La Biennale di Lione prova a immaginare un’economia senza mercato per la sua 18esima edizione
La rassegna di arte contemporanea coinvolge diverse sedi culturali della cittadina francese, quest’anno sotto la curatela di Catherine Nichols e in omaggio al pensiero di Robert Filliou. Dal 19 settembre al 13 dicembre 2026
Sono diversi gli spazi della città che dal 19 settembre al 13 dicembre 2026 ospiteranno la 18esima edizione della Biennale di Lione di arte contemporanea. Dal macLYON al Museo dei Tessuti e delle Arti Decorative, da Les Grandes Locos all’Istituto d’arte contemporanea / Frac Rhône-Alpes, oltre a installazioni ad accesso libero in spazi pubblici e luoghi culturali simbolo fermento artistico contemporaneo, come il Musée des Confluences o i traboules di Croix-Rousse. E anche l’hotel Cour des Loges, ospitato in un palazzo rinascimentale del quinto arrondissement, entra a far parte del percorso ufficiale.
L’economia poetica di Robert Filliou alla Biennale di Lione 2026
La rassegna, curata da Catherine Nichols e sotto la direzione artistica di Isabelle Bertolotti, raggiunge la maggiore età approfondendo il legame tra arte ed economia, come già si intuisce dal tema dell’edizione, To pass from one dream to another, ispirato al pensiero di Robert Filliou (1926 – 1987), artista francese legato all’esperienza di Fluxus che ha lavorato come regista, poeta d’azione, performer, scultore, che nel 1963 ideò l’Art’s Birthday come festa per celebrare la presenza dell’arte nella vita collettiva. Prima di avvicinarsi all’arte, Filliou aveva studiato economia politica negli Stato Uniti, e fonda la sua pratica sul principio dell’economia poetica (nel 1976 scrive Principes d’économie poétique, reinterpretando i Principi di economia politica di Mill): l’arte non è produzione di merci per il mercato, ma un evento relazionale ed etico. L’obiettivo di Filliou è l’esistenza unificata, dove l’artista si libera dalle gerarchie del mercato.
Il programma della Biennale di Lione 2026
Su questo filone si innesta la visione curatoriale di Nichols, curatrice australiana scelta per la sua capacità di collaborare con gli artisti, messa in luce anche in occasione di Manifesta 14 a Pristina (nel 2022), “con grande sensibilità per la storia, i luoghi e il ruolo del pubblico”, spiega Isabelle Bertolotti. “Riflettere sul cambiamento sociale e politico difficilmente procede senza prestare attenzione alle relazioni economiche” sottolinea Nichols “Questa edizione della biennale indaga pratiche che esaminano le forme consolidate di scambio e cooperazione e considerano come potrebbero essere altrimenti. In una città rinomata per la sua influenza commerciale e industriale, si interroga su come l’arte possa rendere visibili i presupposti che stanno alla base della vita economica e aprirli alla negoziazione”.
Fondata nel 1991, la Biennale di Lione è oggi tra i più rilevanti appuntamenti internazionali dedicati all’arte contemporanea in Europa. Alterna la Biennale d’arte contemporanea – sotto la direzione artistica di Bertolotti – alla Biennale della danza, guidata da Tiago Guedes.
Gli artisti della Biennale di Lione 2026
Quest’anno prendono parte alla rassegna 118 artisti, di cui 46 invitati per la prima volta a Lione: il 68% di loro sono donne, il 29% francesi, i Paesi rappresentati 42 (per un’edizione caratterizzata da grande apertura internazionale, con particolare interesse per l’area del Pacifico, dopo le ultime edizioni concentrate sul Medio Oriente, nel 2022, e sulla Francia, nel 2024). Attenzione per gli emergenti: il 23% dei partecipanti ha meno di 35 anni e 11 artisti provengono dal programma Jeune Création Internationale. In totale saranno proposti 65 lavori inediti e 12 adattamenti. E tra gli artisti invitati figurano anche 4 italiani: Rossella Biscotti, Thyself Agency (progetto di Luca de Leva) e Invernomuto in collaborazione con Michela de Mattei.
La Fête Permanente: uno spazio del fare
Nei tre spazi centrali della rassegna, l’indagine prenderà forma articolandosi su tre livelli interconnessi: quello esistenziale al macLYON, sui temi della vita e della morte, dell’eredità e del debito; quello relazionale al Musée des Tissus, focalizzato su forme di cura e scambio; quello industriale a Les Grandes Locos, che coinvolge processi di estrazione, trasformazione, circolazione e flusso. Al centro di ogni sede principale si troverà *La Fête Permanente*, uno spazio conviviale che traduce l’idea di Robert Filliou dell’arte come processo collettivo e continuo in una forma fisica e partecipativa, invitando i visitatori a sedersi, spostare gli arredi, trascorrere tempo insieme, mentre assistono a performance, proiezioni, trasmissioni radiofoniche, conversazioni. Con l’idea di fondo di offrire uno spazio “per il fare”.
Ogni sede coinvolta opererà, poi, secondo modalità proprie, pur contribuendo a formare un insieme coerente.
Le giornate di anteprima per gli addetti ai lavori sono in programma il 17 e 18 settembre.
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