Il pubblico diventa complice: all’Aquila torna in scena il fascismo visto dal grande artista Fabio Mauri

Dal 26 settembre fino a gennaio 2027, il MAXXI L’Aquila ospita un percorso curato da Maruzio Cattelan e Marta Papini che approfondisce gli anni aquilani dell’artista e intellettuale che dedicò la sua ricerca a interrogarsi sul fascino dell’ideologia e sulla difficoltà di fare i conti con la Storia

A Fabio Mauri, che nel 2026 avrebbe compiuto 100 anni, anche Artribune ha dedicato quest’anno una copertina – quella del numero 90 di Artribune Magazine – per riflettere sul significato del suo lavoro.

Il fascino pericoloso dell’ideologia nella ricerca di Fabio Mauri

Nato a Roma il 1° aprile 1926 e cresciuto a Milano e a Bologna, seguendo la carriera del padre Umberto nell’editoria, Fabio Mauri conobbe da vicino il fascismo. E tutta la sua ricerca fu orientata sullo scardinare l’ideologia, attraverso la pittura, la performance, l’installazione, la scrittura, la regia, da artista e intellettuale multiforme qual era, votato a fare della sua arte un impegno attivo per interpretare il mondo contemporaneo alla luce di quanto successo nella storia recente.

Fabio Mauri, Copertina Io sono un ariano, 2009, Edizioni Volume!, Lampi di stampa, Courtesy Fabio Mauri Estate
Fabio Mauri, Copertina Io sono un ariano, 2009, Edizioni Volume!, Lampi di stampa, Courtesy Fabio Mauri Estate

La mostra su Fabio Mauri al MAXXI L’Aquila

Il MAXXI, nell’anno dell’Aquila Capitale italiana della Cultura, gli dedica una grande mostra allestita negli spazi di Palazzo Ardinghelli, per ricordare gli anni trascorsi nel capoluogo abruzzese, dove Mauri insegnò Estetica della Sperimentazione all’Accademia di Belle Arti, dal 1979 al 1999, costruendo un legame profondo con il territorio, gli studenti e i suoi abitanti. Fabio Mauri. Gli anni dell’Aquila è il titolo del progetto curato da Maurizio Cattelan e Marta Papini, che inaugura il 26 settembre e sarà visitabile fino al 24 gennaio 2027.

La performance “Che cosa è il fascismo” di Fabio Mauri

Proprio il 26 settembre, tornerà in scena, dopo quasi 30 anni, la performance più celebre dell’artista: proposta per la prima volta il 2 aprile del 1971 agli Stabilimenti Safa Palatino di Roma Che cosa è il fascismo. Festa in onore del generale Ernst Von Hussel di passaggio per Roma si proponeva di portare all’attenzione il potere seduttivo del fascismo, spingendo il pubblico a riflettere sul proprio ruolo di spettatore-complice e testimone. “Qui si sperimenta in poco tempo l’ideologia falsa, l’abisso della superficialità istituzionalizzata, la tautologia del potere assoluto, la malignità intima della bugia nascosta nell’ordine, la vergogna della confusione culturale, l’irresponsabilità di chi avoca a sé la libertà di giudizio collettivo, l’inganno della giovinezza che porta grazia e fiducia a fare da preludio ad ogni proprio massacro”, scrisse Mauri nel testo distribuito in sala. All’Aquila, la performance sarà replicata in doppio appuntamento, alle 11.30 e alle 17.30 (all’Istituto Amedeo D’Aosta, con ingresso da Via Mezzanotte; prenotazione obbligatoria) portando in scena il ricordo della visita di Hitler a Firenze nel 1938 attraverso la ricostruzione dei Ludi Juveniles.

Fabio Mauri, Entartete Kunst, 1985, Olio su tela e scultura in bronzo, ph Timothy Doyon, Courtesy Fabio Mauri Estate and Hauser & Wirth
Fabio Mauri, Entartete Kunst, 1985, Olio su tela e scultura in bronzo, ph Timothy Doyon, Courtesy Fabio Mauri Estate and Hauser & Wirth

Il percorso di visita a Palazzo Ardinghelli. Dalle installazioni a “Io sono un ariano”

A Palazzo Ardinghelli, la mostra approfondisce la forza critica della ricerca di Mauri sul rapporto tra immagine, ideologia e memoria storica, indagando in particolare i meccanismi attraverso cui le rappresentazioni influenzano la coscienza individuale e collettiva. L’allestimento non segue un ordine cronologico o filologico, ma si articola come una sequenza di immagini attraverso associazioni visive, risonanze e contrasti. I lavori esposti sono quelli realizzati negli anni trascorsi all’Aquila, ed esplorano diversi temi cruciali per la società contemporanea di allora e di oggi: la posizione ambigua e di confine dell’Europa, il legame tra arte e politica, la memoria delle atrocità della guerra e la tentazione di rimuoverle, il fascino pericoloso dell’ideologia fascista. Opere che inducono chi le guarda a sentirsi scomodo, al tempo stesso testimone e complice. Accanto a sculture e installazioni quali Muro d’Europa / La barca (1979), Entarkete Kunst (1985), la serie Arierwiege (1995) e La Resa (2002), la mostra presenta anche un’altra performance emblematica del pensiero dell’artista, Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo (1989), presentata l’ultima volta nel 2012 a Documenta.
Ma snodo centrale dell’allestimento è l’ultimo progetto editoriale di Fabio Mauri, Io sono un ariano, pubblicato proprio nel 2009, quando l’artista morì dopo una lunga malattia. Si tratta di un diario visivo composto quasi interamente da immagini, “una filiera di idee nate come successione di altre”, esposto integralmente a Palazzo Ardinghelli. “Fabio Mauri ha interrogato con straordinaria lucidità il rapporto tra simboli, narrazioni e apparati visivi” spiegano Cattelan e Papini “Con questa mostra vogliamo restituire l’attualità di quel discorso, a partire dal valore decisivo che le immagini assumono nella sua produzione e, in modo particolare, in Io sono un ariano, dove diventano una forma di pensiero, testimonianza e responsabilità dello sguardo”.
Per approfondire oltre la mostra, si rimanda al catalogo generale messo in rete dallo Studio Mauri, che permette di navigare negli oltre 50 anni di carriera di Fabio Mauri.

Livia Montagnoli

Fabio Mauri. Gli anni all’Aquila // dal 26 settembre 2026 al 24 gennaio 2027
MAXXI L’Aquila, Palazzo Ardinghelli


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