Abiti da mangiare e archivi da indossare: moda e cucina si incontrano a Parma
C’è un indissolubile legame che unisce il mondo del fashion a quello della tavola: entrambi capisaldi del Made in Italy, sono da sempre elementi distintivi della nostra tradizione a livello internazionale. Per la prima volta a Parma il progetto espositivo Food Culture | Food Couture, promosso dalla Fondazione Gentili Mosconi, porta alla luce questo binomio vincente
Tra tutti i luoghi simbolo della tradizione della tavola italiana, Parma è probabilmente uno dei più rinomati. Nel cuore emiliano della Penisola, la città si è distinta – soprattutto nel corso del Novecento – come terra di innovazione gastronomica, dove ancora oggi hanno sede alcune tra le maggiori industrie alimentari italiane, testimoni di un savoir-faire evolutosi nel tempo pur mantenendo la propria identità di partenza. Se si pensa a grandi marchi come Barilla o Mutti, subito si accende nella memoria quell’immaginario, nutrito da storiche campagne pubblicitarie che hanno molto da condividere con il mondo dell’arte e che ancora oggi contribuisce a definire l’essere “italiani” agli occhi del mondo. Ed è proprio qui, a Parma, che prende avvio un nuovo progetto volto ad approfondire la componente creativa della cucina, associandola alla moda e al tessile. Si chiama Food Culture | Food Couture. La Cucina attraverso la lente della Moda: linguaggi, identità e Made in Italy ed è un percorso di sperimentazione e ricerca che unisce questi due settori, chiamando giovani creativi affermati e studenti a interrogarsi sulle loro possibili contaminazioni. Un terreno fertile, finora esplorato solo marginalmente e in pochi casi isolati. Prima grande tappa del progetto è la mostra in programma a Parma tra settembre e novembre al complesso Monumentale di San Paolo: un’occasione divulgativa pensata proprio in questo luogo emblematico per il mondo della cucina, capitale della Food Valley emiliana, in occasione del Settembre Gastronomico 2026.

Food Culture | Food Couture: quando cucina e moda si uniscono
Nel panorama della produzione artigianale e manifatturiera italiana, cucina e moda hanno ormai una storia secolare come espressione di un savoir-faire genuino, originale e capace di innovarsi con il procedere dei tempi. Capisaldi del Made in Italy, rappresentano il nostro Paese a livello internazionale per qualità e capacità di coniugare tradizione e ricerca. Ancora oggi, i prodotti di questi settori sono esito di filiere d’eccellenza, radicate in territori ricchi di protagonisti che, con spirito imprenditoriale e duro lavoro, hanno saputo scrivere il proprio nome nella storia. Seppur diversi per natura – da un lato abiti realizzati, almeno in teoria, per durare; dall’altro alimenti effimeri – hanno in realtà molti punti di tangenza. Entrambi nascono da bisogni primari dell’uomo, mangiare e ripararsi dal freddo, ma hanno saputo andare ben oltre il soddisfacimento della semplice funzione di base, dimostrando di essere terreni fertili per la creatività. Saperi tramandati di generazione in generazione e attenzione quasi ossessiva alla qualità produttiva sono ulteriori elementi in comune. Tutti fattori che portano ad affermare che, tanto nella moda quanto nella cucina, si può parlare di vera e propria “arte”. È questa la radice del progetto promosso dalla Fondazione Gentili Mosconi ETS, che affianca professionisti e giovani under 35 chiamati a cimentarsi in una collezione inedita di opere site-specific. È la promessa di un dialogo interdisciplinare che non manca di coinvolgere anche lo stesso contenitore espositivo.
La mostra e il fashion show a Parma
Come afferma Francesco Gentili – presidente dell’omonima Fondazione – “il processo creativo nella moda è uno degli esempi più lampanti di ricerca multidisciplinare applicata. La moda è come una lente speciale che ci permette di vedere il mondo e al tempo stesso ci permette di reinventarlo”. Gli esiti di queste prime fasi del percorso saranno presentati in prima assoluta a Parma nella rassegna multidisciplinare, in cui bozzetti, abiti e ulteriori sperimentazioni che intrecciano visual art e upcycling mettono in luce passato, presente e futuro delle due città scelte come simbolo del progetto: Parma per la cucina e Como per la moda. Un’occasione per lasciarsi ispirare dagli spunti creativi che emergono dalle tangenze tra i due settori, raccolti e confluiti in opere e prototipi inediti. Tutti tasselli di un mosaico espositivo frutto di oltre dieci mesi di lavoro tra cultura gastronomica e produzione tessile. Il percorso si snoda nel Loggiato delle Dame e si articola tra un’installazione aerea di foulard, una sezione fotografica e un focus sul graphic design e la visual art. La cornice dello spazio espositivo dialoga con le opere, trasformando la visita in una passeggiata immersiva e interdisciplinare. A completare la restituzione pubblica del lavoro sperimentale, il 12 settembre si è tenuto un fashion show ospitato nei Giardini di San Paolo. Articolato in due atti, ha proposto dapprima una panoramica sui temi Fast Food e Fast Fashion, Italian Sounding e contraffazione, per poi passare a una prospettiva sulla rigenerazione, in cui i manufatti diventano emblemi di identità, sostenibilità, filiera, qualità e responsabilità. L’obiettivo è stato quello di divulgare, attraverso gesti, parole e azioni, la filosofia progettuale alla base delle creazioni, rendendo l’esperienza di sperimentazione un’occasione di arricchimento culturale per un pubblico più ampio. La performance ha inoltre visto la partecipazione speciale di Esteban Frigerio, artista multidisciplinare ed ex studente del Centro Studi Casnati, oltre che membro del Collettivo Creativo di “Food Culture | Food Couture”, che ha realizzato un intervento di live painting realizzato direttamente in passerella su un abito da sera bianco indossato da una modella e attraverso la personalizzazione artistica di alcuni capi della collezione.
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Il team di creativi
A nutrire di idee e contenuti questo innovativo campo liminale è un gruppo di protagonisti di ieri e di oggi. La mostra riunisce le opere contemporanee di giovani creativi quali Giulia Gentili, Esteban Frigerio, Caterina Blengino Francolì, Pollution Art, Pietro Fadda e Daniele Cappellato. Un mélange interdisciplinare che rilegge moda e cucina attraverso diversi media: dalla fotografia al disegno, dalla grafica al video. Prospettive fresche e innovative, raccolte e rielaborate da creativi con diversi anni di esperienza nel settore, capaci di guardare al tema con consapevolezza e di approfondire significati e messaggi delle opere. In dialogo con questo gruppo, all’interno del programma Archivio Generativo, la mostra intende riportare all’attenzione del pubblico il lavoro esemplare di alcune voci storiche, raccolte dagli Archivi Partner del progetto (l’Archivio Storico Barilla, CSAC – Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’Università degli Studi di Parma, l’Archivio Gentili Mosconi e l’Archivio del Museo della Seta di Como) che hanno segnato il recente passato delle manifatture tessili e alimentari. Grandi figure del mondo della comunicazione – ma non solo – entrate nell’immaginario collettivo attraverso idee e grafiche diffuse per anni sulle pagine dei giornali e sugli schermi televisivi, ma anche sulle confezioni di prodotti che oggi possono essere considerate vere opere d’arte. Si pensi a Erberto Carboni (Parma, 1899 – Milano, 1984), maestro della grafica e dell’illustrazione, celebre per le collaborazioni con Motta, Campari e Olivetti. Con Barilla è entrato davvero nella storia della pubblicità italiana, ricevendo la Palma d’Oro della pubblicità per la campagna “Con pasta Barilla è sempre Domenica”. Il suo pensiero creativo, incentrato sull’integrazione di linguaggi differenti – dalla pittura alla scenografia –, dimostra ancora oggi grande efficacia comunicativa. La mostra ne restituisce un ricordo, accostandolo a quello di altri due importanti protagonisti: Brunetta (Ivrea, 1904 – Milano, 1989) e Alvaro Molteni. La prima, protagonista dell’illustrazione italiana di moda e costume, fu collaboratrice di Harper’s Bazaar, L’Espresso e il Corriere della Sera; il secondo, formatosi nel clima dell’Astrattismo comasco, si mosse nel suo lavoro tra arte e tessile, alimentando con entrambi la propria ricerca autonoma. Food Culture | Food Couture, però, non è solo storia: guarda al futuro, coinvolgendo anche un centinaio di studenti del Centro Studi Casnati e del Setificio Paolo Carcano di Como, chiamati anch’essi a sperimentare questa co-creazione intersettoriale. Un ulteriore incentivo a sviluppare ricerche creative e innovative all’interno di un percorso ibrido dalle grandi promesse.
Parola a Giulia Gentili, vicepresidente della Fondazione Gentili Mosconi e creativa
Abbiamo chiesto a Giulia Gentili, vicepresidente della Fondazione Gentili Mosconi, di raccontarci il progetto Food Culture | Food Couture e l’importanza della Textile Valley italiana. “La Fondazione Gentili Mosconi nasce nel 2024 per dedicarsi alla preservazione, tutela e valorizzazione del patrimonio tessile e creativo del Made in Italy, un patrimonio immenso che costituisce una fonte inesauribile di ispirazione per la moda, per l’arte e per il design. La nostra Fondazione ha sede a Como Città Creativa UNESCO dell’Artigianato e dell’Arte Popolare, e cuore della ‘Textile Valley’ italiana. La città è capofila di un distretto che si fonda su una tradizione tessile secolare. La Fondazione parte quindi dall’ecosistema creativo di Como, per operare su scala nazionale e con l’ambizione di sviluppare interventi anche in ambito internazionale. Food Culture | Food Couture è la seconda mostra site-specific del nostro programma di punta ‘L’Archivio Generativo’. Il programma include diversi progetti interdipendenti: dai laboratori didattici attivati con i poli formativi, alle residenze d’artista, fino ai percorsi espositivi. Io e la curatrice Costanza Ferrarini abbiamo ideato il format delle mostre site-specific nel 2025 con l’obiettivo di rendere ogni esposizione inedita, letteralmente tagliata e cucita su misura per restituire un tema chiave in un luogo chiave. È un approccio che oltre a permetterci di dare voce a giovani talenti, ci avvicina alla rigenerazione urbana. Per Parma ho sperimentato per la prima volta l’intervento ‘City Guide or Fashion Moodboard’ che accosta i disegni tessili dall’Archivio ai luoghi più autentici da scoprire, e l’obiettivo è quello di continuare a lavorare su questa intuizione”.
Emma Sedini
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