Toscana: a Baratti l’arte contemporanea abita la celebre (ma dimenticata) Casa Esagono di Vittorio Giorgini
Tremolanti, Cappelli e Li Cui, a Baratti per il periodo di giugno, luglio e agosto/settembre 2026, hanno pratiche molto diverse, ma tutte hanno finito per confrontarsi con Casa Esagono attraverso vari punti di vista
Siamo nel paesaggio costiero del golfo di Piombino, tra la posidonia che calma il mare e le orecchie di venere sparse nei suoi fondali, e qui, un’architettura progettata tra la fine degli Anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta, diventa insieme un archivio e spazio di ricerca. Si tratta della Casa Esagono dell’architetto Vittorio Giorgini (1926 – 2010), la cui storia e memoria è valorizzata – grazie al direttore Marco Del Francia – dall’associazione B.A.Co. – Baratti Architettura e arte Contemporanea Archivio Vittorio Giorgini. Dopo il restauro concluso nel 2024, infatti, l’edificio è entrato in una nuova fase. Oltre alla conservazione, l’obiettivo è quello di riattivarne la funzione attraverso la presenza e la ricerca contemporanea, trovando nelle residenze d’artista una delle pratiche più efficaci.
È in questo contesto che si inserisce la residenza di tre mesi della curatrice Arianna Tremolanti (Roma, 1994) e delle artiste Carolina Cappelli (Firenze, 1995) e Rio Li Cui (Cina, 1992), nell’ambito di SUPERTOSCANA, il programma promosso dal Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Il primo ciclo del progetto (che vede coinvolte anche Gaia De Megni, Giulia Menegale, Marco Augusto Basso, Beatrice Miniaci, Rebeca Pak, Peng Shuai Paolo e Colin St. Mary) ha portato così giovani artiste, artisti, curatrici e curatori in tre diverse realtà toscane, invitandoli a sviluppare la propria ricerca a partire dal territorio (gli esiti saranno presentati al Centro Pecci di Prato dall’8 ottobre 2026).
La storia di Casa Esagono a Baratti
Casa Esagono nasce dalla ricerca radicale di Giorgini sulle forme naturali, sulle strutture modulari e sulla possibilità di costruire un’architettura capace di entrare in relazione con l’ambiente senza imporsi su di esso. Sollevata dal terreno e costruita attraverso moduli esagonali, la casa fu anche luogo di incontro per artisti e intellettuali, confermandone fin dall’origine la vocazione sperimentale. Marco Del Francia, direttore di B.A.Co. e tra le figure che hanno maggiormente contribuito alla riscoperta dell’opera di Giorgini, ha iniziato a occuparsi dell’architetto all’inizio degli Anni Duemila, dedicandogli la propria tesi di laurea. Da allora il lavoro sull’archivio e sulla casa è diventato un percorso incessante e attivo di valorizzazione: “Secondo me una residenza, più che per forza dover far produrre qualcosa, deve offrire la possibilità di entrare in contatto con il luogo in cui si è ospitati, riuscendo a filtrarlo attraverso la propria visione”, racconta Del Francia ad Artribune. Ed è una definizione che coincide perfettamente con la natura di Casa Esagono: permettere che l’architettura torni a generare esperienze. Dopo le prime residenze sperimentali, B.A.Co. ha scelto infatti di fare della casa una struttura per ospitare artisti, studiosi e ricercatori, che la possano abitare, interrogare e trasformare.
Le residenze d’artista nella Casa Esagono di Vittorio Giorgini a Baratti
Tremolanti, Cappelli e Li Cui (a Baratti per il periodo di giugno, luglio e agosto/settembre 2026) hanno pratiche molto diverse, ma tutte hanno finito per confrontarsi con Casa Esagono attraverso vari punti di vista. Arianna Tremolanti è una curatrice indipendente che lavora spesso a partire da archivi, materiali preesistenti e fenomeni culturali marginali, tra karaoke, sagre, pratiche popolari e forme spontanee di aggregazione. A Casa Esagono si è trovata però a sperimentare direttamente una pratica autonoma. Il lavoro che sta sviluppando, infatti, è una traccia audio di circa quaranta minuti in cui confluiscono musica, registrazioni e testo scritto, poi trasformata in un’installazione. “Volevo un po’ vedere che succedeva nel passare da una curatela scritta a una curatela orale”, racconta. Anche Carolina Cappelli arriva attraverso una ricerca che attraversa cinema, performance e scrittura. Negli ultimi anni si è concentrata in particolare sulla rappresentazione del femminile, sui personaggi secondari della storia del cinema e sul rapporto tra genere cinematografico e costruzione dello sguardo. E a Baratti, un incontro casuale con la storia turistica del luogo ha aperto una nuova prospettiva: la scoperta che proprio qui sarebbe nato il primo villaggio turistico italiano. “Sto cercando di creare una situazione di dubbio e imbarazzo che poi si possa trasformare in una festa”, spiega. Il lavoro nasce inoltre dall’incontro con una performer e animatrice conosciuta durante la residenza, un altro esempio di come il soggiorno in un territorio possa trasformarsi in relazione con chi lo abita.
Per Rio Li Cui, infine, la residenza rappresenta un ritorno alla pratica artistica dopo un periodo dedicato soprattutto alla ricerca e alla progettazione culturale. Il suo, infatti, è un approccio fortemente site specific. A Casa Esagono il punto di partenza è stato l’edificio stesso. “Questa volta volevo realizzare qualcosa di più spaziale, qualcosa concentrato in un oggetto”, racconta, tanto che il progetto che sta prendendo forma non è altro che una struttura modulare composta da pannelli, da cui tuttavia emerge una dimensione più effimera e percettiva: il vento, il mare, la sabbia, il suono, la posidonia. “È più la percezione che ho vissuto qui dentro. Anche il mare, anche il vento”. L’obiettivo è lavorare su scale temporali che vadano oltre quella umana, fino a immaginare un’opera capace di evocare tempi geologici.
Cosa significa riattivare un’architettura
Le tre ricerche, dunque, seppur differenti, sono accomunate da Casa Esagono come principale interlocutrice. E riattivare un’architettura significa sottrarla a due rischi opposti: diventare un reperto immobile, conservato soltanto come testimonianza del passato, oppure trasformarsi in uno spazio qualsiasi, separato dalla propria storia. Nel caso di Casa Esagono, il rapporto è più complesso. L’architettura di Giorgini, il paesaggio di Baratti, la memoria dell’archivio e le pratiche degli artisti contemporanei finiscono per sovrapporsi.
Caterina Angelucci
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