Cosa c’entra il regista coreano Bong Joon-ho con Dybala e Gianni Morandi?  

Abbiamo incontrato Bong Joon-ho, regista premio Oscar di “Parasite”, in occasione del Premio Stella della Mole a Torino: ecco cosa pensa del cinema, ma anche del calcio e della musica

Ventitré anni dopo la premiazione di Memories of Murder al Torino Film Festival (TFF), il regista coreano Bong Joon-ho è tornato nel capoluogo subalpino per essere insignito della Stella delle Mole e per partecipare a una masterclass condotta dal direttore del Museo Nazionale del Cinema, Carlo Chatrian.

Il regista coreano Bong Joon-ho, Official portrait Oscar
Il regista coreano Bong Joon-ho, Official portrait Oscar

Il rapporto di Bong Joon-ho con Torino

L’acclamato autore di Parasite (2019), film premiato con la Palma d’Oro al festival di Cannes e poi con ben quattro Oscar, ha trovato il tempo per interrompere il lavoro per il suo nuovo film Ally (un’opera di animazione con protagonista un calamaro, che vedremo nelle sale la prossima estate) per tornare a visitare la Mole Antonelliana “uno dei più bei musei del cinema del mondo”. “La prima volta che sono venuto a Torino faceva molto freddo e c’era la nebbia, oggi invece sono salito fino in cima alla Mole Antonelliana e ho visto tutta la città e le Alpi, poi sono andato sul Lungopo. Ogni volta che visito un luogo penso sempre a che film potrei girarci: a Torino vedo un grande verme che da Piazza Castello passa sotto i portici e arriva fin qui” sono le prime parole del regista, uno dei protagonisti della Korean New Wave.

Il regista coreano Bong Joon-ho, Museo Nazionale del Cinema Torino durante la masterclass presentazione di Parasite
Il regista coreano Bong Joon-ho, Museo Nazionale del Cinema Torino durante la masterclass presentazione di Parasite

Una carriera che esplora tutti i generi cinematografici

Bong Joon-ho, nato nel 1969 a Daegu, è stato finora autore di otto lungometraggi. Da Barking Dogs Never Bite (2000), commedia nera che già mostrava molti dei temi e delle soluzioni stilistiche destinati a diventare tratti distintivi del suo cinema fino a Mickey 17 (2025), interpretato da Robert Pattinson, in cui conferma la capacità di muoversi tra tradizioni e generi cinematografici diversi, scale produttive differenti mantenendo una forte identità autoriale. A Torino, Bong Joon-ho ha ripercorso tutta la sua carriera partendo proprio da Memories of Murder (Memorie di un assassino, 2003), premio del pubblico al TFF. “È un film che ho girato quando avevo 34 anni e racconta come l’ambiente familiare possa creare dei mostri”. La pellicola è un poliziesco ambientato nel 1986 ed è liberamente ispirata alla storia del primo assassino seriale coreano conosciuto alle cronache. “In realtà è un film che mescola molto i generi e racconta la Corea di quell’epoca, quando era sottoposta a una dittatura militare. Mentre giravamo il film non sapevamo ancora chi fosse il vero autore di quei delitti. La confessione è arrivata solo nel 2019, ora l’assassino è in carcere, non so se abbia visto il film”. Un tema poi ripreso da Zodiac (2007) di David Fincher: “ci siamo incontrati recentemente e abbiamo parlato di Zodiac, un film che mi piace molto, ma Memories of Murder è uscito tre anni prima e ne sono molto orgoglioso”. Con Memories of murders, che Sight & Sound la rivista del British Film Institute, ha indicato fra i 30 film chiave del primo decennio del XXI secolo, inizia la collaborazione con l’attore Song Kang-ho che proseguirà in The Host, Snowpiercer e Parasite. “Agli inizi degli anni 2000 era già un attore importante, non solo in Corea poi ha avuto ruoli di protagonista in molti film coreani. Per noi è una specie di Marcello Mastroianni, quando appare sullo schermo sa far emergere delle emozioni. È sempre stato un buon rapporto”.

Il fondamentale lavoro sul casting

Con Snowpiercer (2013), all’epoca la produzione coreana più costosa di sempre, si allargano gli orizzonti con l’obiettivo di raggiungere deliberatamente un pubblico mondiale. Nel cast entrano attori internazionali e dalle caratteristiche e storie professionali molto diverse fra di loro come Tilda Swinton, Chris Evans, John Hurt, Octavia Spencer, Ed Harris, Song Kang-ho. “Ho sempre pensato che il casting sia il 50% del lavoro di un regista. È come l’allenatore di una squadra di calcio che deve scegliere la posizione dei giocatori in campo, dove mettere Maldini piuttosto che Dybala. Poi saranno i giocatori a fare i dribbling, gli attori a pronunciare le battute, a quel punto l’allenatore e i registi possono intervenire poco”. Bong Joon-ho sorride divertito. “È la prima volta che mi trovo a parlare di calcio in pubblico”. Ma il regista coreano si dimostra preparato e quando gli viene chiesto a quale allenatore di calcio si ispira, snocciola con disinvoltura i nomi di Inzaghi, Guardiola, Arteta “anche se – da regista – mi piace molto l’immagine di Jürgen Klopp”.

L’amore per la canzone pop italiana

Restando sul terreno delle passioni popolari, il passaggio dal calcio alle canzoni è breve. E a Bong Joon-ho è impossibile non chiedere come mai ha inserito In ginocchio da te di Morandi nella colonna sonora di Parasite. “I miei genitori, in particolare mio padre, erano molto appassionati di canzoni italiane e francesi. In casa, quando ero piccolo, avevamo molti vinili con le hits, comprese quelle di Gianni Morandi. Durante l’editing di Parasite ho provato a inserire In ginocchio da te e mi è parso che la canzone ci stesse molto bene. Un momento che mi ha fatto tornare indietro con la memoria. Poi mi è capitato di conoscere Gianni Morandi a Venezia e mi ha fatto molto piacere: è una persona con una grande energia, spero stia bene”.

Da De Sica a Visconti, l’importanza del cinema italiano

Sul rapporto passato e presente con il cinema italiano, Bong Joon-ho racconta di episodi che lo hanno segnato fin da bambino. “Ho visto Ladri di biciclette quando ero molto piccolo senza sapere chi fosse il regista, assieme a Psycho e a pochi altri film è fra quelli che mi hanno fatto inconsciamente nascere il desiderio di diventare regista. Sono opere che lasciano una cicatrice per sempre, in senso positivo, e ancora oggi quando li rivedo provo un’emozione unica. Nel passato anche Luchino Visconti è stato importante, non è un caso che il seminterrato dove vive la famiglia protagonista di Parasite ricordi gli spazi chiusi di Rocco e i suoi fratelli. E fra i registi contemporanei? “Apprezzo molto il lavoro di Alice Rohrwacher, ci siamo incontrati varie volte e i suoi film mi piacciono”.

Dario Bragaglia

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Dario Bragaglia

Dario Bragaglia

Dario Bragaglia si è laureato con Gianni Rondolino in Storia e critica del cinema con una tesi sul rapporto fra Dashiell Hammett e Raymond Chandler e gli studios hollywoodiani. Dal 2000 al 2020 è stato Responsabile delle acquisizioni documentarie e…

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