfino i vassoi di pasticceria. L’arte è l’incantesimo che ha il potere di trasformare lo scarto in visioni preziose: una palette di bianchi, ecrù, oro e neri in cui prendono forma volti enigmatici, lunghissime mani, superfici dipinte, paraventi come quinte per una rappresentazione dell’immaginario, figurazioni e percorsi verso un altrove che possiamo sfiorare ma mai completamente afferrare. È un altrove interiore, lo spazio libero della creatività, che ci ricorda che siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i sogni, lo stesso altrove che abita l’opera immensa di Maria Lai, che con la sua arte cuce cielo e terra, lega le case alle montagne, annoda i fili della storia umana ai pianeti celesti.

Le opere storiche di Maria Lai alla galleria M77 Gallery

Al piano superiore della galleria sono esposte una serie di opere storiche di Maria Lai: libri scritti nella trama sottile delle tessiture, racconti di donne, di telai, di favole antiche, matasse come nuvole e sogni che si intrecciano ai nodi di un’arte silenziosa e antica. Il filo si libera in segno e si lascia inseguire, diventa garbuglio, capelli di donna, traiettoria che unisce i sassi della terra ai pianeti del cosmo per poi trasformarsi ancora in parola cucita, poesia visiva. “La vita è un tappeto che ciascuno tesse nell’ordito della tradizione e le trame della propria realtà” cuce Maria. Attraverso il suo filo sottile e quasi impalpabile racconta la trama del nostro vissuto, una trama leggera ed evanescente come lo spirito eppure, profondamente radicata alla vita, alla terra, alla materia e ai sassi che incorpora nei suoi lavori.

Alla galleria M77 Gallery i lavori a quattro mani di Marras e Lai

L’esposizione è un crescendo visivo che culmina nei lavori realizzati a quattro mani da Lai e Marras: Llencols de aigua (“Lenzuola d’acqua”) e Janas sono installazioni da attraversare, spazi vivi in cui lo spettatore entra e diventa parte di una coreografia silenziosa fatta di memoria e immaginazione. Su un grande cielo simbolico – un fondale di lenzuola cucite – sono sospese lunghe camicie da notte, leggere come presenze, custodi di memorie intime e remote. Sulla parete opposta piccole figure sembrano liberarsi nello spazio come in volo: sono le janas, le fate della mitologia sarda, creature femminili sacre e misteriose, tessitrici di fili invisibili su telai d’oro. Un gioco di luci e ombre dilata questa apparizione e la proietta tutt’intorno, trasformando lo spazio in una trama di visioni sospese tra terra e cielo. Uno spazio che contiene il tempo e tutte le vite che lo attraversano, le parole, i pensieri e i sogni e in cui i fili di Lai e Marras continuano a intrecciarsi per restituirci uno sguardo nuovo: quello libero e creativo dell’immaginazione, verso quell’altrove senza fine che risuona e abita ognuno di noi.

Emilia Jacobacci

Milano // fino al 16 maggio 2026
Maria Lai | Antonio Marras: Paso Doble
M77 GALLERY – Via Mecenate, 77
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Emilia Jacobacci

Emilia Jacobacci

Emilia Jacobacci è una storica dell’arte, laureata alla Sapienza di Roma con una tesi sul progetto del MAXXI. Si è poi specializzata in Management dei beni culturali alla Scuola Normale di Pisa e a Milano in Comunicazione multimediale. Scrive di…

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