Storia di Nedda Guidi, l’artista che ha rivoluzionato la ceramica (per il centenario, mostra a Milano)
L’artista umbra, nata a Gubbio nel 1927, è stata grande sperimentatrice di tecniche e linguaggi applicati alla lavorazione della ceramica, dandole piena dignità nel campo dell’arte contemporanea. Il primo ottobre 2026 inaugura una mostra omaggio alla Scaramouche Gallery
Nel 2024, la Biennale Arte di Venezia celebrava l’opera di Nedda Guidi dedicandole una mostra all’interno del Padiglione Centrale e presso gli spazi di Forte Marghera. Per la prima volta, l’artista eugubina classe 1927, queer, femminista impegnata ed educatrice che scelse di lavorare con la ceramica – da molti considerata una tecnica minore – conquistava il palcoscenico lagunare. Un riconoscimento ai sessant’anni di carriera spesi per annullare la barriera tra arte e artigianato, da innovatrice di tecniche e linguaggi plastici, scultrice essenziale per l’evoluzione della ceramica contemporanea.
Nedda Guidi e le prime sperimentazioni con la ceramica a Roma
Morta a Roma nel 2015, proprio nella Capitale Nedda Guidi tenne la sua prima mostra personale nel 1964 (nel ’61 aveva già partecipato a Bologna alla collettiva sull’Informale in Italia), esponendo i suoi lavori alla Galleria Numero, con la curatela di Filiberto Menna. Erano quelli gli anni della sperimentazione su sottilissimi fogli di terracotta, trattati con smalti metallizzati in sovrapposizione. In città si era trasferita già nei primi Anni Cinquanta, dopo la laurea in Filosofia all’Università di Urbino, iniziando subito a esplorare le intersezioni tra figurazione e astrazione, stravolgendo le tradizionali tecniche di lavorazione dell’argilla. “L’arte della ceramica è così persuasiva che costituisce una vera e propria trappola per chiunque la pratichi” avrebbe detto diversi anni dopo “Si è sempre tentati di mantenere la porosità e le sottili crepe che si formano, i grumi nell’impasto, per enfatizzare le venature occasionali, le striature lasciate dalle mani, le impronte digitali, gli strappi e le lacerazioni che sono così affascinanti. Ma la ceramica non è solo questo. Può anche essere un’idea, un problema che si materializza, nello spirito della precisione, attraverso una costante elaborazione della materia prima da cui si decantano le potenzialità più evidenti, restituendo alla ceramica la funzione di oggetto artistico”.
Il codice-modulo e la colorazione con gli ossidi impastati all’argilla
Esaurita l’esperienza dei fogli, nella seconda metà degli Anni Sessanta Guidi tornò alla geometrizzazione delle forme, iniziando il lavoro sui “moduli” che influenzò tutta la sua ricerca a seguire, con l’elaborazione di un codice-modulo attraverso forme ripetute in schemi organizzati, ed elementi combinati a creare sempre di nuovi, basati sul numero e sul ritmo. In parallelo procede la sperimentazione sul colore: dominano smaltature uniformi e decise, dai neri alluminati ai rossi cupi e blu-copiativi. Negli Anni Settanta la ricerca della forma-colore sarà ancora più centrale, concentrandosi sui processi di colorazione naturale dell’argilla, con gli ossidi direttamente impastati alla creta (finisce, così, il periodo degli smalti). A questo periodo fanno capo le Tavole di campionatura, i cui impasti colorati portano incisa la formula chimica che li compone, o il luogo di ritrovamento, il giorno e l’ora in cui sono state raccolte le zolle di terra, poi impastate e cotte in studio.
Le mostre di Nedda Guidi in Italia e nel mondo
Intanto arrivano i riconoscimenti della critica e del pubblico. Nel 1985 partecipa alla mostra Scultura e ceramica nell’arte italiana del XX secolo (Bologna), e diverse sono le occasioni di esporre all’estero, da Praga ad Ankara, da Madrid a Seul, mentre l’impegno con l’insegnamento, da docente universitaria, non viene mai meno. Più di recente, nel 2013 il Museo della Ceramica di Montelupo le dedica un Omaggio; nel 2014 si tiene la doppia mostra personale con Rosanna Lancia alla Monserrato Arte 900 di Roma. Dopo la sua morte, nel 2016 la Biennale di Gubbio le dedica un’antologica accanto a Mirella Bentivoglio (dopo la prima antologica dedicatale nel ’76, a cura di Enrico Crispolti). Nel 2017, il progetto Nedda Guidi. Tre Chiese, Quattro Meditazioni ha celebrato la Pasqua romana allestendo quattro opere dell’artista nelle chiese di Sant’Andrea della Valle, Santa Lucia del Gonfalone e San Giovanni dei Fiorentini. E si arriva così, dopo la Biennale di Venezia, all’omaggio della sua terra. Nel 2025, un’iniziativa congiunta del Comune di Todi e della Tower Gallery ha portato a realizzare il progetto Nedda Guidi Itinerario Umbro, percorso diffuso tra musei, fondazioni e spazi istituzionali del territorio, con la Sala delle Pietre del Municipio di Todi ad accogliere il nucleo più consistente di opere, per raccontare il percorso dagli Anni Sessanta ai Novanta.
“Memoria lineare”. La mostra su Nedda Guidi da Scaramouche Gallery a Milano
Il prossimo primo ottobre, a Milano, Scaramouche Gallery inaugurerà una nuova mostra incentrata sul contributo portato da Nedda Guidi all’arte contemporanea. Memoria lineare è un progetto espositivo che riunisce opere realizzate dall’artista tra gli Anni Sessanta e Ottanta, in arrivo da collezioni private (diverse milanesi). La mostra, visitabile fino al 9 gennaio 2027, sarà anche occasione per celebrare il legame di Guidi con la città, che ospitò nel 1977 alla Galleria Arte Centro un allestimento delle sue opere più concettuali. Si apriranno così le celebrazioni del 2027 per il centenario della nascita dell’artista, improntate a un programma internazionale che vedrà l’opera di Guidi protagonista al MIC di Faenza, alla Fondazione Mimosa’s House di Londra e in un altro importante museo Italiano, ancora non svelato.
Livia Montagnoli
Memoria lineare // dal primo ottobre 2026 al 9 gennaio 2027
Scaramouche Gallery
Via Vezza d’Oglio, 14 – Milano
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