Alighiero Boetti riempie il mondo, Lee Ufan lo svuota. Due mostre opposte da non mancare Venezia
Le monografiche dedicate ad Alighiero Boetti e Lee Ufan sono visitabili fino al 22 novembre 2026 da Smac Venice proprio in Piazza San Marco. Con due allestimenti pienamente riusciti, si ripercorre tutta la carriera dell’artista italiano e si scopre la produzione di quello coreano
Lo Smac – San Marco Art Center trova sede all’interno delle Procuratie, di recente restaurate dall’architetto David Chipperfield e che si affacciano sulla celebre piazza di Venezia. Da poco più di un anno organizza un programma di mostre che “getta luce sull’inaspettato, sfida le convenzioni e pone domande rigorose”, mettendo peraltro alla prova i modelli espositivi tradizionali come si può leggere sul loro sito, dove peraltro si scopre che lo Smac favorisce la collaborazione con varie istituzioni, tra cui gallerie d’arte. Per il 2026 propone due monografiche autonome di assoluto rilievo: la prima dedicata ad Alighiero Boetti (Torino, 1940 – Roma, 1994), la seconda all’artista Lee Ufan (Haman, 1936), uno dei maggiori esponenti dei linguaggi visivi contemporanei in Corea del Sud e in Giappone.

L’esaustiva mostra monografica di Alighiero Boetti allo Smac di Venezia
L’esposizione su Boetti è a cura di Elena Geuna e gode del sostegno di Ben Brown Fine Arts e dell’Archivio Alighiero Boetti. Grazie a numerose sezioni tematiche dedicate alle principali ricerche dell’artista, se ne ripercorre la carriera mediante un’attenta scelta di circa 80 opere databili dalla fine degli Anni Sessanta ai primi Anni Novanta. Il percorso prende il via con una sala dedicata all’autoritratto, affrontato in modo assai originale da Boetti che per realizzare le opere si basò sul concetto di decentramento da sé, tanto da formalizzare una scissione immediatamente percepibile nella firma “Alighiero e Boetti”, adottata dal 1972.
Alighiero Boetti: dall’Italia dell’Arte Povera al mondo
Inevitabile un focus sull’Arte Povera: l’artista fu incluso nella mostra del 1967 organizzata a Genova da Germano Celant, ma si mostrò sempre restio nei confronti di quest’esperienza artistica, nonostante molti lavori venissero da lui realizzati con materiali comuni e industriali. La mostra prosegue quindi con affondi puntuali sui soggetti che ancora oggi rimandano immediatamente a Boetti: la serie delle Biro, illustrate da opere capitali, le Mappe e i Ricami, a cui l’artista lavorò dal 1971 ai primi Anni Novanta affidandosi a ricamatrici prima afghane e poi pakistane e che ancora oggi colpiscono per il loro messaggio politico, così attuale. Assai scenografico è l’ambiente che ospita gli Aerei, una serie scaturita dall’idea di realizzare un disegno per carta da parati in collaborazione con l’architetto Guido Fuga.
Tutta la varietà dell’arte di Boetti
Chiudono la mostra un gruppo di opere che riflettono sulla natura del calcolo, della ripetizione e della durata – tra cui Storia naturale della moltiplicazione (1974-1975) e Calendari (1978-1994) – e un altro nucleo di lavori su carta che riprendono i concetti di viaggio, identità, dualità e del corpo inteso come linguaggio simbolico. “Boetti”, scrive Geuna in catalogo, motivando il progetto espositivo, “è stato sicuramente tra i più persistenti pensatori della sua generazione sul significato di essere artista all’interno della moderna cultura dello spettacolo, dei mass media e del consumismo”.
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Pennellate che respirano: una mostra per scoprire Lee Ufan
Altre otto sale di Smac ospitano le opere di Lee Ufan, artista coreano che ha collaborato attivamente all’allestimento dell’esposizione, sostenuta in questo caso da Dia Art Foundation e curata da Jessica Morgan. Conosciuto come uno dei maggiori esponenti della Mono-ha (Scuola delle cose) giapponese e del movimento coreano Dansaekhwa (Dipinti monocromatici), Lee si formò sulle tecniche tradizionali della pittura a inchiostro e studiò, poi, filosofia a Tokyo. Queste due componenti emergono con decisione nei suoi dipinti che si concentrano sul gesto della pennellata – stesa talvolta trattenendo il respiro, talaltra regolando inspirazione ed espirazione – e sulla resa dei pigmenti sulla tela.
I dipinti e le sculture di Lee Ufan a Venezia
Ne risultano dipinti essenziali, assolutamente minimalisti, eppure capaci di trasmettere una profonda spiritualità che si manifesta anche nelle opere scultoree dell’artista coreano. Ne sono esempi, in mostra, Relatum, precedentemente Iron Field (1969/2026), una distesa di aste d’acciaio che spuntano da un letto di sabbia, e l’installazione site specific Relatum – Infinity (2026) che si colloca in una vasta sala pervasa dalla luce veneziana. L’opera richiama un giardino interiore nel quale i visitatori possono soffermarsi, riflettere e osservare la propria immagine specchiata sulle lastre d’acciaio.
Gli impeccabili allestimenti delle mostre di Smac
Le due mostre, inserite tra gli eventi collaterali della Biennale, presentano al pubblico una selezione di opere di altissimo livello che si distribuiscono armoniosamente negli spazi. La cura e l’attenzione all’allestimento, pur caratterizzandosi per l’essenzialità e l’assenza di fronzoli, assicurano un’esperienza di visita piacevole e capace di illustrare, anche grazie alla presenza di utilissimi apparati didattici, le poetiche di entrambi gli autori.
Marta Santacatterina
Venezia // fino al 22 novembre 2026
Alighiero Boetti
SMAC VENICE – Piazza San Marco, 105
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Venezia // fino al 22 novembre 2026
Lee Ufan
SMAC VENICE – Piazza San Marco, 105
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