A Firenze la nuova edizione del festival Middle East Now. Tutti i film da vedere per capire il nuovo Oriente

Il festival dedicato alla cultura contemporanea del Medio Oriente (aperto dal 6 all’11 ottobre) ospita un programma di oltre 30 film, mostre, incontri e ospiti internazionali. Qui tre titoli da non perdere

Raccontare il Medio Oriente significa provare a guardare oltre la cronaca, le immagini dei conflitti e le categorie con cui siamo abituati a interpretarlo. È da questa prospettiva che torna a Firenze, dal 6 all’11 ottobre 2026, Middle East Now, festival arrivato alla sua 17esima edizione e diventato negli anni un osservatorio privilegiato sulle trasformazioni culturali e sociali di una regione complessa e in continuo movimento. Non a caso il tema scelto quest’anno è Radical Movements: un invito a interrogarsi sui movimenti – politici, sociali, artistici, personali – capaci di rompere gli equilibri e aprire nuove possibilità. Oltre 30 titoli in programma attraversano Palestina, Iran, Iraq, Libano, Egitto, Marocco, Afghanistan, Arabia Saudita e Sudan, componendo un mosaico di storie in cui la dimensione pubblica si intreccia continuamente a quella privata.

Tre film da non perdere a Middle East Now

Tre i titoli da non perdere: c’è A Fox Under a Pink Moon di Mehrdad Oskouei e Soraya Akhlaghi, che racconta la storia di Soraya, giovane artista afghana che filma con il telefono cinque anni di tentativi per lasciare l’Iran e raggiungere la madre in Austria – un autoritratto potente tra violenza, migrazione e desiderio di libertà. Poi c’è Souraya Mon Amour di Nicolas Khoury, che ci porta nella Beirut della guerra civile, ricostruendo attraverso archivi e ricordi l’amore tra la ballerina Souraya Baghdadi e il regista Maroun Baghdadi e restituendo il ritratto di un’artista che reclama la propria voce. Infine, Palestine Comedy Club di Alaa Aliabdallah e Charlotte Knowles segue sei comici palestinesi in tournée tra muri e checkpoint, fino a Londra, dove il loro debutto coincide con il 7 ottobre 2023. Un film in cui l’umorismo nero diventa uno strumento per attraversare conflitto, identità e fratture del presente.

Non solo cinema, anche una mostra collettiva

Il cinema è il cuore del festival, ma non l’unico linguaggio. Dall’8 al 31 ottobre la Street Levels Gallery ospita What Moves Us, mostra fotografica collettiva curata da Roi Saade che riunisce gli sguardi del turco Erdem Varol, del tunisino Skander Khlif e dell’egiziano Ebrahim Bahaa-Eldin. Tre autori che si muovono tra spazi urbani e rurali, pubblico e privato, realtà e immaginazione per indagare cosa significhi costruire un senso di appartenenza.

Tra gli ospiti speciali un cartoonist sudanese

Tra gli ospiti speciali c’è poi Khalid Albaih, artista e political cartoonist sudanese in esilio, diventato una delle voci visive emerse durante le proteste della Primavera araba. A Firenze presenta Revolution, Intermission, a cura di Bayan Abubakr: una mostra che trasforma la vignetta politica in un archivio di vent’anni di rivoluzioni, controrivoluzioni e lotte collettive nel mondo arabo e africano.

Margherita Bordino

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

Scopri di più