La mostra dei giovani artisti alla Bevilacqua La Masa di Venezia è arrivata all’edizione 108
Fino al 28 giugno alla Giudecca, la Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia presenta 37 voci emergenti in una mostra giunta ormai alla 108° edizione. La prima è stata nel 1908, solo 13 anni dopo la nascita della Biennale
Ogni anno, la Fondazione Bevilacqua La Masa porta dal 1908 nuove onde dell’arte nella vasta Laguna di Venezia. Ospitata nell’intima Sala del Camino ai SS. Cosma e Damiano in Giudecca, la 108ª edizione della Collettiva Giovani Artisti della fondazione si distingue con una significativa mostra sullo sfondo dello spettacolo offerto dalla città della Biennale, presentando 37 artisti le cui pratiche spaziano dalla pittura alla scultura, dall’installazione al video, alla performance e a tutto ciò che sta in mezzo, rappresentando un’importante opportunità per gli artisti under 30 della regione del Triveneto.

Gli artisti in mostra alla Fondazione Bevilacqua La Masa
Tra le 320 candidature presentate da 190 artisti, una giuria composta da curatori, accademici e storici dell’arte ha selezionato 46 opere per la mostra. L’allestimento è a cura di Stefano Coletto e si sviluppa nelle suggestive sale della Sala del Camino.
In occasione dell’inaugurazione, la mostra ha anche annunciato tre premi di acquisto: le opere vincitrici entreranno a far parte della collezione permanente della Fondazione. Sono stati assegnati un primo premio di 3000 € e un secondo e un terzo premio di 2000 € ciascuno.
Le opere in mostra alla Bevilacqua La Masa
Tra i vincitori, Playground di Duccio Cappelletti si è aggiudicato il primo premio. L’opera sovrappone un tappeto da gioco raffigurante una città — quel familiare tappeto dell’infanzia che rappresenta strade, edifici e cantieri — a veicoli in miniatura, un elicottero, un carro armato, la vita urbana e le sue infrastrutture di potere trasformate in qualcosa che sembra, a prima vista, un semplice giocattolo. Ciò che la rende inquieta è il suo rifiuto di una conclusione definitiva: la composizione non è fissa, l’opera continua a evolversi e ciò che si vede in mostra non è la sua forma definitiva. La città, a quanto pare, è sempre dinamica e in continuo cambiamento.
Un video di 6 minuti realizzato da Maurizio Segato ed Evelyn Roh riceve il secondo premio. Girato nei Paesi Bassi, l’opera Cantabile si sofferma su alcune immagini inquietanti, come quella dei tasti di un pianoforte che si premono e si rilasciano da soli, il fantasma di esecuzioni senza esecutore. Attingendo alla ricerca condotta sulla collezione di strumenti musicali automatici del Speelklok Museum di Utrecht, l’opera ripercorre la lunga ossessione dell’umanità per l’automazione della musica. Ciò che il primo piano di quei tasti in movimento coglie non è meraviglia, ma una sorta di disagio: il gesto umano è replicato così perfettamente che la sua assenza diventa il soggetto stesso. La musica suona, ma non c’è nessuno.
Il percorso espositivo alla Fondazione Bevilacqua La Masa
Al camino troviamo Eterno Ardente di Daniel Bresolin, opera premiata con il terzo posto, che gioca su una silenziosa contraddizione. Una grande tavola di legno rivestita da carta da parati ospita, al centro, un piccolo arazzo in ceramica deformato. La logica è precisa: durante il processo la ceramica è stata sottoposta al fuoco, l’arazzo che raffigura avrebbe dovuto esserne distrutto, eppure qui sopravvive, fisso e permanente. La carta da parati che circonda la ceramica non è un elemento decorativo; il suo motivo ripetitivo si diffonde verso l’esterno come calore, coinvolgendo l’intera tavola nella narrazione dell’opera. Ciò che rimane impresso è l’inversione centrale: la forza stessa che dovrebbe consumare si cristallizza, mentre ciò che dovrebbe dissolversi invece perdura.
Oltre alle opere premiate, la mostra presenta diversi lavori che meritano una sosta. L’opera in ceramica smaltata di Sebastiano Pallavisini esplora l’ordine sociale matriarcale dei cinghiali: dal volto della figura centrale — o, per essere più precisi, della matriarca — emergono cinghiali più piccoli che lo lacerano, in una meditazione viscerale sul dominio, sul suo crollo e sulla successione. Jenga Logistics di Gioele Provenzano impila scatole di cartone una sopra l’altra fino a quando la torre non incontra la trave di legno del soffitto: il materiale quotidiano del consumo globale si trasforma in un monumento all’accumulo che sembra perennemente sull’orlo del crollo. Stefano Tolusso, invece, sospende da una trave una portiera di una Ford Fiesta alla quale è fissato un arazzo che raffigura un topo schiacciato, un’immagine che offre due letture: la logica predatoria del potere che schiaccia i più vulnerabili sotto di sé, e la lunga marcia del progresso dell’umanità sulle forze della morte e della peste che il topo ha sempre simboleggiato.
Kush Jariwala
Venezia // fino al 28 giugno 2026
108ma collettiva giovani artisti
FONDAZIONE BEVILACQUA LA MASA – Complesso monumentale dei SS. Cosma e Damiano, Giudecca
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