Quando Howard Carr conobbe Salvador Dalí: memorie personali da Cadaqués e Port Lligat
Un frammento laterale della storia del Surrealismo: così si può leggere la testimonianza dell’artista statunitense che, ancora attivo a Washington, ricorda il suo rapporto con Dalí negli Anni Settanta, in occasione della mostra a Palazzo Reale di Milano fino al 31 gennaio 2027. Ce Jamieson ci offre uno sguardo direttamente dall’interno dell’archivio di Carr
Il rapporto tra Salvador Dalí (Figueres, 1904 – 1989) e l’universo della moda è al centro della mostra Dalí e la Moda che presenta un corpus di oltre 200 opere e materiali d’archivio a Palazzo Reale di Milano. È anche un’occasione per tornare a guardare agli anni in cui Cadaqués e Port Lligat erano un crocevia internazionale di artisti, amici, curiosi e giovani creativi attratti dalla presenza del pittore catalano. Tra loro c’era anche Howard R. Carr (USA, 1947), artista americano che vive e lavora a Washington, D.C.

Il ricordo di Howard Carr del primo incontro con Dalí
“La prima volta che incontrai Dalí fu a Londra, era il 1970, grazie a un fotografo che lo conosceva dai tempi di New York. Lui, dopo aver visto il mio album di schizzi mi propose di andare con lui a casa sua, e io, che ero un giovane artista, accettai senza esitare. Ammiravo il grande maestro surrealista”.
Il viaggio di Howard Carr a Cadaqués
Carr rivide Dalí a Cadaqués nel 1971. L’anno successivo tornò in Europa con Kim Waters e Chris Murray, che nel 1975 avrebbe fondato a Washington la Govinda Gallery. Il racconto di quel viaggio non si basa soltanto sulla memoria di Carr. Murray ne ha pubblicato una testimonianza diretta negli archivi della Govinda Gallery: nel 1972 i tre viaggiarono insieme in Europa e Marocco, presero un appartamento a Cadaqués per due mesi e, per circa sei settimane, trascorsero le serate nella casa di Dalí a Port Lligat, che oggi è un museo.
…e il benvenuto nella casa di Dalí
“Dopo un volo notturno per Figueres, in Spagna, una lunghissima corsa in taxi e aver atteso fino alle 8 del mattino”, racconta Howard Carr, “bussammo alla sua porta. Un maggiordomo ci aprì e ci porse un vassoio d’argento con matita e carta per scrivere un biglietto a Dalí. Nell’ingresso un gigantesco orso imbalsamato in piedi accoglieva i visitatori e dal soffitto pendevano fiori secchi, che conferivano alla casa un aroma di erbe mediterranee. Dalí venne ad accoglierci accanto al salotto rotondo, mi incoronò con una ghirlanda ed esclamò: ‘El Dorado’. Ci fu offerto del succo d’arancia, detto ‘Morning Donald Duck’. Quello fu il nostro benvenuto a Cadaqués. Ero giovane. Mi fece una grande impressione”.
Le serate di Howard Carr, Kim Waters e Chris Murray nella villa di Dalí a Port Lligat
“Cocktail serali all’aperto con champagne rosé. C’era sempre un affascinante mix di persone: collezionisti d’arte, reali europei, un fisico, scrittori, artisti, attori, ballerini, una stella del calcio e, ovviamente, la ‘bella gente’. Anche Amanda Lear soggiornava con lui in quel periodo. Dalí canticchiava sempre e faceva qualche commento surreale, poi si dimostrava molto coinvolgente nella conversazione su argomenti come la quarta dimensione o il suo periodo di collaborazione con Walt Disney. Era sorpreso che io conoscessi ‘Destino’ il film d’animazione surrealista realizzato insieme”. A queste memorie di oltre cinquant’anni fa si aggiunge la testimonianza di Murray di un piccolo trio musicale: Waters alle campane, Carr al tamburo marocchino, lui al dulcimer. Secondo il suo racconto, i tre suonavano accanto alla piscina mentre Dalí riceveva i suoi ospiti. Sono dettagli marginali rispetto alla grande biografia dell’artista surrealista, ma proprio per questo possiedono il valore particolare della memoria vissuta: restituiscono una scena domestica e informale, distante dall’immagine pubblica monumentale costruita intorno a Dalí.
Le testimonianze del rapporto tra Howard Carr e Dalí
La precisione, in questo caso, è importante. Carr non viene presentato come allievo o collaboratore di Dalí. Non esiste, almeno tra i materiali finora individuati, una fotografia storica che li ritragga insieme. Esiste però la testimonianza pubblicata di Murray, presente a Cadaqués e Port Lligat nel 1972, e un secondo testo dello stesso Murray del 2011 che ricorda ancora quel periodo e le serate musicali nella casa di Dalí.
Quell’estate non diventò il centro della carriera di Carr. Tornato negli Stati Uniti, continuò a lavorare come pittore e scultore e divenne parte della storia della Govinda Gallery. Murray ha indicato Carr, Waters e Michael Netter tra gli artisti che lo ispirarono ad aprire la galleria.
L’attività artistica di Howard Carr alla galleria Govinda a Washington
Carr vi espose più volte: una mostra di suoi dipinti è documentata nel 1978, e nel 1984 il critico Paul Richard recensì sul Washington Post i suoi oli alla Govinda, osservandone il rapporto con la tradizione francese e citando Braque e Matisse.
La Govinda, nata a Georgetown nel 1975, sarebbe poi diventata un luogo riconoscibile della cultura visiva di Washington, ospitando negli anni anche mostre legate ad Andy Warhol e Annie Leibovitz. In un articolo del 2000, il Washington Post ricordava Carr tra gli artisti locali presenti nelle prime esposizioni della galleria. Il suo nome appartiene dunque non soltanto a un ricordo europeo legato a Dalí, ma anche alla storia di uno spazio che avrebbe costruito una propria identità nell’arte e nella fotografia americana.
Nel 1998 il Washington Post tornò sul lavoro di Carr in occasione di un’altra mostra alla Govinda, questa volta composta da dipinti, sculture e assemblaggi. La recensione sottolineava la varietà delle sue capacità e la libertà con cui passava da riferimenti rinascimentali a forme astratte e oggetti assemblati.
Howard Carr e la memoria personale del suo incontro con Dalí
Oggi Carr continua a lavorare nel suo studio di Georgetown, a Washington. Chris Murray, celebrando nel 2025 i cinquant’anni della Govinda Gallery, lo ha descritto come un artista ancora impegnato quotidianamente nel proprio lavoro. È forse questo il punto più interessante della sua storia: non soltanto l’aver incontrato Dalí, ma il fatto che un episodio avvenuto più di mezzo secolo fa possa ancora essere raccontato da uno dei partecipanti, mentre la sua vita artistica continua.
In una stagione in cui Dalí torna al centro dell’attenzione a Milano, la vicenda di Howard R. Carr offre un piccolo frammento laterale della storia del Surrealismo: non una nuova interpretazione critica, né una pretesa di prossimità artistica, ma una testimonianza personale su Cadaqués e Port Lligat nei primi Anni Settanta. A volte la storia dell’arte sopravvive anche così: nei documenti, nelle recensioni dimenticate, nei racconti dei testimoni e nelle vite di artisti che continuano a lavorare lontano dai riflettori.
Ce Jamieson
Milano // Fino al 31 gennaio 2027
Dalí e la Moda
Palazzo Reale di Milano in Piazza del Duomo 12
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