Sofonisba Anguissola e Sánchez Coello. Dialogo tra due capolavori del Cinquecento a Palermo

Un saggio sulla ritrattistica di corte nel ‘500, fra la Sicilia dei Vicerè e la Spagna. Due capolavori raccontano un’epoca. Uno arriva dal Prado di Madrid, l’altro è una riscoperta importante, di cui si riscrive l’identità. Imperdibile, alle Gallerie regionali di Palazzo Abatellis, fino al 20 settembre

Si carica di tensione il piccolo spazio espositivo che sporge sui resti dell’ex cappella del museo di Palazzo Abatellis, là dove Carlo Scarpa collocò, nel 1959, il Trionfo della morte palermitano. È una tensione di occhi e di gesti, in un dialogo muto che trasforma la distanza in prossimità, il silenzio in racconto, la traiettoria degli sguardi in imprevedibile destino. Due capolavori del Cinquecento si fronteggiano, austeri, in un teatro dei rimandi che è trama remota della storia, suo contenuto aperto e ramificato. A unirli un incastro di similitudini, tra misteri e racconti da snocciolare: da un lato Sofonisba Anguissola, geniale pittrice tardorinascimentale, nata a Cremona nel 1532, che stabilì un legame fortissimo con Palermo, dove visse a lungo a più riprese e dove morì, nel 1625, venendo sepolta nella chiesa di San Giorgio dei Genovesi; dall’altro Alonso Sánchez Coello, valenciano del 1531, grande studioso di Tiziano, vissuto in Portogallo e nelle Fiandre, dove si formò, per diventare poi pittore ufficiale di Filippo II di Spagna e della famiglia reale. Due figure centrali per l’evoluzione della ritrattistica cinquecentesca, particolarmente dediti ai soggetti dell’aristocrazia europea.

Sofonisba Anguissola e Sánchez Coello. Dialogo tra due capolavori del Cinquecento a Palermo
Il Chiostro di Palazzo Abatellis, Palermo

Due capolavori del Cinquecento in mostra a Palermo

Anguissola e Coello si conobbero a Madrid, proprio alla corte del Re. Lei vi giunse nel 1560, grazie alla raggiunta fama di eccellente pittrice: fu il Duca d’Alba, che aveva ritratto a Milano nel 1558, a intercedere affinché venisse chiamata come dama di compagnia e maestra di pittura della quattordicenne Elisabetta di Valois, figlia di Enrico II e Caterina de’ Medici, nonché promessa sposa di Filippo II. Il matrimonio per procura (negoziato dallo stesso Duca, diplomatico e primo consigliere del sovrano) avrebbe di lì a poco sancito la pace di Cateau-Cambrésis tra Francia e Spagna. L’artista e la fanciulla costruirono un rapporto sincero, tramutatosi presto in un sodalizio umano e intellettuale: di quell’intesa resta traccia vibrante nell’intensità espressiva del Ritratto di Elisabetta di Valois (1561-65), tra i capolavori di Sofonisba, esposto oggi a Palazzo Abatellis grazie a uno scambio con il Prado di Madrid, dove per la mostra “Alla maniera italiana. La Spagna e il gotico mediterraneo” è giunta la tavoletta di Gherardo Starnina Trinità, acquisita lo scorso novembre dal museo palermitano. Di fronte alla celebre tela si erge il Ritratto di Dama con cane di Coello, uno straordinario inedito riemerso dopo decenni da una collezione privata palermitana.

Occasioni di studio e ricerca al Museo Abatellis

Ritratti di corte è dunque la nuova proposta ideata per il “sottocoro” del museo: l’idea curatoriale, nel taglio scelto dalla direttrice Maddalena De Luca, è quella di sfruttare la ridotta metratura dello spazio per progetti concisi, misurati, in cui alla forza e all’autorevolezza dei nomi corrispondano il senso di una proposta innovativa, la linea solida di una ricerca, la consistenza di un’intuizione. Che si tratti di arte antica o di incursioni nel contemporaneo – sempre in dialogo con l’edificio e con le collezioni storiche – un nome non è mai pretesto o facile richiamo, ma occasione di pensiero, di costruzione e scrittura. Così è stato, ad esempio, per “Attraversamenti”, mostra che metteva insieme tre capolavori del Novecento – il Trionfo della morte, la Crocifissione di Guttuso e il prezioso arazzo di Jacqueline de La Baume Dürrbach, riproduzione di Guernica autorizzata dallo stesso Picasso – per dare corpo e voce a un’intrigante ipotesi di lettura storico-critica alimentata da documenti e ricostruzioni.

E così è adesso, con questo assetto ancor più sintetico: due sole opere, ai capi opposti della sala; due riflessi imperfetti, secondo un gioco degli specchi che apre alla differenza. Nel vuoto fisico che qui separa le due nobildonne c’è un’ideale raffigurazione narrativa, una suggestione estetica radicata nelle corrispondenze e nelle specificità. Ma c’è soprattutto un tassello storico preciso, la fotografia di un contesto – quello delle corti rinascimentali – che va ad inserirsi nella vicenda degli scambi intercorsi tra Palermo, la Sicilia dei Viceré e la Spagna nel corso di tre secoli. Una piccola mostra in cui si palesano con altissima qualità pittorica lo spirito del tempo e il senso di una stagione culturale florida.

Sofonisba Anguissola e Sánchez Coello. Dialogo tra due capolavori del Cinquecento a Palermo
Sofonisba Anguissola, Ritratto di Elisabetta di Valois, 1561 -1565, olio su tela, 205×123 cm – Museo del Prado, Madrid


Sofonisba Anguissola e Alonso Sánchez Coello in dialogo a Palermo

Si assomigliano in modo straordinario i due ritratti. Stessa posa, con le dame ritratte a figura intera, leggermente ruotate di tre quarti verso sinistra. I lunghi abiti neri con ampie maniche elaborate risplendono di pizzi candidi, passamanerie e ricami in oro e rosso rubino, ricche gorgiere, intrecci di perle e pietre preziose. Uguale anche l’acconciatura, secondo la forgia dell’epoca: le lunghe chiome erano severamente raccolte sulla nuca in una treccia o uno chignon, con riga centrale, mentre un diadema intarsiato sormontava il capo.
Diversi i soggetti, ma lo stile suggerisce una certa assonanza: negli ovali finemente affusolati e soprattutto nella piega del sorriso accennato, nella coloritura espressiva plasticamente restituita eppure neutra, orientata alla percezione dell’enigma, all’inafferrabilità del sentimento. Guardandosi, nella temporanea complicità della mise en scene museale, sembrano dirsi qualcosa, scrutarsi, tratteggiare le linee di racconti segreti.

Ritrarti di corte e nuove frontiere della pittura

Sofonisba e Coello, coetanei, corteggiati dalle migliori committenze nobiliari, trovatisi a vivere per un periodo nello stesso contesto e dunque a influenzarsi a vicenda, rappresentarono la nuova frontiera della ritrattistica ufficiale, a cui offrirono un contributo determinante grazie all’attenzione riservata all’aspetto psicologico e alla resa naturalistica dei soggetti: era una pittura solenne, costruita nel segno del rigore scenico, e però sensibile, affettuosa, intrisa di echi del realismo lombardo, della sensualità cromatica veneta, della precisione analitica fiamminga (Coello fu allievo del pittore olandese Antonio Moro, mentre Anguissola fu assai ammirata dal più giovane van Dyck, che la conobbe a Palermo nel 1624). Una pittura capace di toccare corde intime, oltre i fasti e le parvenze del potere: sottile dialettica dalle enormi potenzialità seduttive.

Sofonisba Anguissola e Sánchez Coello. Dialogo tra due capolavori del Cinquecento a Palermo
Alonso Sànchez Coello, Ritratto di Dama con cane, 1567, olio su tela – Collezione privata

Elisabetta di Valois ritratta da Sofonisba

Così la bella Elisabetta di Valois, con il suo incarnato livido, quasi trasparente, emerge dal fondo scuro in tutta la sua magnificenza, come una presenza eterea, aurea, disegnata nel perfetto equilibrio di luce e ombra. Si intravede appena, alle spalle, una colonna di porfido, mentre una mano stringe una miniatura di Filippo II: è questo un espediente formale già utilizzato in un’altra occasione dall’artista, qui probabilmente connesso al ruolo ufficiale rivestito dalla consorte di Spagna nel famoso incontro di Bayonne tra Caterina de’ Medici e il Duca d’Alba, tenutosi sui Pirenei proprio nel 1965 (anno di realizzazione del dipinto). Elisabetta infatti vi partecipò, accompagnata dalla stessa Anguissola, potendo così rivedere la madre (la quale intendeva perorare la causa delle nozze tra l’altra figlia, Margherita, e l’erede al trono Don Carlos); la missione diplomatica, voluta dal Re, era però volta a spingere i Francesi sulla linea severamente controriformista del Concilio di Trento, affinché reprimessero con ogni mezzo il dilagare dei movimenti protestanti.


La vicenda del misterioso ritratto di Coello

Ma chi era, invece, la dama dipinta da Coello? A lungo vi si scorse la nobildonna siciliana Dorotea Barresi, Principessa di Pietraperzia, nata nel 1533 e trasferitasi a Madrid nel 1583 insieme a Juan de Zúñiga y Requeséns, sposato in terze nozze, già Vicerè di Napoli. Alla corte di Filippo II il marito ottenne prestigiosi incarichi di governo, divenendo anche precettore dell’Infante Filippo III, ruolo condiviso con la moglie, chiamata ad occuparsi anche dell’educazione delle infante reali Isabella Clara Eugenia e Caterina.
Il dipinto venne acquistato nel 1964 all’asta dei beni di Palazzo Mazzarino, già appartenuti al Principe Giuseppe Lanza. L’attribuzione a Coello fu un’ipotesi ritenuta certa, seppur non documentata. Oggi a Palermo, grazie alle operazioni di restauro, emergono sia la firma di Coello, che la data d’esecuzione: 1567. Un contributo fondamentale per la storia del dipinto, a lungo dimenticato e adesso restituito agli sguardi del pubblico e degli studiosi, con nuove ipotesi di lettura. Svanisce infatti l’idea che l’artista ufficiale di corte potesse aver ritratto proprio Dorotea: la donna sarebbe giunta a Madrid quasi vent’anni dopo.
Del resto la posa, l’opulenza e certi dettagli lascerebbero pensare a un soggetto appartenente alla famiglia reale, più che a una figura esterna, pur di ottimo casato. Non è un caso che l’iconografia citi espressamente una tela di Tiziano, maestro ammiratissimo da Coello, ovvero il Ritratto dell’Imperatore Carlo V con cane (1533) conservato al Prado. Anche l’aristocratica fanciulla, oggi senza nome, accarezza la testa di un cane dolcemente accostato alle sue gonne. Le gote rosse e il biancore della pelle, così come la scintillante tridimensionalità degli intarsi dell’abito, trovano un riflesso perfetto nella lezione veneziana e nella finezza della resa cromatica, tattile, propria della pittura del Vecellio. Un’opera dalla bellezza abbagliante, che nel dialogo con la maestria di Sofonisba dischiude la magia di remote convergenze e ulteriori narrazioni.

Helga Marsala

Palermo//Fino al 20 settembre 2026
Come uno specchio
Palazzo Abatellis

Via Alloro, 4

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Helga Marsala

Helga Marsala

Helga Marsala è critica d’arte, editorialista culturale e curatrice. Ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Palermo e di Roma (dove è stata anche responsabile dell’ufficio comunicazione). Collaboratrice da vent’anni anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo,…

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