Cinque torri d’acciaio davanti alla Chiesa Madre di Gibellina. Una nuova opera d’arte pubblica di Pietro Fortuna  

Guarda al futuro, seguendo l’eredità degli interventi di arte pubblica simbolo di Gibellina, l’opera Folds di Pietro Fortuna, inaugurata lo scorso 12 settembre nella città Capitale italiana dell’arte contemporanea. Cinque monoliti che svettano verso il cielo, modificando la percezione del paesaggio circostante

Gibellina torna a splendere in nome dell’arte pubblica. Correva l’anno 1968 quando la città siciliana veniva distrutta dal terremoto del Belice. Il desiderio di ricostruzione seguì strade inconsuete, scegliendo, grazie anche all’allora sindaco Ludovico Corrao, l’arte contemporanea e grandi installazioni monumentali come simbolo della rinascita. Il resto è storia: una storia che giunge a noi con opere come il grande Cretto di Alberto Burri o La Porta del Belice di Pietro Consagra.

Gibellina Capitale dell’Arte Contemporanea 2026

Una premessa doverosa, soprattutto oggi che la città siciliana si è guadagnata il titolo di prima Capitale italiana dell’Arte Contemporanea. Molte le mostre e gli interventi che stanno interessando il territorio, raccogliendo quella nobile eredità di una vicenda che ancora oggi affascina il mondo. Tra questi non poteva mancare infatti, in un progetto curato da Andrea Cusumano, direttore artistico del programma, un artista come Pietro Fortuna (Padova, 1950), una vita divisa tra Roma e Bruxelles e oggi in un enorme studio stabile a Villanova negli spazi dell’ex Maglificio Vigna, riqualificato all’interno e all’esterno, chiamato Operanova, situato tra il Lago di Bolsena e Orvieto. Un luogo che è atelier, spazio di formazione, biblioteca, archivio e che ospita mostre e performance di artisti e colleghi.

Pietro Fortuna, Folds. Installation view, Gibellina, 2026
Pietro Fortuna, Folds. Installation view, Gibellina, 2026

Chi è Pietro Fortuna

Fortuna studia architettura e filosofia e ancora giovanissimo collabora a importanti realizzazioni sceniche per il San Carlo di Napoli, La Scala di Milano e la Fenice di Venezia.  Nel corso della sua lunga carriera ha esposto in mostre e musei di tutto il mondo, oltre che in Biennali, come quella di San Paolo. Figura poliedrica, attivatore di energie, fondatore di progetti culturali multidisciplinari (come Opera Paese) usa da sempre la scultura come linguaggio che si muove tra anarchia e umanesimo è presente a Gibellina con l’opera Folds presso la Chiesa Madre della città siciliana. Cinque sculture in acciaio, materiale da sempre caro all’artista, dialogano con il paesaggio circostante, offrendo una prospettiva nuova sul territorio.

L’opera di Fortuna per Gibellina

“Il mio contributo”, spiega l’artista, “consiste nel guardare all’arte rifiutando il mito letterario e superando il racconto generato dal conformismo dei modelli rappresentativi. Uno sguardo che si accosta alle cose senza enfasi, privo del sostegno delle convenzioni narrative, e che si fa unicamente testimonianza. Un realismo iniziatico in cui l’arte, liberata dalle promesse dei linguaggi e irriducibile alla parola, si rivela come gloria dell’inessenziale, entro la “misura scandalosa del poco”. È in questo spazio che si fa esperienza del bene, non più predicato, non più attributo morale, ma disteso nella sua forma di “ebbene”. Ne scaturisce un arresto, una sosta che non è attesa, bensì rende la pazienza un pensiero e l’opera una cerimonia, restituendo il senso più intimo della nostra inaudita e irreparabile frontalità con il Reale”.

Pietro Fortuna, Folds. Installation view, Gibellina, 2026
Pietro Fortuna, Folds. Installation view, Gibellina, 2026

Folds a Gibellina

Come monoliti immanenti che guardano l’infinito, le opere permanenti di Fortuna, le prime realizzate a Gibellina dopo l’epoca Corrao, in dialogo con l’opera di Quaroni e il Sistema delle piazze, tracciano un segno tra passato e futuro. “Quest’opera”, continua Fortuna, “è un invito a riconsiderare le cose oggi ridotte a mera informazione… Quelle stesse cose che da sempre hanno fatto della loro irriducibile indifferenza la ragione prima dell’arte. E ancora Eckhart, (anche se Eckhart vuole provare l’inesistenza delle cose considerate alla luce del loro essere creature di Dio)… Quando guardo le cose queste tremano. A me interessa questa immagine del tremore per evidenziare il carattere imperfetto dello sguardo di chi osserva. Finché guardiamo il mondo con la brama di “afferrare” e catalogare, frammentiamo la realtà… ponendoci come soggetti separati dai nostri oggetti…ecco perché la brama di sapere, di cercare di raggiungere l’essere è cosa vana, in quanto noi, enti di natura, siamo presi nel medesimo cerchio della vita e quindi non possiamo cercare ciò che già possediamo. Ma questo tremore può essere anche interpretato come l’effetto intermittente del presentarsi delle cose nella loro indifferenza (le cose non sono per noi), e nella vana pretesa di cogliere il loro essere…motivo per cui ogni narrazione porta in un’impronta melanconica, nostalgica…”.

Santa Nastro

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Santa Nastro

Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è vicedirettore di Artribune. Dal 2015 è Responsabile della Comunicazione di…

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