Cinema e serie tv sono i nuovi motori del viaggio contemporaneo? (Sicuramente aiutano a conservare la memoria dei luoghi)
Continuando a interrogarci sul ruolo e le dinamiche del turismo culturale, incontriamo Francesco Lopez, regista e produttore cinematografico. Con lui parliamo del cineturismo, il fenomeno che vede film, serie tv e grandi eventi dello spettacolo influenzare sempre più le scelte dei viaggiatori
Il turismo legato a film e serie tv, secondo una ricerca di JFC Tourism & Management presentata all’ultima edizione della BIT, genera in Italia un indotto di circa 600 milioni di euro l’anno, 1,3 milioni di pernottamenti e oltre 11 milioni di visite giornaliere nei luoghi resi famosi dal piccolo e grande schermo. Numeri che raccontano un fenomeno ormai strutturale e sempre più centrale nello sviluppo dei territori, con tutte le opportunità e le criticità del caso.

Chi è Francesco Lopez
Francesco Lopez è regista, produttore ed executive producer: dopo un’intensa esperienza come aiuto regia e casting accanto a Sergio Rubini, Nanni Moretti, Ermanno Olmi e Gabriele Salvatores, nel 2002 ha fondato la casa di produzione OZ FILM. E come executive producer ha lavorato a produzioni cinematografiche e televisive tra cui Le indagini di Lolita Lobosco, Un prophète (Francia) e Padre Pio di Abel Ferrara. Come regista è invece attualmente impegnato nella realizzazione del film La Meraviglia del Mondo, dedicato alla figura storica di Federico II, che vede nel cast, tra gli altri, Riccardo Scamarcio, Lino Musella (David di Donatello 2026), Alessandro Haber, Tommaso Ragno.

Come si muove il cinema sul territorio
“Il rapporto tra cinema e turismo può danneggiare un luogo o contribuire a valorizzarlo?” si e ci chiede Lopez. “Credo sia utile guardare oltre questa contrapposizione. Con la mia società lavoro nelle produzioni cinematografiche da oltre venticinque anni, in Puglia ma non solo. Ho iniziato prima della nascita delle Film Commission e delle politiche regionali dedicate al settore, e quello che posso dire è che il cinema insegna a guardare un territorio e a raccontarlo per quello che è. Lo immortala, lo conserva nel tempo. Quello che accade dopo, se un luogo cambia o si trasforma, non è imputabile semplicemente all’operazione cinematografica. E se quel territorio si evolve, ci sarà sempre qualcun altro pronto a raccontarlo da una prospettiva diversa. Certo, esistono casi emblematici di destinazioni diventate meta di turismo di massa dopo il successo di un film, ma penso che il contributo più importante del cinema sia di natura culturale. Offre uno sguardo sul territorio, ne rafforza l’identità e ne amplia la conoscenza”.

Schermi che generano destinazioni: quando il cinema invita a viaggiare
Per spiegare meglio questo meccanismo, Lopez cita un’esperienza personale: “È capitato anche a me di vedere un film e di voler partire, non per la mera curiosità di visitare un ‘set’. È successo dopo aver visto Ciudad de Dios, ambientato nell’omonima favela di Rio de Janeiro. Non sono partito per vedere la favela, ma perché ero rimasto colpito dalla cultura che quel film raccontava. L’ho ritrovata nel Maranhão, nel nord del Brasile, una regione che per certi aspetti mi ricorda il Sud Italia: aree ricche di cultura, con luoghi bellissimi e stimolanti. Questo per dire che un film può suggerire una meta, ma poi il viaggio deve diventare qualcosa di introspettivo e personale, deve trasformarsi nel proprio film. In questo modo vincono tutti: il film, lo spettatore, il cinema e anche i luoghi raccontati”.

Il valore culturale delle immagini
Lo stesso approccio guida anche La Meraviglia del Mondo, il film a cui Lopez sta lavorando in questi mesi: “In questo film sono stato guidato dalla ricerca della massima fedeltà storica, per questo abbiamo scelto le location autentiche, i luoghi in cui gli eventi si sono realmente svolti. Sul set è stato un aspetto molto emozionante, perché ha dato al racconto un’energia particolare e maggiore autenticità. Gli attori hanno interpretato personaggi vissuti ottocento anni fa in luoghi che conservano ancora molte tracce di quell’epoca. Penso a Palermo, a Jesi con la sua piazza armoniosa che riporta immediatamente al Medioevo, al Castello di Barletta e a quello di Melfi, in Lucania, a Napoli e all’Università Federico II, che è un vero monumento: un luogo fatto di chiese, piccoli giardini e aule, nel cuore di Spaccanapoli. Il compito del cinema è amare i luoghi, con gli occhi e con il cuore, e saperli raccontare. Un film non è uno spot promozionale di un territorio: racconta la vita che quel territorio custodisce”. Dunque il cinema può contribuire a tramandare l’identità culturale di un luogo: “I luoghi cambiano continuamente e non sempre questo è un fatto negativo. Dal punto di vista sociale, politico e antropologico, il cinema è uno strumento straordinario di conoscenza. Se voglio capire un luogo, spesso guardo un film. Un film non fotografa soltanto un territorio: racconta un momento della sua storia. Se vedo un film ambientato nell’Albania degli anni Ottanta, so che quel Paese oggi è diverso, ma quelle immagini mi aiutano a comprenderne il percorso e le trasformazioni. Lo stesso vale per l’Italia e per il nostro Sud. I territori cambiano, è inevitabile. Il cinema li osserva, li racconta e ne conserva la memoria”.
Luisa Taliento
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati