Apre a Venezia una nuova fondazione per l’arte. Il progetto dell’artista curdo Ahmet Güneştekin a Palazzo Gradenigo

È la terza, insieme a Istanbul e Urla. Il restauro ha riportato alla luce due piani ed entro il 2026 saranno completati gli altri tre, con l’idea di diventare un luogo polifunzionale, espositivo e per offrire occasioni a giovani artisti

“La storia non si scrive quasi mai urlando. Lascia le sue tracce più profonde nel silenzio. È da molto tempo che rifletto su questo interrogativo. Come possono diventare visibili le ferite di un’epoca storica? A volte penso che ciò non sia possibile usando le parole. Spesso i momenti più difficili della storia umana non si esprimono con la parola, ma con il silenzio. Guerre, esilî, perdite e fratture… Tutto ciò non lascia solo una scia di racconti, lascia anche un profondo silenzio. Per me “Silenzio” (Sessizlik) ha avuto origine esattamente in questo spazio”. Con queste parole Ahmet Güneştekin (Batman, 1966) introduce il manifesto che sottende alla sua mostra Sessizlik/Silenzio/Silence, presentata a Venezia, con una prossima inaugurazione il 6 maggio, nei giorni di apertura della Biennale Arte, a partire dalle ore 10.

Ahmet Güneştekin
Ahmet Güneştekin

Una nuova Fondazione a Venezia 

Lo avevamo infatti annunciato nel 2024 ed ora il progetto è realtà. Il famoso artista turco-curdo apre a Venezia la terza sede (insieme a Istanbul e Urla, sulla costa di Smirne – questa di prossima apertura) della sua Fondazione, a Palazzo Gradenigo. Di origine seicentesca e da non confondersi con il suo omonimo in Santa Croce, si situa nel sestiere di Castello. Secondo quanto riportato dall’autore dei Notatori nei suoi scritti, si deve a Taddeo Gradenigo (1516-1576) la sua costruzione. Secondo Massimo De Grassi, invece, lo stabile era stato acquistato da Giambattista, padre di Taddeo, in un periodo compreso fra il 1532 e il 1544. Strutturato su cinque piani oggi ne presenta due – piano terra e primo piano, su una superficie di circa 600 mq destinati a scopo espositivo e area bookshop. La conferenza stampa avviene nell’area esterna del cortile che, forse per far percepire il grande sforzo compiuto dal team dell’artista, conserva l’atmosfera del cantiere. Insieme a Güneştekin il curatore della mostra inaugurale, Sergio Risaliti

Palazzo Gradenigo a Venezia

Il progetto di restauro, di carattere conservativo, e di riallestimento si concluderà – stando agli architetti Alberto Torsello, già noto in Laguna per aver partecipato alla rifunzionalizzazione delle Procuratie Vecchie o per la riqualificazione di Palazzo Ducale, e Elisa Santoro, si concluderà a fine 2026, ridando luce al secondo e al terzo piano e al mezzanino, che saranno destinati a uso espositivo e per la realizzazione di atelier – studio con l’obiettivo di offrire a giovani artisti di tutto il mondo – con la precedenza agli artisti di area turca opportunità espositive e di formazione in un contesto internazionale. Una missione, quella della valorizzazione della giovane arte, che Güneştekin, autodidatta e con una formazione totalmente autonoma, sente particolarmente, senza escludere ovviamente collaborazioni con artisti italiani. “Amo da sempre l’Italia”, spiega. “Per me è la patria dell’arte e del Rinascimento. La sede veneziana della mia Fondazione nasce da questa passione, ma avendo le possibilità mi piacerebbe aprire altre sedi nel mondo”.  

La Fondazione Güneştekin 

“Non ci sono partnership, né collaborazioni esterne. I finanziamenti che sostengono la Fondazione sono tutti interni. Provengono dalla vendita delle mie opere e da royalties”, continua. Palazzo Gradenigo è stato per 17 anni chiuso al pubblico. Di proprietà del Comune di Venezia ne ospitava gli uffici del reparto informatico. Acquisito poi dalla Cassa Depositi e Prestiti, è stato poi acquistato dall’artista. Pavimenti, affreschi e stucchi, con splendidi soffitti attribuiti almeno parzialmente a Giovanni Scajario, discepolo di Giovan Battista Tiepolo, infissi, pavimenti ottocenteschi, distribuzione degli ambienti: tutto è rimasto come una volta e riportato alla luce dal team Santoro- Torsello. Ad accogliere gli spettatori, sulla facciata del Palazzo una prima nicchia contenente una scultura monumentale in bronzo, tra le 11 inedite che insieme ad 11 dipinti ad olio compone la mostra. Un inizio col botto che rievoca, spiega Risaliti, curatore della mostrauna relazione dell’opera dell’artista con il classico, la tradizione delle sculture in facciata per arricchire a livello simbolico e iconografico già all’esterno delle chiese o dei palazzi – e non a casoil benvenuto lo dà una figura femminile”. 

La mostra “Silenzio” 

A piano terra tre sculture monumentali – alcune delle opere in mostra arrivano a superare tre metri di altezza – introducono a un discorso che parla di memoria, di continuità della vita, di irrisione del potere. Il grottesco, evocato dallo stesso curatore, si realizza nelle proporzioni acromegaliche delle figure. Ma c’è anche il tema politico, del lavoro, la relazione profonda che l’artista intrattiene con il popolo nella testimonianza dei traumi della storia. Tornano alcuni topoi: il teschio come vanitas, il pesce, simbolico in più culture, qui l’eterno e la memoria. Il rapporto con il classico torna sia nella cifra stilistica del curatore che negli intenti dell’artista, in una sorta di allegoria contemporanea.
“Le figure”, continua infatti Risaliti, “sono caratterizzate da elementi che possiamo definire quasi delle aggiunte iconografiche, simboliche alla figura umana. Un gesto tipico nella statuaria di tutti i tempi, dalle sante, alle figure mitologiche e storiche, che portavano con sé un elemento distintivo che rendeva più esplicita la lettura del significato, il senso della scultura”. Insieme alle sculture, altrettanti dipinti della famosa serie delle “porte” – alcuni esempi sono già noti al pubblico italiano grazie alla recente mostra Yoktunuz – Eravate Assanti, alla GNAMC – Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea, curata da Risaliti con Paola Marino, curatrice e giornalista, che da sempre in Italia segue il lavoro dell’artista 

Le porte nell’opera di Güneştekin 

È un bel colpo d’occhio vederle tutte insieme. Qui l’artista recupera la sapienza delle comunità anatoliche greche e armene del XIII Secolo, restaura porte antiche mantenendone la struttura di base, interviene con il colore e la pittura, con la tecnica che ricorda quella del “rigatino”, ma creando con il colore una superficie che sembra quasi un tessuto. È un’opera densa di stratificazioni: c’è la storia, c’è il racconto, c’è il tempo e le esperienze millenarie, il linguaggio, l’alfabeto non scritto, la tradizione millenaria, l’immaginario sull’incontro tra Oriente e Occidente che l’antica Costantinopoli e Venezia rappresentano insieme, c’è la componente artigianale e fabrile, e c’è l’arte contemporanea. Una volta Güneştekin mi ha detto: “se ti avvicini a queste porte, tendi l’orecchio all’ascolto, puoi sentire le storie che ti raccontano”. Le voci dimenticate. E per questo, ci vuole silenzio. 

Santa Nastro 

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Santa Nastro

Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. Dal 2015 è Responsabile della Comunicazione di…

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