Ogni estate ritorna. Appare tra le mani degli ospiti delle sfilate, nelle fotografie di street style, ai festival, nei musei e sui social. Ma ridurre il ventaglio a un semplice accessorio contro il caldo significa ignorarne la storia. Pochi oggetti, infatti, hanno attraversato i secoli con la stessa capacità di trasformarsi. Da strumento funzionale a simbolo di rango, da supporto per la pittura a oggetto di moda. La sua storia è anche quella degli scambi tra Oriente e Occidente, delle arti decorative europee e dei rituali sociali. E non è un caso che oggi la moda torni a guardarlo con interesse. Il ventaglio concentra infatti alcune delle caratteristiche che il lusso contemporaneo considera più preziose: la lavorazione manuale, la possibilità di personalizzazione, la lentezza del gesto e il valore di un oggetto pensato per essere conservato e non consumato.
La nascita del ventaglio in Asia
Molto prima di arrivare nelle corti europee, il ventaglio aveva già assunto in Asia forme e funzioni differenti. In Giappone, per esempio, convivono il uchiwa, ventaglio rigido, e il sensu, il caratteristico ventaglio pieghevole. Quest’ultimo diventa nel tempo un accessorio legato alla cultura aristocratica e alle arti performative, fino a entrare nel repertorio gestuale del teatro Nō. La storia del ventaglio pieghevole giapponese è inoltre strettamente collegata agli scambi con la Cina e con il continente asiatico. La sua forma non rimane confinata all’uso pratico: il ventaglio diventa anche un oggetto sul quale intervengono pittori e calligrafi. In Cina, ventagli di epoche e tipologie diverse sono oggi conservati nelle collezioni museali occidentali. Il Victoria and Albert Museum di Londra, per esempio, conserva ventagli cinesi del XVIII e XIX Secolo realizzati in carta, avorio, madreperla, lacca e altri materiali. Un esemplare cinese datato intorno al 1730 è particolarmente significativo: la montatura è in avorio decorato, mentre la superficie è costituita da mica dipinta, con inserti di madreperla e piume di martin pescatore. È, quindi, un manufatto nel quale convivono pittura, intaglio, materiali preziosi e tecniche artigianali.

La diffusione in Europa
Il passaggio dall’Asia all’Europa è legato alle rotte commerciali e agli scambi con l’Oriente. I primi ventagli orientali arrivano in Portogallo già alla fine del XV secolo e da lì entrano progressivamente negli usi delle élite europee. Un esempio particolarmente interessante è quello documentato dal Museo del Prado: nel dipinto Lady with a Fan di Alonso Sánchez Coello (Valencia, 1531 – Madrid, 1588), conservato nelle sue collezioni, la protagonista tiene proprio un ventaglio pieghevole giapponese, che il museo identifica come un elemento entrato negli usi e nelle rappresentazioni femminili europee attraverso il Portogallo. Poi, tra Seicento e Settecento, il ventaglio si afferma definitivamente nelle corti e negli ambienti aristocratici. La sua preziosità diventa un indicatore dello status di chi lo porta: avorio, madreperla, seta, carta dipinta, metalli, ricami e dorature trasformano un oggetto funzionale in un vero manufatto di arti decorative. Un esempio conservato oggi al Victoria and Albert Museum mostra bene il livello di complessità raggiunto nel Settecento. Il ventaglio francese datato 1780-1789, realizzato durante l’epoca di Maria Antonietta, presenta tre scene pastorali dipinte ad acquerello sulla seta, decorazioni con filo d’argento, paillettes e applicazioni in paglia, oltre a stecche e montanti in avorio intagliato, traforato e dorato.
Il ventaglio nell’arte
È proprio la sua presenza nella vita quotidiana a portare il ventaglio nella pittura. Nei ritratti femminili e nelle scene di genere, l’oggetto diventa spesso un elemento apparentemente secondario, ma capace di definire la posa e il carattere del soggetto. Francisco Goya ne offre alcuni degli esempi più interessanti. Nel Grupo de majas de paseo, un disegno del 1794-1795 conservato al Prado, una delle giovani raffigurate utilizza il ventaglio all’interno di un gioco di seduzione. La mantiglia nasconde parzialmente il volto mentre il ventaglio accompagna il gesto della donna. In un altro ritratto di Goya, quello identificato come di Leocadia Zorrilla, il ventaglio compare ancora tra gli elementi che costruiscono l’immagine della donna. Il dipinto, datato 1814-1816 e conservato al Prado, mostra quanto questo oggetto fosse ormai parte del repertorio visivo della moda e della rappresentazione femminile. Oggetti di questo tipo spiegano perché il ventaglio sia diventato un punto d’incontro tra pittura, ricamo, incisione, intaglio e lavorazione dei materiali preziosi. La sua piccola superficie permetteva di rappresentare scene mitologiche, paesaggi, episodi religiosi e soggetti galanti, trasformandolo in una sorta di dipinto portatile. Anche le collezioni del Musée des Arts Décoratifs di Parigi raccontano questa evoluzione. Tra gli esemplari conservati compare, per esempio, L’exploit des aérostiers, un ventaglio francese del 1783, testimonianza di come questi oggetti potessero diventare anche strumenti per celebrare eventi contemporanei e mode culturali.

La moda del ventaglio oggi
È proprio il gesto, oggi, ad aver conquistato la moda. Il ventaglio introduce una diversa percezione del tempo. Aprirlo, chiuderlo, accompagnare un movimento con il polso significa recuperare una ritualità quasi teatrale. Non sorprende che stilisti e direttori creativi abbiano iniziato a guardarlo come elemento capace di completare una silhouette. La storia recente dimostra che il ventaglio non è mai realmente scomparso dal mondo della moda. La maison francese Duvelleroy, fondata a Parigi nell’Ottocento, ne è un esempio significativo. Il suo archivio documenta non soltanto la produzione storica, ma anche il tentativo di reinterpretare il ventaglio attraverso collaborazioni con designer e artisti contemporanei.
Tra moda, arte e artigianato
Tra gli esempi conservati negli archivi del Musée des Arts Décoratifs figurano ventagli firmati da Jean-Charles de Castelbajac, Chloé Van Paris e altri creativi, oltre a modelli legati a luoghi celebri come il Ritz e il Moulin Rouge. A questo si aggiunge il fascino subito dal grande pubblico. Un ventaglio richiede competenze che spaziano dalla lavorazione del legno all’intaglio, dalla stampa alla pittura, fino alla plissettatura del tessuto o della carta. È il risultato di mestieri che raramente convivono nello stesso manufatto e che, adesso, rappresentano uno dei patrimoni più preziosi del saper fare a mano. Per questo il ventaglio appartiene a una storia fatta di arte, teatro, artigianato e costume.
Giulio Solfrizzi
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