Che cosa resta di San Francesco nell’arte italiana contemporanea? La recensione della mostra a Roma 

Al MAXXI di Roma una grande mostra collettiva indaga fino al 20 settembre la persistenza del francescanesimo nell’arte contemporanea tra essenzialità, natura e apparizioni inedite

La santità, pare, comincia in terra. Nell’anno dell’ottavo Centenario di San Francesco, l’Italia dell’arte ha messo in scena la fratellanza con il cosmo, la fiera spoliazione dei beni, la figura di un pellegrino che, devoto alla propria umiltà, amò nascondersi nell’innocenza della natura facendosi interprete e didascalo di una gloria terrena e disarmata. In questo quadro rientra la mostra Creature e creatori. San Francesco e l’arte contemporanea, curata da Beatrice Buscaroli negli spazi dell’Extra MAXXI di Roma.

San Francesco secondo il MAXXI di Roma

Dalla vasta collettiva affiora un Santo che non aspira ad essere incasellato in un’icona coerente, ma a scindersi nella coralità polimorfa delle opere: presenza labile, rigogliosa, astratta; ora fatua e rituale, ora magica e vibrante. C’è la cattura filiforme del mondo nei libri cuciti di Maria Lai, l’alberatura ceramica di Bertozzi & Casoni, la rarefazione morandiana, la Tempera scarna di Bendini, “l’ultimo naturalista”. E una tensione contemplativa si effonde dalla iuta nera di Burri e la bianca tela di Manzoni, fino agli ori abbaglianti del trittico di Paolo Canevari, dove la luce si condensa nella visione di tre porte paradisiache.

Le opere in mostra

Dalla pluralità dei materiali utilizzati traspare una presenza lieta, fisica e metafisica: piante essiccate, cenere, foglie di tabacco, marmo e inchiostro, bronzo e bambù, smalti acrilici, piume. Lo spirito di Francesco cambia ritmo tra la piana di spighe di Arienti, le minute creature da presepe tribale di Camoni e il carosello delle fiere. I lupi e l’aquila austera di Rivalta, l’animale notturno di Schifano.
L’energia mistica del Santo si libra e si posa negli scatti silenziosi di Giacomelli, nei piedi ieratici di Cristo resi da Benassi, nel video sulle chiese monolitiche africane di Flavia Rossi. Lungo il percorso una concretezza essenziale, tutta umana, si alterna senza posa al guizzo fantastico del sacro.

Il poverello d’Assisi raccontato dagli artisti contemporanei

Sull’ultima parete, il profilo del Poverello diventa febbrile. Gli artisti chiamati a portare un’opera ad hoc — Pessoli, Fulvio Piazza, Cingolani tra gli altri — ne fanno un transito apocalittico di segni, trasfigurando la sua rinuncia in un fasto di colori. È qui, nell’esuberante letizia cromatica delle tele di grande formato, che germoglia, quasi in forma di cammeo, il Crudo sasso di Nicola Samorì in risonanza con il tema del Parvulus, il piccolo tra le creature. Un simulacro misurato e composto, di ascendenza riberesca, si posa sulla preziosa nudità di una lastra ‘cariata’ in onice rosa, invitando alla meditazione.

Francesca de Paolis

Roma // Fino al 20 settembre 2026
Creature e creatori. San Francesco e l’arte contemporanea
MAXXI – Museo Nazionale delle Arti del XXI secolo, via Guido Reni, 4a
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Francesca de Paolis

Francesca de Paolis

Francesca de Paolis si è laureata in Filologia Moderna con indirizzo artistico all'Università La Sapienza di Roma proseguendo con un Corso di Formazione Avanzata sulla Curatela Museale e l'Organizzazione di Eventi presso l'Istituto Europeo di Design (IED). Ha insegnato Storia…

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